Ucraina: la guerra e il nuovo spettro dei debiti negli emergenti

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Secondo la Banca Mondiale, dozzine di paesi emergenti potrebbero rivelarsi incapaci di onorare il proprio debito nei prossimi 12 mesi. Ecco perché

La guerra in Ucraina ha finito per oscurare le prospettive di molti paesi in via di sviluppo fortemente dipendenti dalle importazioni di materie prime o dal turismo

Lo scorso anno la Banca Mondiale aveva stimato che circa 100 milioni di persone sarebbero cadute in povertà estrema, un dato che rischia di venir esacerbato dalla crisi ucraina

La fiammata delle materie prime, il rallentamento della crescita, l’aumento dei tassi d’interesse. Ma anche una guerra, quella tra Russia e Ucraina, che ha finito per esacerbare i rischi economici globali. L’allarme della Banca Mondiale risuona chiaro: dozzine di paesi emergenti, nei prossimi 12 mesi, potrebbero rivelarsi incapaci di onorare il proprio debito. Sebbene, nel breve termine, alcuni di essi potrebbero risultarne addirittura avvantaggiati.
Come ricorda Marcello Estevão (global director, macroeconomics, trade & investment della principale organizzazione internazionale per il sostegno allo sviluppo e la riduzione della povertà) in una nuova analisi dal titolo Are we ready for the coming spate of debt crises, queste economie rappresentano circa il 40% del pil mondiale. Alla vigilia dello scoppio del conflitto nell’Est Europa, molte di esse viaggiavano già su “un terreno instabile”. La crisi pandemica, spiega Estevão, aveva spinto l’indebitamento totale verso i massimi da 50 anni. “Quasi il 60% dei paesi più poveri era già in difficoltà o ad alto rischio di una crisi del debito. I prezzi del petrolio stavano salendo. E i tassi d’interesse stavano aumentando in tutto il mondo”.
In queste condizioni, secondo Estevão, era sufficiente solo “un’altra sorpresa” per innescare una crisi. La guerra in Ucraina, a tal proposito, ha finito per oscurare le prospettive di molti paesi in via di sviluppo fortemente dipendenti dalle importazioni di materie prime o dal turismo. In Africa, per esempio, gli spread obbligazionari sono aumentati di almeno 20 punti base dallo scoppio della guerra con picchi di 90 punti base in Ghana e 200 punti base in Etiopia. Lo Sri Lanka ha invocato la scorsa settimana l’intervento del Fondo monetario internazionale per affrontare quello che si prospetta come un tracollo economico. Nei dati raccolti dal Financial Times, inoltre, a gennaio la Banca Mondiale aveva stimato che la crescita nei paesi in via di sviluppo si sarebbe aggirata intorno al 6,3% nel 2021, al 4,6% nel 2022 e al 4,4% nel 2023. E la riduzione ora attesa di circa un punto percentuale, per Indermit Gill (vice president, equitable growth, finance and institutions dell’istituto), potrebbe avere degli effetti “enormi” su paesi come la Turchia o il Brasile (anche se l’indice brasiliano Bovespa, nella seduta del 29 marzo, viaggia in controtendenza intorno al +14% da inizio anno anche grazie alla forte esposizione alle materie prime. Nell’indice Msci Brazil, infatti, queste ultime pesano per il 25,66% e l’energia per il 17,18%). Tra l’altro, lo scorso anno la Banca Mondiale aveva prospettato che circa 100 milioni di persone sarebbero state spinte verso la povertà estrema (arrivando a vivere ogni giorno con meno di 1,90 dollari), un dato che rischierebbe a sua volta di essere esacerbato dalla crisi ucraina.

Un altro studio dell’Institute of international finance ha poi analizzato l’impatto della guerra sui diversi mercati emergenti considerando export, commercio complessivo e prezzi delle materie prime. Quello che è emerso è che i paesi dell’Europa centrale come la Polonia, la Repubblica Ceca e l’Ungheria sono particolarmente esposti a causa dell’interruzione dei rapporti con Russia e Ucraina ma la situazione risulterebbe ancora più grave per Turchia ed Egitto a causa della loro dipendenza dalle importazioni di petrolio e grano. Certo, alcuni paesi esportatori di materie prime dell’America Latina stanno guadagnando dall’aumento dei prezzi dei generi alimentari e del carburante. Ma secondo l’Institute of international finance qualsiasi ulteriore escalation delle tensioni in Ucraina o delle sanzioni contro la Russia potrebbe generare deflussi indiscriminati di capitali da tutti i mercati emergenti. Quanto infine all’India, nel breve termine, risulta chiaramente avvantaggiata dall’acquisto del greggio russo (a prezzi scontati del 20% come ricordato da Il Sole 24 Ore). Ma secondo Mark Rosenberg, amministratore delegato di GeoQuant sentito dal Financial Times, potrebbe mostrare parallelamente una maggiore vulnerabilità alle tensioni geopolitiche avendo “danneggiato le sue relazioni con quei paesi che formano un’alleanza anti-russa”.

di Rita Annunziata

Responsabile dell’Osservatorio sul wealth management al femminile di We Wealth. Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente videoreporter per Class Editori e ricercatrice per il Centro di ricerca sulle mafie e la corruzione dell’Università Suor Orsola Benincasa. Collabora anche con La Repubblica.

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