Da società di ricerca, analisi e consulenza finanziaria a Multi-Family Office indipendente. Quella di Tokos SCF è un’evoluzione costruita nel tempo, attraverso passaggi che ne hanno progressivamente ampliato competenze, servizi e bacino di clientela. Tra questi, l’iscrizione all’Albo OCF nel 2019 e due fusioni – la più recente tra il 2022 e il 2023 – che hanno contribuito ad affiancare al know-how finanziario originario una visione sempre più ampia del patrimonio.
Oggi Tokos si presenta così come una boutique di consulenza finanziaria indipendente con un’anima da Multi-Family Office, capace di affiancare alla gestione della componente finanziaria anche una lettura più complessiva delle esigenze patrimoniali del cliente. A raccontarne l’evoluzione e il modello è Filippo Pompili Ferrari, Partner di Tokos SCF.
Quali sono state le tappe più importanti dell’evoluzione di Tokos?
La natura originaria deriva dal forte know-how tecnico dei soci fondatori, tutti gestori e asset manager provenienti da primarie banche italiane che hanno deciso di mettersi in proprio. Inizialmente l’attività poteva rivolgersi esclusivamente alla clientela istituzionale. Con l’introduzione dell’albo delle SCF è stato poi possibile estendere il servizio anche alla clientela privata. Il passaggio verso il modello di Multi-Family Office si è sviluppato soprattutto negli ultimi anni, anche grazie a due fusioni: la prima con un piccolo family office di Vicenza del partner Marco Carraro e la seconda, più recente, tra il 2022 e il 2023, con Alphadvice SCF, da cui proveniamo io, Luca Coppola e altri. In questo modo, alle competenze già presenti in Tokos si sono aggiunte quelle di professionisti provenienti direttamente dal mondo dei Multi-Family Office.
Questo significa innanzitutto costruire una fotografia complessiva del patrimonio del cliente privato e, a partire da questa, gestirne le diverse componenti. Da un lato c’è il portafoglio finanziario, sul quale opera il nostro team tecnico interno; dall’altro c’è la parte non finanziaria, che può comprendere l’impresa, il patrimonio immobiliare o altre forme di ricchezza. A questo si aggiunge il coordinamento di tematiche come il passaggio generazionale e, più in generale, le esigenze tipiche di un Family Office.
Una famiglia o un’azienda che si rivolge a voi a quali servizi può accedere? E che tipo di cliente seguite di solito?
I nostri servizi si basano su un’attività di consulenza indipendente, attraverso la quale supportiamo il cliente nelle scelte di investimento rimanendo sempre soggetti esterni. I clienti mantengono le proprie disponibilità presso le banche che preferiscono e noi svolgiamo, su quei rapporti, l’attività di selezione degli strumenti in cui investire. Esiste quindi una separazione netta tra chi detiene le somme e chi decide come investirle. Il nostro cliente tipo dispone generalmente di un patrimonio compreso tra 1 e 5 milioni di euro, ma seguiamo anche clienti con patrimoni più elevati. Grazie allo sviluppo della tecnologia, abbiamo cercato infatti di democratizzare il concetto di Family Office, storicamente riservato a patrimoni molto più elevati, rendendo questo modello accessibile anche a clienti con dimensioni patrimoniali inferiori.
Un Multi-Family Office è spesso associato alla selezione di fondi. Nel vostro caso, invece, il know-how interno vi consente di costruire anche portafogli in strumenti diretti. Qual è il ruolo di queste competenze nelle scelte di investimento?
La selezione di fondi deriva in parte dalla natura stessa di alcuni Family Office che, spesso, sono strutture relativamente piccole e non dispongono di figure dedicate alla selezione diretta degli strumenti e al monitoraggio quotidiano dei mercati finanziari. Noi oggi siamo oltre 25 persone, distribuite tra gli uffici di Torino, Vicenza e Roma, e disponiamo oltre ad un team dedicato, di tutti gli strumenti software necessari a svolgere tale funzione. E’ un attività che richiede know-how specifico e piattaforme tecnologiche costose, che non è semplice integrare all’interno di tutte le strutture di Family Office. Da questo punto di vista siamo un po’ “anomali”, perchè possiamo costruire soluzioni ad hoc sulla base delle esigenze specifiche del cliente e, partendo da queste, individuare direttamente gli strumenti da acquistare.
Tendenzialmente utilizziamo strumenti quotati, fatta eccezione naturalmente per la componente alternativa, che può essere gestita attraverso soluzioni differenti e investimenti diretti. Possiamo quindi acquistare direttamente un’obbligazione o un’azione, oppure costruire, per esempio, una copertura sul capitale di rischio attraverso un derivato.
Quando il cliente comprende meglio questo livello di competenza interna, qual è la sua reazione? È un elemento che tende ad apprezzare?
Una volta che il cliente si abitua a questa logica, difficilmente torna a una gestione basata su prodotti da investimento. Perché si abitua ad avere un controllo diretto del proprio portafoglio finanziario, senza affidarlo a un prodotto la cui composizione può variare senza che abbia necessariamente piena consapevolezza, giorno per giorno, di ciò che contiene, percependone cosi anche un minor rischio. Questo rende difficile un ritorno a una modalità percepita come meno trasparente, almeno sotto il profilo del controllo.
Come monitorate i titoli in portafoglio e come decidete quando comprare o vendere? Ci racconta un caso concreto in cui questa attenzione ha fatto la differenza per i clienti?
I portafogli vengono costruiti sulla base degli obiettivi del cliente e, successivamente, vengono aggiornati ogni tre mesi in funzione dell’andamento dei mercati. Esistono però situazioni straordinarie che richiedono interventi immediati, al di fuori del normale processo di revisione. Un caso recente, riportato anche dalla stampa con riferimento a Tokos, ha riguardato un’offerta pubblica di acquisto su un titolo azionario del settore farmaceutico detenuto da alcuni nostri clienti. In quella circostanza abbiamo dovuto formulare un giudizio indipendente sull’opportunità di mantenere o vendere il titolo. Abbiamo quindi attivato una parte del team tecnico per analizzare nello specifico l’operazione. Da questo tipo di analisi possono emergere anomalie o la necessità di richiedere ulteriori informazioni. In quel caso, a nostro avviso mancava parte della documentazione necessaria per formulare un giudizio effettivo dell’operazione e abbiamo quindi presentato una richiesta formale a Consob.
La documentazione non è poi arrivata, ma il fondo che aveva presentato l’OPA ha successivamente rilanciato l’offerta. Alla fine, i nostri clienti hanno potuto ottenere un valore superiore per le azioni detenute rispetto a quello previsto dalla prima offerta e l’operazione si è conclusa positivamente per loro.
Siete una SCF vigilata e tutto il team – compreso chi si occupa di funzioni come IT e back office – ha sostenuto l’esame da consulente finanziario. Che cosa cambia, concretamente, nello svolgimento della vostra attività?
È un requisito voluto dal fondatore di Tokos, Marco Vinciguerra, per dare ad ogni persona che fa parte della società una preparazione tecnica, oltre alle competenze commerciali o operative proprie dei diversi ruoli. Riteniamo fondamentale che tutti abbiano una conoscenza sostanziale dei temi finanziari, in modo da poter comprendere e valutare il risultato delle analisi che vengono prodotte internamente. Questo aiuta anche a non lasciarsi attrarre semplicemente da una proposta commercialmente interessante che, dal punto di vista tecnico, potrebbe non superare i test attraverso cui ne verifichiamo la redditività e la validità della strategia di investimento.
Avere una base tecnica comune permette inoltre a tutte le persone della società, comprese quelle che lavorano nel back office, di comprendere perché Tokos prende determinate decisioni e compie determinate scelte. È anche un modo per mantenere coesione interna e condividere una stessa filosofia. Se invece tutti sono correttamente informati e preparati e dispongono degli strumenti necessari per leggere le diverse situazioni, diventa più semplice muoversi nella stessa direzione, anche in un mercato che presenta un numero molto elevato di proposte di investimento.


