Usa, donne vittime della crisi: gender diversity a rischio

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Secondo un’analisi di McKinsey & Company e Lean In, tra il 2015 e il 2020 la quota di donne che ricoprono il ruolo di senior vice president è cresciuta dal 23 al 28%. Ma la pandemia potrebbe finire per cancellare tutti gli sforzi: una su quattro sta valutando di abbandonare definitivamente il mondo del lavoro

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Le madri hanno 1,5 volte di probabilità in più di dedicare tre o più ore al giorno ai lavori domestici e alla cura dei figli

Tra le donne che ricoprono ruoli senior, tre su quattro citano il burnout come la motivazione principale che le spingerebbe a cambiare carriera

Quando le donne sono ben rappresentate tra i vertici aziendali, le imprese hanno il 50% di possibilità in più di superare i loro competitor

All’inizio dell’anno, prima che la pandemia colpisse gli Stati Uniti, la rappresentanza delle donne a livello aziendale stava lentamente muovendosi verso la giusta direzione. Secondo lo studio Women in the workplace realizzato da McKinsey & Company in collaborazione con Lean In, tra il 2015 e il 2020 la quota di donne che ricoprono il ruolo di senior vice president è cresciuta dal 23 al 28%, mentre a livello di c-suite (termine che indica le cariche più alte all’interno della società che solitamente iniziano con la lettera “c”, come chief executive officer, chief financial officer, chief operating officer e chief information officer, ndr) è salita dal 17 al 21%. Ma la pandemia potrebbe finire per cancellare tutti gli sforzi.
Stando all’analisi, a causa delle sfide generate dalle misure di contenimento dei contagi da covid-19, ben due milioni di donne stanno valutando di chiedere un congedo o di abbandonare del tutto il mondo del lavoro. Diverse ricerche dimostrano infatti che le donne svolgono un numero significativamente più elevato di lavori domestici e si dedicano di più all’assistenza all’infanzia rispetto agli uomini, e durante la crisi il carico non ha fatto altro che appesantirsi. Le madri, spiegano i ricercatori, hanno 1,5 volte di probabilità in più di dedicare tre o più ore al giorno ai lavori domestici e alla cura dei figli, pari mediamente a 20 ore settimanali.
Tra l’altro, queste ultime finiscono per subire sul posto di lavoro anche il peso di una serie di pregiudizi persistenti. “C’è una falsa percezione che le madri non possano realmente essere investite sia nella famiglia che nel lavoro e siano quindi meno impegnate nel lavoro rispetto ai padri o alle donne senza figli”, si legge nell’analisi. Quando poi godono anche di orari di lavoro flessibili, la percezione finisce per rafforzarsi, sebbene dimostrino di essere produttive tanto quanto i loro colleghi. Le donne che ricoprono ruoli senior, tra l’altro, finiscono per avvertire le pressioni maggiori, spesso tenute a standard di rendimento più elevati rispetto alla controparte maschile, tant’è vero che secondo gli studiosi sono 1,5 volte più propense a cambiare carriera o ad abbandonare il mondo del lavoro a causa della pandemia, citando in tre casi su quattro il burnout come motivazione principale.

Le conseguenze finanziarie dell’abbandono

“La possibilità di perdere così tante donne a livello senior è allarmante”, dichiarano i ricercatori. Le conseguenze finanziarie, infatti, potrebbero essere significative, se si considera che quando le donne sono ben rappresentate tra i vertici aziendali le imprese hanno il 50% di possibilità in più di superare i loro competitor. Inoltre, le donne che ricoprono ruoli senior sono più propense degli uomini ad abbracciare politiche e programmi per i dipendenti, a difendere la diversità razziale e di genere e a fare da mentor per le altre donne. In definitiva, l’impegno che le aziende hanno dimostrato nei confronti della diversità di genere negli ultimi cinque anni, in questo momento necessita di un ulteriore turbo. “Se le aziende affrontano questo periodo con azioni coraggiose – conclude lo studio – potranno proteggere i traguardi conquistati con fatica e gettare le basi per un posto di lavoro migliore” quando la pandemia sarà solo un ricordo.

di Rita Annunziata

Responsabile dell’Osservatorio sul wealth management al femminile di We Wealth. Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente videoreporter per Class Editori e ricercatrice per il Centro di ricerca sulle mafie e la corruzione dell’Università Suor Orsola Benincasa. Collabora anche con La Repubblica.

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