Nuovo tetto al contante con tassa: un pedaggio sull’evasione?

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Una banconota trasparente da 100 euro sovrappone un paesaggio fluviale con uno storico ponte in pietra e alcuni edifici, tra cui una struttura a cupola, sotto un cielo nuvoloso.

L’ipotesi di emendamento alla Manovra graverebbe di 500 euro tutte le transazioni in contanti fra 5 e 10mila euro: paga volentieri solo chi ha evaso

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L’armonizzazione del limite al contante al livello proposto in Europa: ufficialmente ci sarebbe questo obiettivo dietro all’innalzamento da 5 a 10mila euro inserito nella Manovra di Bilancio. Ma con un’imposta di bollo fissa da 500 euro per chi decide di pagare in contanti oltre l’attuale tetto dei 5mila euro, gli obiettivi diventano più chiari e controversi. È quanto prevede un emendamento alla Manovra presentato da Fratelli d’Italia e attualmente all’attenzione del Ministero dell’Economia.

L’intervento non mira solo a innalzare la soglia all’uso del contante — modificandola per l’ennesima volta, dopo che nel 2023 lo stesso governo Meloni l’aveva già riportata da 2 a 5mila euro — ma anche a “punire” fiscalmente chi decide di pagare con questa modalità.

In superficie, potrebbe sembrare un tentativo di incentivare la tracciabilità, poiché il pagamento in contanti oltre tali cifre sarebbe consentito solo con regolare fattura recante contrassegno. Spesso la battaglia per l’utilizzo del contante viene presentata come una lotta per la libertà di scelta; ma in questo caso il paradigma non regge. Con un’imposta fissa da 500 euro, gli italiani che intendono pagare in contanti senza avere nulla da nascondere non avrebbero molto di che rallegrarsi.

Ad esempio, chi dovesse pagare in contanti una televisione o un elettrodomestico da 5.001 euro verrebbe assoggettato a un’imposta fissa che, in proporzione, rincara l’acquisto del 10%. Razionalmente, questa modalità non verrebbe scelta da nessuno — a meno che pagare in contanti, anche con un rincaro notevole, non torni utile a smaltire guadagni illeciti non dichiarati al fisco.

L’imposta che grava sulle transazioni in contanti fra i 5 e i 10mila euro andrebbe quindi a individuare con una precisione quasi chirurgica chi evade: verosimilmente gli unici che troverebbero allettante una tassa non dovuta in caso di pagamento elettronico. Tant’è che, sotto questa luce, alcuni economisti intervenuti sul Sole 24 Ore avevano ipotizzato che quest’imposta di bollo potrebbe essere utile per trasmettere informazioni all’Agenzia delle Entrate. Tuttavia, se così fosse, chi ha veramente scheletri nell’armadio si guarderebbe bene dall’utilizzo del contante oltre la soglia dei 5mila euro (vanificando i possibili vantaggi sul fronte del gettito).

Al di là del possibile “tranello” fiscale, alzare il limite all’uso del contante semplifica la vita di chi deve ripulire denaro frutto di riciclaggio ed evasione. Il fatto di chiedere denaro per il “privilegio” di poter pagare grosse cifre in contanti è un’implicita ammissione di resa da parte dello Stato, che si accontenta di recuperare qualcosa a valle da chi è riuscito a farla franca.

La contraddizione di questa iniziativa non poteva che suscitare polemiche. “Evidentemente il governo è così disperato e non sa più cosa fare per racimolare risorse. E nella maggioranza si contendono un po’ di consenso, pescando nello stesso stagno dei loro elettori”, ha dichiarato il presidente dei senatori del Pd, ed economista, Francesco Boccia. “Quella di Palazzo Chigi [l’iniziativa è in realtà parlamentare, ndr] non è una scelta neutra. È un messaggio politico. Per raschiare il barile si fa un favore agli evasori, non ai cittadini onesti. Si dà un incentivo all’illegalità, non alla crescita”.

Trent’anni di tira e molla sul contante

L’Italia è uno dei Paesi europei con la più alta diffusione del contante nelle transazioni quotidiane: secondo la Bce, nel 2019 l’82% degli acquisti è stato effettuato in cash (58% in valore). Una caratteristica culturale che ha alimentato negli anni la tensione tra esigenze di consenso e priorità di contrasto all’evasione.

Dal 1991 a oggi la soglia legale al contante ha subito almeno sei inversioni di rotta:

  • 1991: 20 milioni di lire (≈ 10.329 €) – Governo Andreotti VII
  • 2002: 12.500 € – Governo Berlusconi II
  • 2007–08: 5.000 € – Governo Prodi II
  • 2008: 12.500 € – Governo Berlusconi IV
  • 2010–11: 12.500 → 5.000 → 2.500 → 1.000 € – Governo Berlusconi IV e Governo Monti
  • 2016: 1.000 → 3.000 € – Governo Renzi
  • 2020–22: 3.000 → 2.000 € – Governo Conte II
  • 2023: 2.000 → 5.000 € – Governo Meloni
  • Oggi: proposta di salita a 10.000 € con imposta fissa da 500 € oltre i 5.000.

Una ricerca di Banca d’Italia (“Pecunia olet”) ha quantificato l’impatto dell’uso del contante sull’economia sommersa: +1% di cash porta a una crescita compresa tra +0,8% e +1,8% del valore aggiunto sommerso.

Domande frequenti su Nuovo tetto al contante con tassa: un pedaggio sull’evasione?

Qual è l'obiettivo ufficiale dell'innalzamento del limite al contante a 10.000 euro?

L'obiettivo ufficiale dichiarato è l'armonizzazione del limite al contante con gli standard proposti a livello europeo. Questo innalzamento mira a uniformare le normative nazionali con quelle europee in materia di pagamenti in contanti.

Quale imposta è prevista per chi paga in contanti oltre i 5.000 euro?

È prevista un'imposta di bollo fissa da 500 euro per coloro che scelgono di effettuare pagamenti in contanti superando l'attuale tetto di 5.000 euro. Questa misura è stata introdotta tramite un emendamento alla Manovra di Bilancio.

Chi ha presentato l'emendamento che introduce il nuovo tetto al contante con imposta?

L'emendamento che propone l'innalzamento del limite al contante a 10.000 euro, accompagnato dall'imposta di bollo fissa, è stato presentato da Fratelli d'Italia. Attualmente, la proposta è all'attenzione del Ministero dell'Economia.

Qual è la controversia legata all'introduzione dell'imposta di bollo sui pagamenti in contanti oltre i 5.000 euro?

La controversia nasce dal fatto che, con l'introduzione di un'imposta di bollo fissa da 500 euro, gli obiettivi dell'innalzamento del limite al contante diventano più chiari ma anche più controversi. Si ipotizza che la misura possa essere un modo per disincentivare l'evasione.

Qual è l'attuale tetto massimo per i pagamenti in contanti prima dell'eventuale innalzamento?

L'attuale tetto massimo per i pagamenti in contanti, prima dell'innalzamento proposto, è di 5.000 euro. Chi supera questa soglia con pagamenti in contanti sarà soggetto a una nuova imposta.

FAQ generate con l'ausilio dell'intelligenza artificiale

di Alberto Battaglia

Alberto Battaglia è giornalista professionista specializzato in macroeconomia, mercati finanziari e assicurazioni. Responsabile dell’area macroeconomica e assicurativa di We Wealth, ha maturato la sua esperienza nelle principali testate economiche italiane: Milano Finanza, Radio24, Wall Street Italia, SkyTg24 e Il Sole 24 Ore Plus24.

Laureato in Linguaggi dei Media all’Università Cattolica di Milano, ha conseguito il Master in Giornalismo alla stessa università, con una esperienza di formazione alla London School of Economics and Political Science (LSE).

Nel 2022 ha vinto il Premio ABI-FEduF-FIABA “Finanza per il Sociale”, riconoscimento patrocinato dal Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, per la capacità di raccontare temi economici complessi con rigore e accessibilità. I suoi reportage sono stati pubblicati su Avvenire, Il Foglio e Il Fatto Quotidiano.

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