Thaddaeus Ropac inaugura a Milano

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La luminosa sala della galleria di Thaddeus Ropac Milano è caratterizzata da tre alte finestre e da colorate opere d'arte astratta - un pezzo arancione, un piccolo pezzo scuro e un grande pezzo ovale rosa - appese a una parete bianca sotto un soffitto ornato.

Il settecentesco Palazzo Belgiojoso dà il benvenuto alla prestigiosa galleria internazionale nel capoluogo meneghino. La mostra inaugurale celebra Lucio Fontana – con la preziosa collaborazione della fondazione che porta il suo nome – e Georg Baselitz

Indice

L’aurora viene è il titolo della mostra inaugurale di Thaddaeus Ropac a Milano. La prestigiosa galleria internazionale apre al pubblico sabato 20 settembre 2025 negli spazi di Palazzo Belgioioso (Giuseppe Piermarini, 1772) con una esposizione bipersonale dedicata alle opere di Georg Baselitz (1938) e Lucio Fontana (1899-1968), ripercorrendo il profondo e duraturo interesse dell’artista tedesco per il lavoro del maestro italo-argentino. I dipinti e le sculture di Baselitz sono quelle dell’ultimo decennio, mentre i lavori di Fontana si collocano fra gli anni Trenta agli anni Sessanta. Il titolo della mostra deriva da Aurora viene (2015) serie iniziata nel 2015 in un periodo di intensa riflessione sul lavoro di Fontana – rimandano esplicitamente agli ultimi tagli dell’artista italoargentino.

Una donna in abito scuro sta con le braccia incrociate accanto a un uomo in giacca e cravatta. Si trovano all'esterno, vicino ad alte colonne di pietra e grandi finestre, che evocano l'eleganza formale e storica di Thaddeus Ropac Milano.
Thaddaeus Ropac con Elena Bonanno di Linguaglossa, direttrice della sede milanese 


I due artisti non si sono mai incontrati, ma Fontana ha esercitato un ruolo fondamentale nel lavoro di Baselitz, che ancora oggi ha uno studio in Italia. Baselitz, all’epoca del suo primo incontro con l’opera di Fontana a Berlino nei primi anni Sessanta, quando gli ambienti artistici parlavano della fine della pittura, «il nero del taglio apriva a un barlume di speranza»; «la speranza cioè che, nel mezzo, potesse esserci qualcosa».

La selezione in mostra da Thaddaeus Ropac a Milano

Le opere di Georg Baselitz in mostra includono una nuova scultura monumentale in bronzo insieme a una recente serie di dipinti caratterizzati da composizioni dai centri vuoti e non illuminati, o da figure sospese che sembrano emergere da fondali oscuri. Lavori che rievocano la ricerca di Fontana su ciò che si estende oltre la superficie della tela, rivelando un’affinità poetica e concettuale tra i due artisti.
I lavori esposti includono le sculture “barocche” databili dal 1937 sino agli anni Cinquanta, così come una selezione di Concetti spaziali e alcune iconiche Attese realizzate a partire dagli anni Sessanta, accanto a esempi significativi delle serie Gessi (1954-1958) e Inchiostri (1956-1959) e a una rara ed eccezionale Fine di Dio (1963-1964).

Un nucleo di opere in mostra è in prestito dalla della Fondazione Lucio Fontana. Nelle parole della presidente della fondazione Silvia Ardemagni, «la proposta di affiancare le opere di Lucio Fontana a opere di Georg Baselitz attiva un confronto ideale e sorprendente. Questo consente di indagare nel profondo le ragioni che sottendono le creazioni artistiche, mettendo in scena un immaginario e una sensibilità comune, sebbene svolta con modalità differenti. Questo progetto dimostra quanto il lavoro di Fontana sia ancora vivo e attuale e le opere di Baselitz – che in molti casi evocano Fontana nel loro titolo – sono state straordinarie alleate in tal senso. Prestare il nucleo di opere che abbiamo accuratamente selezionato all’interno della nostra collezione, opere appartenenti a cicli forse meno noti, ma così intensi e significativi, è sicuramente un’occasione preziosa che si aggiunge alla nostra multiforme e sempre entusiasta attività».

Penetrare le profondità della tela 

I ritratti recenti di Baselitz rappresentano figure spettrali con colorazioni pallide che si stagliano capovolte e sospese nello spazio pittorico. Lungo il corso degli ultimi due decenni, l’artista è tornato quasi compulsivamente su questo tema. Il trattamento leggero, talvolta effervescente, della sua pittura richiama lo scavo e la penetrazione delle profondità della tela tipici di Fontana, sempre alla ricerca di una nuova dimensione artistica. Emerge un parallelismo tangibile con le nuove leggi e dimensioni che Fontana, prima di Baselitz, ha stabilito nel suo manifesto sullo Spazialismo.

Fontana credeva che, al fine di realizzare “una nuova arte” in linea con i tempi coevi – un’arte per l’Era Spaziale, come diceva lui stesso – fosse necessario aprire la tela al cosmo infinito che si estende oltre la sua superficie. Nei Concetti spaziali che ne derivarono, Fontana ha raggiunto questo risultato bucando o tagliando la tela: dalle Attese, con i loro caratteristici tagli, o fenditure, ai Gessi, e fino agli Inchiostri, che si uniscono alle costellazioni dei buchi che perforano le tele dalle tonalità velate.

In mostra anche uno straordinario esempio della serie Fine di Dio di Lucio Fontana. L’artista ha realizzato 38 Fine di Dio nel breve periodo che va dal 1963 al 1964. La sua forma ovale rappresenta allo stesso tempo l’origine e l’assoluto; come dichiarava l’artista stesso essa rappresenta «l’infinito, l’inconcepibile, la fine della figurazione, l’inizio del nulla».

Un'opera d'arte di forma ovale in rosa pastello con numerosi ritagli irregolari che formano un delicato motivo astratto, rivelando uno sfondo grigio dietro l'opera: un'esposizione elegante che ricorda lo stile contemporaneo di Thaddeus Ropac Milano.

Esposta nella sala principale della galleria Thaddaeus Ropac di Milano, la Fine di Dio con il suo rosa intenso entra in dialogo con La rosa riposa di Baselitz del 2019, le cui figure nude si srotolano attraverso una tavolozza cromatica altrettanto sensuale.

Pittura astratta con due figure umane in vorticose e strutturate pennellate bianche e rosa, su uno sfondo rosa tenue - uno stile evocativo che ricorda le opere esposte da Thaddeus Ropac Milano. Le figure appaiono specchiate o capovolte, confondendosi con lo sfondo.

Fontana e Baselitz da Thaddaeus Ropac a Milano: l’oggetto della pittura prevale sul soggetto dipinto

Baselitz afferma di essere stato affascinato dal contenuto dell’opera di Fontana perché «è inconcepibile senza forma». Dal canto suo, l’inversione di Baselitz, presente in tutte le opere esposte in mostra, serve a svuotare la forma apparentemente figurativa del suo contenuto. Come scrive Flavia Frigeri nel catalogo che accompagna la mostra, «è nel far prevalere l’oggetto della pittura sul soggetto dipinto» che i due artisti si incontrano.
 
Come sostiene Luca Massimo Barbero sempre nel catalogo della mostra i due artisti, in definitiva, non sono legati da «una vicinanza formale o da un’affinità di linguaggio, ma da una tensione comune. In altre parole, l’idea che l’arte non rappresenti ma annunci, che non descriva ma evochi, che sia innanzitutto un atto di apertura verso l’origine».

Il taglio è stato l’“aurora” dell’impegno di Baselitz con Fontana: un punto di partenza per un dialogo molto più profondo.

Domande frequenti su Thaddaeus Ropac inaugura a Milano

Quando e dove aprirà la galleria Thaddaeus Ropac a Milano?

La galleria Thaddaeus Ropac aprirà al pubblico a Milano sabato 20 settembre 2025. La sede sarà negli spazi di Palazzo Belgioioso, situato in Giuseppe Piermarini, 1772.

Qual è il titolo della mostra inaugurale e quali artisti saranno presentati?

La mostra inaugurale si intitola 'L’aurora viene'. Sarà un'esposizione bipersonale dedicata alle opere di Georg Baselitz e Lucio Fontana, evidenziando il legame tra i due artisti.

Qual è il tema centrale dell'esposizione inaugurale?

L'esposizione si concentra sul profondo e duraturo interesse di Georg Baselitz per il lavoro di Lucio Fontana. L'obiettivo è esplorare come l'oggetto della pittura prevalga sul soggetto dipinto attraverso le loro opere.

Quali tipi di opere saranno esposte nella mostra inaugurale?

La mostra presenterà dipinti e sculture. In particolare, saranno esposte opere di Georg Baselitz, focalizzandosi su quelle del suo ultimo periodo creativo.

Qual è il significato del titolo 'L’aurora viene' in relazione alla mostra?

Il titolo 'L’aurora viene' suggerisce un nuovo inizio e l'emergere di qualcosa di significativo, in linea con l'inaugurazione di una prestigiosa galleria internazionale a Milano. Simboleggia l'avvio di una nuova era artistica per la galleria nella città.

FAQ generate con l'ausilio dell'intelligenza artificiale

di Teresa Scarale

Caporedattore Pleasure Asset. Giornalista professionista, è laureata in Discipline Economiche e Sociali presso l’Università Bocconi di Milano. Scrive di finanza, economia, mercati dell’arte e del lusso. In We Wealth dalla fondazione. Collabora con Il Sole 24 Ore e Plus 24.

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