Trump, da Stargate alle mosse sul clima: l’effetto sulle azioni

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Una persona che parla da un podio ornato dal sigillo presidenziale è incorniciata da una folla vivace che brandisce cartelli come "Keep America Great" e "Trump". Partecipanti entusiasti, molti dei quali sfoggiano cappelli rossi, riempiono lo sfondo.

Donald Trump ha presentato Project Stargate, un’iniziativa che punta a garantire la supremazia americana nell’intelligenza artificiale e rilanciare l’occupazione. Il tutto dopo aver firmato una serie di ordini esecutivi sul clima, a partire dal ritiro dell’Accordo di Parigi. Ecco cosa significa per i titoli del settore, dalla clean energy al tech

Indice

  • Project Stargate è una joint-venture da 500 miliardi di dollari formata da tre colossi del settore: Sam Altman di OpenAi, Larry Ellison di Oracle e Masayoshi Son di Softbank
  • Debach (eToro): “Nel contesto dell’investimento, confrontare il settore dell’energia pulita con quello tecnologico richiede una visione sfumata”

“Il più grande progetto infrastrutturale di intelligenza artificiale della storia”. Lo ha definito così Donald Trump, dalla Roosevelt Room della Casa Bianca, il cosiddetto Project Stargate: una joint-venture da 500 miliardi di dollari (di cui 100 subito e il resto nei prossimi quattro anni) formata da tre colossi del settore, il ceo di OpenAi Sam Altman, il co-fondatore e chief technology officer di Oracle Larry Ellison e l’amministratore delegato di Softbank Masayoshi Son. L’obiettivo? Garantire la leadership americana nell’intelligenza artificiale, ma anche creare centinaia di migliaia di posti di lavoro. Il tutto mentre parallelamente il tycoon firmava una serie di ordini esecutivi sull’ambiente, a partire dal ritiro degli Stati Uniti dall’Accordo di Parigi, il trattato internazionale che dal 2015 vincola giuridicamente i suoi firmatari affinché agiscano per combattere i cambiamenti climatici.

L’impennata di Nvidia, Arm e Oracle

Se però da un lato titoli come Nvidia, Arm e Oracle sono impennati mercoledì 22 gennaio sulla scia dell’annuncio di Trump su Stargate, dall’altro ci si domanda se in uno scenario come quello attuale gli investimenti sostenibili – e più precisamente quelli nella clean energy – sopravvivranno al secondo mandato del miliardario. Come approfondito da We Wealth, la storia può in parte aiutarci a dare questa risposta. Durante il primo mandato di Trump, caratterizzato a sua volta da un sostegno all’energia fossile, l’Etf iShares Global Clean Energy è salito infatti del +306%. A titolo di confronto, nello stesso periodo l’S&P 500 ha segnato un +70%, mentre l’Energy Select Sector Spdr Fund, prevalentemente fossile, è calato del -29%. In altre parole, l’energia pulita ha sovraperformato non solo Wall Street ma anche l’energia “tradizionale”, nonostante la posizione del tycoon sul clima. Ma cosa succede nel confronto con il tech?

Il confronto tra tech e clean energy

Come evidenziato dalla tabella, il Nasdaq 100 ha riportato una performance del +26% nell’ultimo anno, a fronte della caduta del -18% dell’iShares global clean energy Etf. Se si osserva invece l’andamento dalla vittoria di Trump, si parla di una crescita del +8% per il listino tecnologico, a fronte di un calo del -17% per il fondo specializzato sull’energia pulita. Investire nella clean energy, quindi, ha ancora senso oppure no? “Nel contesto dell’investimento, confrontare il settore dell’energia pulita con quello tecnologico richiede una visione sfumata, non in termini di bianco e nero”, osserva innanzitutto Gabriel Debach, market analyst di eToro intercettato da We Wealth. “La tecnologia, con il suo storytelling accattivante e l’interesse globale, ha certamente avuto un ruolo trainante su Wall Street negli ultimi due anni, dimostrando una crescita impressionante. Questo è evidente anche dal piano Stargate annunciato da Trump”, dichiara l’esperto.

Grafico lineare con due linee da marzo 2024 a gennaio 2025: la linea blu aumenta come un rally di Trump dallo 0% a quasi il 30%, mentre la linea gialla scende bruscamente dallo 0% a quasi il -20%. L'asse x rappresenta il tempo e l'asse y indica la variazione percentuale.

Fonte: Google Finance. Dati al 24 gennaio 2025. Performance a 1 anno del Nasdaq 100 (in blu) e dell’iShares global clean energy Etf (in giallo)

L’intelligenza artificiale è energivora

“Tuttavia, la tecnologia ha una fame insaziabile non solo di innovazione e dati, ma anche di energia”, prosegue Debach: un’analisi condotta da un gruppo di ricerca dell’Università di Washington stima per esempio che ChatGpt necessita di circa 1 gigawattora al giorno, l’equivalente del consumo di 33mila famiglie statunitensi medie. “Qui, in punta di piedi, potrebbe entrare in gioco il settore dell’energia pulita”, dice Debach. Attualmente, le energie rinnovabili non rappresentano ancora una soluzione completa al fabbisogno energetico della tecnologia, ma potrebbero in futuro offrirne un’opportunità, secondo l’esperto. In altre parole, l’adozione di fonti rinnovabili potrebbe ridurre la dipendenza dai combustibili fossili, diminuendo l’impatto ambientale e – potenzialmente – i costi a lungo termine.

La clean energy sopravvivrà a Trump bis?

“Le prospettive di investimento in questo scenario suggeriscono che, mentre il tech continua a essere un settore dinamico e con alta crescita, l’energia pulita può essere vista come un complemento strategico”, afferma Debach. “Investire in entrambi i settori potrebbe offrire una diversificazione vantaggiosa, specialmente considerando che le tecnologie verdi potrebbero diventare sempre più integrate nel tessuto tecnologico, supportando la crescita sostenibile del settore tech”. Inoltre, con l’avanzamento delle tecnologie pulite e il loro miglioramento in termini di efficienza e costo, come evidenziato dall’Agenzia internazionale dell’energia, il valore di mercato delle tecnologie energetiche pulite sembrerebbe destinato a crescere. “Questo suggerisce che, sebbene il tech possa avere una marcia in più, la clean energy non solo ha un ruolo cruciale nel supportare la crescita del tech, ma rappresenta anche un’opportunità di investimento a lungo termine con potenziale di crescita proprio”, conclude Debach.

di Rita Annunziata

Responsabile dell’Osservatorio sul wealth management al femminile di We Wealth. Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente videoreporter per Class Editori e ricercatrice per il Centro di ricerca sulle mafie e la corruzione dell’Università Suor Orsola Benincasa. Collabora anche con La Repubblica.

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