UniCredit vicina al 10% di Generali: la partita si lega al risiko Mps

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Tra evoluzione delle strategie distributive, dialogo con il management del Leone e possibili sviluppi sul fronte Mps, la mossa appare come un posizionamento preventivo in vista di un eventuale riassetto della quota detenuta da Siena. In uno scenario in cui il governo punta a mantenere Generali in mani italiane, UniCredit e Intesa Sanpaolo emergono come gli attori meglio collocati per intercettare una partita destinata a ridisegnare gli equilibri del sistema.

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Generali? “Un investimento finanziario”. La stessa espressione utilizzata da UniCredit quando entrò nel capitale di Commerzbank nel 2024, salvo poi annunciare un anno e mezzo più tardi un dettagliato piano di integrazione. Le speculazioni sulle possibili intenzioni di Andrea Orcel, salito dal 6,68% nel capitale del Leone fino a un passo dal 10%, sono appena iniziate.
Da un lato, le indiscrezioni pubblicate da Bloomberg danno conto di un’intensa interlocuzione tra l’ad di Assicurazioni Generali, Philippe Donnet, e lo stesso Orcel, con la possibilità di portare avanti “discussioni su accordi commerciali più ampi”, ma anche di “segnalare a terzi potenzialmente interessati all’acquisizione di parti o dell’intera Generali che UniCredit dovrebbe essere presa in considerazione”.

La leva distributiva non basta a spiegare la salita

Dall’altro lato, le strategie distributive di UniCredit hanno conosciuto una rapida evoluzione negli ultimi anni: dal lancio di una piattaforma proprietaria di prodotti di risparmio gestito all’internalizzazione del business vita. Sullo sfondo si colloca anche il progressivo superamento dell’accordo distributivo con Amundi, in scadenza il prossimo anno. Sul fronte delle polizze di protezione (ramo danni), invece, l’accordo di partnership con Allianz arriverà a scadenza nel 2027. Per ora non è stato indicato quale potrà essere il suo destino, né se Generali possa avere un ruolo su questo fronte.

“Qualunque compagnia”, afferma Maurizio Primanni, CEO del Gruppo Excellence, “soprattutto se grande e internazionale, potrebbe trarre beneficio dalla partnership con una banca paneuropea come UniCredit, quindi il razionale strategico è intrinseco. Immagino però che Allianz, che da poco ha già dovuto rinunciare alla partnership con UniCredit nel business vita, farà molto per mantenere almeno la partnership nel business danni”.

Il punto, tuttavia, è che per presidiare le strategie distributive non è in genere necessario salire nel capitale della compagnia: accordi di bancassurance e partnership commerciali vengono abitualmente strutturati senza partecipazioni azionarie. La scelta di UniCredit sembra quindi rispondere a logiche diverse da quelle puramente distributive.

Il nodo Mps e la partita sul riassetto di Generali

Appare quindi più probabile che il vero fattore sia da ricercare nel possibile incrocio con le strategie di Monte dei Paschi di Siena sulla propria esposizione in Generali. Il ritorno di Luigi Lovaglio alla guida della banca senese è stato seguito a stretto giro da nuove indiscrezioni sulla possibilità che la quota detenuta da Mps nel Leone, pari al 13,19%, possa essere monetizzata per finanziare un’integrazione con Banco BPM.

In questo scenario, secondo quanto riportato dal Financial Times, il governo potrebbe riportare in agenda il progetto di un terzo polo bancario italiano Mps-Bpm, con l’attenzione a mantenere il controllo di Generali in mani italiane. In tale contesto, Intesa Sanpaolo e la stessa UniCredit vengono indicate come i possibili acquirenti della quota in uscita da Siena.

Se UniCredit viene indicata tra i possibili acquirenti della quota in uscita da Mps, rafforzare in anticipo la propria presenza nel capitale del Leone appare una mossa coerente: non tanto un impegno all’acquisto, quanto un modo per presidiare il dossier e presentarsi come interlocutore naturale nel caso la partita dovesse aprirsi. In questa chiave, posizionarsi prima di un potenziale riassetto consente anche di intercettare eventuali dinamiche di mercato favorevoli. Il titolo Generali ha già mostrato un’accelerazione nell’ultimo mese, con un rialzo vicino al 14%. Anticipare i movimenti, in questo senso, significa non solo guadagnare visibilità nel dossier di una possibile vendita, ma anche ridurre il rischio di dover intervenire su valutazioni già incorporate dal mercato.

“Va detto che negli ultimi anni la gestione della tesoreria di UniCredit è stata in grado di creare valore con i propri investimenti indipendentemente dal razionale industriale delle movimentazioni”, ha concluso Primanni. “Credo in definitiva che si possa avere una gestione dinamica degli investimenti della banca, per cui il confine tra ciò che è strategico e ciò che è tattico muta nel tempo con l’evolversi dello scenario di riferimento.”

Se davvero la quota di Mps dovesse essere messa sul mercato, la partita si giocherebbe tra pochi grandi attori. “Probabilmente le due grandi banche del Paese (Intesa e UniCredit) sono quelle meglio posizionate per assumere un ruolo rilevante in Generali, per ciascuna il potenziale di sinergie industriali potrebbe essere importante.”

di Alberto Battaglia

Alberto Battaglia è giornalista professionista specializzato in macroeconomia, mercati finanziari e assicurazioni. Responsabile dell’area macroeconomica e assicurativa di We Wealth, ha maturato la sua esperienza nelle principali testate economiche italiane: Milano Finanza, Radio24, Wall Street Italia, SkyTg24 e Il Sole 24 Ore Plus24.

Laureato in Linguaggi dei Media all’Università Cattolica di Milano, ha conseguito il Master in Giornalismo alla stessa università, con una esperienza di formazione alla London School of Economics and Political Science (LSE).

Nel 2022 ha vinto il Premio ABI-FEduF-FIABA “Finanza per il Sociale”, riconoscimento patrocinato dal Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, per la capacità di raccontare temi economici complessi con rigore e accessibilità. I suoi reportage sono stati pubblicati su Avvenire, Il Foglio e Il Fatto Quotidiano.

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