Stretta dell’Ue sulle grandi piattaforme digitali

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La Commissione europea chiede a queste aziende di conformarsi, entro quattro mesi, all’intera serie di nuovi obblighi previsti dal Digital Services Act

Indice

Le piattaforme si devono impegnare a fornire maggiori informazioni circa l’utilizzo e la destinazione dei dati ceduti dando la possibilità agli utenti di rinunciare ai sistemi di profilazione

Tra le altre cose, gli utenti devono essere messi nella condizione di segnalare facilmente i contenuti illegali e le piattaforme dovranno elaborare diligentemente tali segnalazioni

Alibaba, Amazon, Apple, Booking.com, Facebook, Google, Bing, Instagram, LinkedIn, YouTube, Zalando.

Sono queste le grandi aziende e piattaforme, solo per dirne alcune, sollecitate dalla Commissione europea ad adeguarsi e diventare conformi al Regolamento 2022/2065 sui servizi digitali.

Si tratta di società che trattano una mole di dati incredibile, arrivando, in tutto, a contare fino a 45 milioni di utenti attivi al mese.

Cosa richiede la Commissione europea?

La Commissione europea chiede a queste aziende di conformarsi, entro quattro mesi, all’intera serie di nuovi obblighi previsti dal Digital Services Act.

Sono molte, infatti, le “falle” individuate dall’esecutivo europeo, con potenziali danni e rischi per gli utenti.

In questo senso, affinché queste aziende si assicurino di proteggere gli utenti online, compresi i minori, la Commissione, tra le altre cose, chiede:

  • di fornire maggiori informazioni circa l’utilizzo e la destinazione dei dati ceduti dando la possibilità agli utenti di rinunciare ai sistemi di profilazione
  • di mettere gli utenti nella condizione di segnalare facilmente i contenuti illegali e le piattaforme dovranno elaborare diligentemente tali segnalazioni
  • di impegnarsi nel segnalare tutti gli annunci pubblicitari e informare gli utenti su chi li promuove
  • di fornire una sintesi facilmente comprensibile dei termini e condizioni, nelle lingue degli Stati membri in cui operano
  • di rinunciare ed escludere ogni forma di pubblicità basata sulla profilazione di minori.

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Il termine per adeguarsi

La Commissione ha specificato che entro 4 mesi piattaforme e motori di ricerca designati devono adattare i loro sistemi, le loro risorse e i loro processi alle raccomandazioni su indicate.

Ma non è tutto. Le piattaforme dovranno identificare, analizzare e mitigare un’ampia gamma di rischi sistemici che vanno dal modo in cui i contenuti illegali e la disinformazione possono essere amplificati sui loro servizi, all’impatto sulla libertà di espressione e sulla libertà dei media. Allo stesso modo, devono essere valutati e mitigati i rischi specifici legati alla violenza di genere online e alla protezione dei minori online e della loro salute mentale. I piani di mitigazione dei rischi delle piattaforme e dei motori di ricerca designati saranno soggetti a un audit indipendente e alla supervisione della Commissione.

Controlli più uniformati

Il DSA (Digital services act) sarà applicato attraverso un’architettura di vigilanza paneuropea. La Commissione è l’autorità competente per la vigilanza delle piattaforme e dei motori di ricerca designati, ma lavorerà in stretta collaborazione con i coordinatori dei servizi digitali nel quadro di vigilanza stabilito dal DSA. Queste autorità nazionali, responsabili anche della vigilanza delle piattaforme e dei motori di ricerca più piccoli, devono essere istituite dagli Stati membri dell’UE entro il 17 febbraio 2024. Questa stessa data è anche il termine entro il quale tutte le altre piattaforme devono adempiere agli obblighi previsti dal DSA e fornire ai propri utenti la protezione e le garanzie previste dal DSA.

Per applicare il DSA, la Commissione sta anche rafforzando le proprie competenze con conoscenze multidisciplinari interne ed esterne e ha recentemente lanciato il Centro europeo per la trasparenza algoritmica. Il Centro fornirà assistenza per valutare se il funzionamento dei sistemi algoritmici è in linea con gli obblighi di gestione del rischio. La Commissione sta inoltre creando un ecosistema di applicazione delle norme digitali che riunisce le competenze di tutti i settori interessati.

di Nicola Dimitri

Collaboratore dell’area Fiscal & Legal di We Wealth. In precedenza ha lavorato nell’ambito del diritto tributario e della fiscalità internazionale presso primari studi legali

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