Dimmi che azienda sei e ti dirò quanto sei sostenibile

Rita Annunziata
31.5.2021
Tempo di lettura: 3'
Online il nuovo tool di valutazione per scoprire quanto sia sostenibile la propria azienda. E stimolare il dibattito sui temi della governance societaria. Ecco come funziona

Disponibile online un nuovo tool di valutazione per stimolare il dibattito sui temi della governance societaria, con un focus sulle imprese non quotate

Lo strumento di analisi è frutto del lavoro di un team multidisciplinare coordinato da Fabrizio Acerbis di PwC Tls e Alessandro Minichilli dell’Sda Bocconi

Nella composizione del consiglio di amministrazione è stata considerata la diversità di competenze, età e genere? L'impresa conosce e valuta l'impatto crescente delle tematiche esg? Sono solo alcune delle domande cui gli interessati potranno rispondere per consentire all'algoritmo di valutare il grado di sostenibilità della propria azienda. Un tool di valutazione online, denominato “Diagnostico corporate governance – sustainable governance assessment for private and family business” e nato dalla collaborazione tra PwC Tls e Sda Bocconi per stimolare il dibattito sui temi della governance societaria. Con un focus sul segmento non quotato.
Lo strumento di analisi è frutto del lavoro di un team multidisciplinare coordinato da Fabrizio Acerbis (managing partner di PwC Tls) e Alessandro Minichilli (professore ordinario all'università Bocconi e direttore del Corporate governance Lab dell'Sda Bocconi). Sulla base delle informazioni raccolte e tramite un algoritmo proprietario dinamico e adattivo in funzione delle risposte elaborate, consente di restituire profili di adeguatezza della governance sulla base di quattro aree: governance proprietaria e societaria, presidi di conformità e esg. Le sezioni sono precedute da una serie di domande “anagrafiche” per la raccolta di dati che guideranno la compilazione. Informazioni che, su richiesta, potranno essere poi oscurate nel rispetto della privacy.

“La collaborazione con PwC Tls nasce dall'idea di un'esigenza da parte delle imprese non quotate di un rafforzamento della governance. Un tema che in passato è stato per qualche verso sotto considerato ma che ora, con la crescente enfasi sui criteri esg, rischia di venire fagocitato dall'attenzione sulla parte ambientale e sociale”, spiega a We Wealth Alessandro Minichilli. “Pensiamo che qualsiasi discussione seria che supporti un'evoluzione della governance anche in funzione sostenibile passi attraverso la consapevolezza del tema. E il Diagnostico è una modalità concreta per mettere l'imprenditore nelle condizioni di fare discussioni di qualità, non necessariamente con noi, ma anche con i responsabili funzionali, all'interno del consiglio di amministrazione, con i sindaci e i revisori”, aggiunge Fabrizio Acerbis.
Il risultato, almeno per il momento, non avrà valore di certificazione e non potrà essere dunque utilizzato per sottoporlo a banche, fondi di private equity o altre istituzioni. Ma è un punto di partenza che, nelle intenzioni dei fondatori, potrà avere lo stesso livello di completezza e di guidance fornito da un codice. “Il tool guida l'imprenditore, è adattivo, segue le risposte e fornisce delle spiegazioni durante la compilazione. È uno strumento di autoapprendimento. Completo come un codice, appunto, ma anche più tecnico ed enormemente user friendly. Il nostro obiettivo, come anticipato da Acerbis, è che diventi un punto di riferimento il più possibile ampio per tutte le discussioni su questo tema, ovunque vengano attivate e da chiunque vengano attivate. Proprio per questo, è aperto, gratuito e divulgabile. Può accedervi chiunque, fare la propria autovalutazione e negare l'accesso ai risultati, se non ha piacere di renderli noti”, precisa Minichilli.

Ma perché fino a ora le tematiche di governance sono state tanto sottovalutate e quali sono i vantaggi, per gli imprenditori, di valutare non solo la propria sostenibilità sociale e ambientale ma anche della governance proprietaria e societaria? “Lo scarso interesse nasceva dal fatto che, a meno che qualcuno non entrasse nel capitale, rappresentavano un problema solo del management o del nucleo familiare. Non da affrontare con terzi. Ma non sarà più così. Il tema potrà presentarsi in banca nell'ambito di un finanziamento, nell'accesso a incentivi europei, ma anche nell'interazione con un fondo di private equity, per esempio. È un'interlocuzione che bisognerà attendersi e un potentissimo driver d'interesse che i più attenti capiranno velocemente. E avere uno strumento che dà dei punti fermi nel ragionamento in tal senso, potrà consentire anche di anticipare la discussione”, conclude Acerbis.
Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente redattrice televisiva per Class Editori e ricercatrice per il Centro di Ricerca “Res Incorrupta” dell’Università Suor Orsola Benincasa. Si occupa di finanza al femminile, sostenibilità e imprese.
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