Sulla blockchain il mattone diventa liquido

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Essendo un registro distribuito su server in tutto il mondo, con la blockchain viene meno la barriera geografica, per cui è possibile vendere un token real estate – dopo le opportune identificazioni – sia a un soggetto di Milano che a soggetto di Toronto

Entro il 2027 il 10% del Pil mondiale sarà gestito e transato su piattaforme blockchain

Il token rappresenta un diritto legato a un asset reale (come un bond, un’equity, una nota di cartolarizzazione, etc) che viene ingegnerizzato in varie forme a seconda di quello che rappresenta l’asset sottostante, ma anche a seconda di quello che gli investitori stanno cercando

Secondo i dati dell’ultimo World economic forum, è stato stimato che entro il 2027 il 10% del Pil mondiale sarà gestito e transato su piattaforme blockchain. Di cosa si tratta? “Stiamo parlando delle opportunità offerte dalla tokenizzazione degli asset di investimento, un mercato nato qualche anno fa negli Usa, che si sta sviluppando anche in Europa, soprattutto in Lussemburgo e Francia, e che sta nascendo anche in Italia”.

A parlare è Lorenzo Rigatti, co-fondatore e ceo di BlockInvest, startup fintech, nata due anni fa, che è stata protagonista dei primi esperimenti di tokenizzazione in Italia, nei settori immobiliare, dei crediti non performing e dei green bond.

“Il token rappresenta sostanzialmente un diritto legato a un asset reale, come per esempio un bond, un’equity, una nota di cartolarizzazione, etc, che viene ingegnerizzato in varie forme a seconda di quello che rappresenta l’asset sottostante, ma anche a seconda di quello che gli investitori stanno cercando. Nel mondo real estate, per esempio, il diritto può consistere nel ricevere (in base ai token posseduti) gli affitti di un particolare immobile, oppure nel diritto ad avere un rendimento annuo costante, se il token dovesse rappresentare un bond”, spiega Rigatti, che poi prosegue con due esempi.

“Nel caso di un trophy asset a Milano, si potrebbe creare un token di investimento relativo soltanto al piano terra, che dà dei diritti su un affitto, perché si prevede che il piano terra sarà tutto affittato a banche e a supermercati; nello stesso tempo però, sempre sulla stessa operazione, si potrebbe realizzare anche un token sui piani residenziali superiori, attribuendo così ai proprietari dei token il diritto ad avere la parte derivante dalla successiva vendita degli appartamenti – ha precisato il ceo di BlockInvest – Se si ha, invece, un grosso portafoglio immobiliare, con diverse categorie di immobili sparsi in tutta Italia, al posto di andare a fare la classica divisione per rischio, si potrebbe creare un token che rappresenti solo gli alberghi del Lazio, uno che rappresenti il settore residenziale in Lombardia e così via, andando quindi a targettizzare, tokenizzare e scomporre,  in modo molto granulare, il sottostante, per poterlo poi proporre al giusto target di investitori”.

La tokenizzazione offre numerosi vantaggi: “Oltre a una maggiore sicurezza e trasparenza sul mercato, porta a trattare gli asset immobiliari, di per sé illiquidi, come se fossero delle azioni quotate. Con la blockchain, infatti, essendo un registro distribuito su server in tutto il mondo, viene meno la barriera geografica, per cui è possibile vendere un token real estate – dopo le opportune identificazioni – sia a un soggetto di Milano che a soggetto di Toronto. Inoltre, ci si mette lo stesso tempo e gli stessi costi di transazione e gli investitori possono poi negoziare tra di loro, in pochi click, l’investimento sul mercato secondario”. E non è tutto, la cosa interessante è che il mercato secondario non si deve basare unicamente su operazioni del mondo real estate. “Visto che i token hanno tutti lo stesso standard, un token immobiliare si può scambiare anche con un token che rappresenta la quota di un Picasso o altro. Lo standard della tokenizzazione rappresenta, infatti, la caratteristica principale della blockchain come opportunità di investimento”, ha concluso Rigatti.

(Articolo tratto dal magazine di febbraio 2022)

di Stefania Pescarmona

Direttore di We-Wealth.com e caporedattore del magazine. Giornalista professionista, è laureata in Giurisprudenza presso l’Università degli studi di Torino. Ha lavorato a MF, Bloomberg Investimenti, Finanza&Mercati. Ha collaborato con Affari&Finanza (Repubblica) e Advisor

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