Turismo in ginocchio: verso un crollo da 4mila miliardi

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Un nuovo rapporto dell’Unctad e dell’Unwto mostra i riflessi (attesi) del crollo del turismo internazionale sul pil globale. Livelli pre-covid solo nel 2023

Atteso un impatto sul pil globale superiore ai 4mila miliardi di dollari tra il 2020 e il 2021. Paesi in via di sviluppo nel vortice dell’iniquità delle campagne vaccinali

Lo scenario più pessimistico stima un calo delle entrate turistiche globali pari a 948 miliardi di dollari, per un riflesso sul pil reale da 2.400 miliardi entro la fine dell’anno

Dopo aver registrato un buco da 2.400 miliardi di dollari lo scorso anno sulla scia degli impatti diretti e indiretti delle restrizioni volte al contenimento dei contagi da covid-19, il turismo internazionale si prepara a un nuovo maxi-crollo. Che genererà un effetto a catena sui settori, e le imprese, a esso connessi. Secondo un rapporto dell’Unctad e dell’Unwto (l’organizzazione mondiale del turismo delle Nazioni Unite) si parla di un riflesso sul pil globale superiore ai 4.000 miliardi di dollari entro il 2021.
Sebbene sia atteso un rimbalzo nel secondo semestre, infatti, si stima ancora una perdita nell’anno compresa tra i 1.700 e i 2.400 miliardi di dollari rispetto ai livelli del 2019. Nel dettaglio, sono stati individuati tre possibili scenari. Il primo, riflesso di una riduzione del 75% dei flussi turistici internazionali, prevede un calo delle entrate turistiche globali pari a 948 miliardi di dollari, per un impatto sul pil reale da 2.400 miliardi. Uno scenario, tra l’altro il più pessimistico, che varia notevolmente da un paese all’altro, con cifre da uno a quattro volte superiori.
Un esempio è quello della Turchia, dove il turismo internazionale pesa per circa il 5% del pil e ha subito un calo del 69% solo nel 2020. In questo caso, il calo della domanda turistica del paese è stimato sui 33 miliardi di dollari, che genera ulteriori perdite su settori strettamente connessi come cibo, bevande, commercio al dettaglio, comunicazioni e trasporti. Il solo crollo del turismo, stimano i ricercatori, contribuisce dunque a una perdita del pil reale di circa il 9%, sebbene in parte compensata dagli stimoli fiscali.

Il secondo scenario, invece, riflette una contrazione del 63% degli arrivi di turisti internazionali per un buco da 1.700 miliardi di dollari. Mentre il terzo scenario presuppone una riduzione del 75% nei paesi con bassi tassi di vaccinazione e del 37% in quelli con tassi di vaccinazione relativamente alti, per un crollo medio pari a 1.800 miliardi di dollari.

Previsioni, tra l’altro, che appaiono anche più pessimistiche rispetto a quanto stimato lo scorso anno. Nel mese di luglio, l’Unctad aveva pronosticato che uno stallo da quattro a dodici mesi del turismo internazionale sarebbe costato all’economia globale tra i 1.200 miliardi e i 3.300 miliardi di dollari, compresi i costi indiretti. I paesi in via di sviluppo, ad ogni modo, hanno dovuto sopportare il peso maggiore della crisi, con riduzioni degli arrivi turistici nel 2020 tra il 60 e l’80%. Le regioni più colpite sono il Nord-est asiatico, il Sud-est esiatico, l’Oceania, il Nord Africa e l’Asia Meridionale. Sul versante opposto Nord America, Europa Occidentale e Caraibi. Francia, Germania, Svizzera, Regno Unito e Stati Uniti sono invece i paesi in cui si prevede che il settore si riprenderà più rapidamente, nelle stime dell’Unwto. Ma per tornare ai livelli pre-covid, avverte, bisognerà attendere il 2023.

“Il turismo è un’ancora di salvezza per milioni di persone. Promuovere la vaccinazione per proteggere le comunità e sostenere il riavvio sicuro del settore è fondamentale per recuperare posti di lavoro e generare risorse indispensabili, specialmente per quei paesi in via di sviluppo fortemente dipendenti dal turismo internazionale”, osserva il segretario generale dell’Unwto Zurab Pololikashvili in una nota. “Il mondo ha bisogno di uno sforzo sul fronte delle vaccinazioni, che protegga i lavoratori e riduca gli effetti sociali negativi della crisi”, conclude Isabelle Durant, segretario generale ad interim dell’Unctad.

di Rita Annunziata

Responsabile dell’Osservatorio sul wealth management al femminile di We Wealth. Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente videoreporter per Class Editori e ricercatrice per il Centro di ricerca sulle mafie e la corruzione dell’Università Suor Orsola Benincasa. Collabora anche con La Repubblica.

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