Anche le banche centrali possono placare la “febbre” del Pianeta

Rita Annunziata
3.6.2021
Tempo di lettura: 3'
Cresce la temperatura della superficie terrestre. Ma anche l'attenzione delle banche centrali ai rischi connessi al cambiamento climatico. Ecco cosa possono fare per affrontarli

I cambiamenti climatici portano in grembo due tipologie di rischi per il sistema economico e finanziario nel suo complesso: il “rischio fisico” e il “rischio di transizione”

A fine 2019 il portafoglio azionario di Banca d’Italia era caratterizzato da emissioni carboniche inferiori del 30% rispetto all’anno precedente

Visco: “Con la Carta degli investimenti sostenibili comunicheremo le linee di azione che continueranno a dare concretezza all’impegno per la sostenibilità”

Negli ultimi decenni la “febbre” della superficie terrestre è impennata a un ritmo mai osservato in precedenza. Un contesto che, stando agli scenari climatici più aggiornati raccolti nella relazione annuale di Bankitalia, potrebbe generare implicazioni critiche per gli ecosistemi e la salute umana in assenza di una drastica riduzione delle emissioni di gas serra che le azzeri entro la metà del secolo. E che non lascia indifferenti neppure le banche centrali.
I cambiamenti climatici, spiega infatti l'istituto guidato da Ignazio Visco, portano in grembo due tipologie di rischi per il sistema economico e finanziario nel suo complesso: il “rischio fisico”, legato ai conseguenti fenomeni naturali come la deviazione delle temperature e delle precipitazioni dalle tendenze storiche ma anche alluvioni e ondate di calore, e il “rischio di transizione”, derivante dal passaggio verso nuove tecnologie produttive per limitare le emissioni. Fattori in grado di scatenare anche effetti “macroeconomici molto rilevanti, tali da rendere più difficile il perseguimento del mandato delle banche centrali stesse e la valutazione delle prospettive per i prezzi e per l'attività economica”, ma che fanno sentire la loro eco anche sul valore “delle attività finanziarie detenute in bilancio” e quindi sulla “solidità patrimoniale delle banche centrali” e sulla loro “indipendenza”, si legge nel rapporto.
Eppure, tali istituti (e i regolatori, con loro) possono affrontare queste problematiche attraverso tre strade principali. In primo luogo, tramite la diffusione delle informazioni raccolte sui possibili effetti macroeconomici e finanziari dei cambiamenti climatici e sui vantaggi della finanza sostenibile, per esempio con la stesura di linee guida o altre azioni volte a sensibilizzare banche, investitori e risparmiatori al dettaglio. In secondo luogo, prendere parte a iniziative per la definizione di standard sulla diffusione di informazioni legate alle pratiche esg (environmental, social, governance). E, infine, promuovere la trasparenza sulle informazioni rese note da imprese e intermediari. Certo, sottolinea Bankitalia, in qualità di investitori possono anche “includere strumenti verdi nel loro portafoglio e agire in modo tale da costituire un esempio per gli altri operatori di mercato”. Inoltre, possono adeguare le strategie di politica monetaria “integrando le implicazioni che i cambiamenti climatici hanno sugli andamenti macroeconomici”.

Il portafoglio “verde” di Banca d'Italia


Banca d'Italia, dal proprio canto, negli ultimi anni ha esteso le analisi e le azioni indirizzate a misurare e gestire i rischi secondo criteri sostenibili. Nel dettaglio, dal 2019 ha puntato a integrare tali criteri nella propria politica d'investimento, inizialmente applicata al comparto azionario con un focus sul mercato italiano ed europeo e poi estesa nel 2020 anche a Stati Uniti e Giappone, oltre alla gestione delle obbligazioni societarie e all'acquisto di obbligazioni verdi di agenzie sovranazionali. Per non dimenticare che l'istituto diffonde periodicamente una relazione sui risultati raggiunti. Sulla base di queste azioni, i dati di chiusura del 2019 rivelano come il portafoglio azionario di Bankitalia fosse caratterizzato da emissioni carboniche inferiori del 18% rispetto all'indice del mercato azionario di riferimento per la gestione e del 30% rispetto all'anno precedente. Inoltre, i consumi di energia e acqua erano in calo rispettivamente del 12 e del 43% rispetto allo stesso indice e del 34 e del 16% rispetto al 2018. Contrazioni rilevanti, pari ai consumi annui di energia di circa 140mila abitazioni e agli usi idrici di oltre 123mila famiglie. Per non parlare poi della riduzione delle emissioni di gas serra, pari alle emissioni annue di 185mila famiglie. Di conseguenza, alla fine dello scorso anno, tale portafoglio riportava un'intensità di emissioni carboniche inferiore del 13% sull'indice di riferimento.

“Tra il 2010 e il 2019 le emissioni di anidride carbonica dell'istituto sono state ridotte di circa il 60%; nel 2020 stimiamo siano calate di quasi il 30 rispetto all'anno precedente, soprattutto per la diminuzione dei viaggi di lavoro, degli spostamenti casa-lavoro e dei consumi di carta. Lo scorso anno abbiamo esteso agli investimenti in mercati azionari extraeuropei e alla gestione delle obbligazioni societarie l'applicazione dei criteri di sostenibilità già adottati per il comparto azionario italiano e dell'area dell'euro; sono stati avviati anche acquisti di green bond di agenzie sovranazionali”, spiega Visco. Non mancando di ricordare la pubblicazione, ormai prossima, della Carta degli investimenti sostenibili (tramite la quale Banca d'Italia definisce la propria visione della finanza sostenibile, ndr). Con essa, conclude, “comunicheremo i principi cui si ispirano la gestione degli investimenti finanziari e le linee di azione che continueranno a dare concretezza all'impegno per la sostenibilità”.

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