Ucraina, i venti di pace mettono alla prova le azioni della difesa

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Un fiore rosso è posto nella canna del cannone di un carro armato verde, sullo sfondo di un cielo blu con alcune nuvole bianche.

Dall’inizio di luglio i titoli della difesa europea hanno interrotto il rally: solo Rolls Royce resta in positivo (+11,5%), mentre Rheinmetall e Dassault Aviation guidano i ribassi.

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Il momento d’oro delle azioni della difesa sembra essersi preso una pausa. Dopo l’annuncio di fine giugno che ha rinnovato l’impegno dei membri Nato a innalzare le spese militari al 5% del Pil, è iniziata una fase laterale che è poi sfociata in vendite decise – in particolare in seguito all’accelerazione dei colloqui di pace sul conflitto ucraino. Nell’ultima settimana al 20 agosto, l’indice Stoxx Targeted Defence ha ceduto il 2,6%. Il calo di sentiment è coinciso con i colloqui in Alaska fra Donald Trump e Vladimir Putin, da cui sono emersi i primi paletti sulle condizioni della pace secondo Mosca. I successivi incontri fra il leader americano e il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, e l’auspicio di un confronto diretto fra Russia e Ucraina, hanno corroborato le vendite sul settore bellico.

Se si allarga l’osservazione dal 1° luglio al 20 agosto, le azioni del settore difesa hanno lasciato sul terreno anche parte del massiccio rally. A salvarsi dai ribassi è stata solo Rolls Royce, fra i big europei del comparto. Molto male, invece, la tedesca Rheinmetall – protagonista dei rialzi in passato – con un rosso di circa l’8,6%. L’italiana Leonardo ha limitato i danni con un calo dell’1,4% da inizio luglio, nettamente sotto la media dell’azionario europeo (Euronext 500), in aumento del 3,24%.

ReArm Europe, target Nato e difficoltà fiscali dei governi

La prospettiva di una risoluzione del conflitto in Ucraina potrebbe mettere fine alla sovraperformance del settore difesa, ormai in atto dal 2022? Nelle ultime settimane l’umore dei fund manager sembra essersi raffreddato: secondo il sondaggio FX and Rates Sentiment Survey, condotto a inizio agosto da Bank of America, la quota di gestori che prevede un innalzamento delle spese militari dei membri Nato almeno al 3% del Pil è calata dal 30% all’11%. Al contrario, cresce dal 20% al 33% la quota di chi ritiene che il nuovo sforzo ricadrà più sulla sola Germania che non sull’Ue nel suo complesso.

L’annuncio del piano ReArm Europe, che potenzialmente mobiliterebbe fino a 800 miliardi, va comunque di pari passo con nuovo indebitamento a livello nazionale – che rimarrebbe centrale, nonostante la Commissione europea si sia impegnata a scomputare determinate spese militari dai vincoli di bilancio del Patto di Stabilità. Di conseguenza, oltre alla volontà politica, i governi dovranno fare i conti con livelli di debito già elevati, come sottolineato dagli economisti Roel Beetsma, Marco Buti e Francesco Nicoli su Bruegel. “È poco realistico aspettarsi che Stati che hanno faticato per decenni a raggiungere l’obiettivo del 2% possano adottare credibilmente un traguardo molto più elevato e scarsamente giustificato. Anche qualora vi fosse la volontà politica, questi Paesi devono fare i conti con la disciplina dei mercati e con i vincoli imposti dalla società”, hanno scritto. Senza una mutualizzazione della spesa, i compromessi fiscali impliciti in un obiettivo del 5% sarebbero indigeribili per l’opinione pubblica europea.

Prospettive future: arsenali vuoti e nuove commesse per l’industria

Queste considerazioni, tuttavia, non sono direttamente collegate alla fine del conflitto in Ucraina. Anche in caso di cessate il fuoco, l’Europa sarebbe comunque chiamata a ricostituire arsenali depauperati da oltre tre anni di sostegno a Kiev. Secondo le stime del Kiel Institute, dall’inizio della guerra al giugno 2025 l’Europa ha donato materiali militari per 35,1 miliardi di euro (4,4 miliardi in più degli Stati Uniti). Già lo scorso febbraio l’ad di Rheinmetall, Armin Papperger, aveva dichiarato al Financial Times che “Europa e Ucraina non hanno più nulla nei loro arsenali”, aggiungendo che la fine del conflitto non garantirebbe “un futuro pacifico”.

Anche se le parole di Papperger non sono del tutto disinteressate, già nel giugno 2023 l’allora segretario generale Nato Jens Stoltenberg aveva parlato di arsenali europei quasi esauriti. Da allora, gli aiuti all’Ucraina sono aumentati ulteriormente, come mostrano i dati del Kiel Institute. Secondo una nota di JPMorgan, qualunque esito da un accordo tra Kiev e Mosca porterà a un incremento delle spese europee per la difesa. Il vero nodo sembra ormai essere non se spendere di più, ma come farlo in modo politicamente tollerabile.

“La Commissione dovrebbe lavorare a partire dall’elenco delle carenze individuate all’inizio del 2025 dallo Stato Maggiore Militare dell’Ue”, ribadiscono Buti, Nicoli e Beetsma. “Difesa aerea, fortificazioni di confine e pattugliamento navale possono essere considerati beni pubblici europei e dovrebbero essere finanziati tramite emissione di bond comuni, collegati al prossimo bilancio pluriennale Ue”. Con queste premesse, il recente ribasso sui titoli della difesa europea – nonostante un indice settoriale ancora in crescita del 105% da inizio anno – appare legato più al sentiment di breve termine che a un ridimensionamento strutturale delle prospettive di commessa per l’industria bellica.

Domande frequenti su Ucraina, i venti di pace mettono alla prova le azioni della difesa

Perché le azioni della difesa hanno subito un calo di sentiment recentemente?

Le azioni della difesa hanno registrato un calo di sentiment, in particolare dopo l'accelerazione dei colloqui di pace sul conflitto ucraino. Questo evento ha portato a vendite decise nel settore, influenzando negativamente l'indice Stoxx Targeted Defence.

Qual è stato l'impatto dell'impegno della NATO sulle spese militari per le azioni della difesa?

Nonostante l'annuncio di fine giugno che ha rinnovato l'impegno dei membri NATO a innalzare le spese militari al 5% del PIL, le azioni della difesa sono entrate in una fase laterale. Questo impegno non è stato sufficiente a sostenere la crescita delle azioni di fronte ai recenti sviluppi.

Quali sono le prospettive future per l'industria della difesa secondo l'articolo?

Le prospettive future indicano potenziali arsenali vuoti e la necessità di nuove commesse per l'industria della difesa. Questo suggerisce che, nonostante le sfide attuali, ci sarà una continua domanda di prodotti e servizi nel settore.

Quali difficoltà fiscali dei governi sono menzionate in relazione alle azioni della difesa?

L'articolo menziona le difficoltà fiscali dei governi come uno dei fattori che influenzano le azioni della difesa. Queste difficoltà potrebbero limitare la capacità dei governi di aumentare ulteriormente le spese militari, impattando le commesse per l'industria.

Qual è stato il rendimento dell'indice Stoxx Targeted Defence nell'ultima settimana al 20 agosto?

Nell'ultima settimana al 20 agosto, l'indice Stoxx Targeted Defence ha ceduto il 2,6%. Questo dato riflette il calo di sentiment nel settore delle azioni della difesa in quel periodo specifico.

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di Alberto Battaglia

Alberto Battaglia è giornalista professionista specializzato in macroeconomia, mercati finanziari e assicurazioni. Responsabile dell’area macroeconomica e assicurativa di We Wealth, ha maturato la sua esperienza nelle principali testate economiche italiane: Milano Finanza, Radio24, Wall Street Italia, SkyTg24 e Il Sole 24 Ore Plus24.

Laureato in Linguaggi dei Media all’Università Cattolica di Milano, ha conseguito il Master in Giornalismo alla stessa università, con una esperienza di formazione alla London School of Economics and Political Science (LSE).

Nel 2022 ha vinto il Premio ABI-FEduF-FIABA “Finanza per il Sociale”, riconoscimento patrocinato dal Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, per la capacità di raccontare temi economici complessi con rigore e accessibilità. I suoi reportage sono stati pubblicati su Avvenire, Il Foglio e Il Fatto Quotidiano.

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