Spread verso i 300 punti base? I sei fattori da monitorare

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Nonostante le ultime aste del dipartimento del Tesoro abbiamo avuto esiti positivi, lo scudo protettivo della Banca centrale europea nei prossimi mesi potrebbe non essere sufficiente, spingendo lo spread oltre i 300 punti base. Ecco i sei fattori da tenere in considerazione secondo Filippo Diodovich, senior strategist di IG Italia

Secondo Diodovich, la Bce sarà costretta ad aumentare il Pandemic emergency purchase programme di un ammontare pari a 500-750 miliardi di euro

Restano dubbi sulla gestione dei fondi del Mes da parte del governo italiano

Attenzione anche alle agenzie di rating, che potrebbero tagliare la valutazione del debito italiano portandolo a livello “spazzatura”

Dopo aver sfiorato negli scorsi mesi i 270 punti base sulla scia dell’andamento della crisi, lo spread apre l’ultima seduta della settimana in area 234. Eppure, se da un lato gli ultimi risultati del dipartimento del Tesoro hanno mostrato esiti positivi, l’allentamento delle tensioni potrebbe essere soltanto un momento di transizione. Secondo Filippo Diodovich, senior strategist di IG Italia, sono infatti diversi i fattori che potrebbero spingere lo spread oltre i 300 punti base.
“Comparando l’andamento dei rendimenti dei bond decennali italiani con Spagna, Portogallo e Grecia, possiamo notare come la calma sull’obbligazionario sia solo apparente e soprattutto legata agli acquisti della Banca centrale europea”, spiega Diodovich. Secondo l’esperto, le difficoltà del Tesoro di raccogliere capitali sui mercati sono superiori rispetto ad altri paesi membri dell’Eurozona con economie simili come la Spagna e il Portogallo, con rapporti debito/pil più elevati come la Grecia o che hanno sperimentato impatti analoghi della pandemia come la Spagna. Ci sono dunque sei fattori che potrebbero mettere pressione sullo spread italiano nei prossimi mesi.

In primo luogo le mosse della Bce che, spiega Diodovich, si troverà ad incrementare il Pandemic emergency purchase programme di una forbice pari a 500-750 miliardi di euro. “Riteniamo che la Bce in caso di peggioramento delle condizioni economiche possa già intervenire nel prossimo meeting di metà giugno – precisa – In caso contrario nel breve lo spread italiano si potrebbero ritrovare ben al sopra dei 300 punti base”.

In secondo luogo, il recovery fund. “Uno dei principali problemi che dovrà essere affrontato sarà il finanziamento del fondo. Al momento sembra ci sia una maggioranza di parlamentari europei pronta a rafforzare il budget europeo 2021-2027 per utilizzarlo come garanzia per l’emissione di obbligazione europee in modo da raccogliere almeno i mille miliardi promessi dalla presidente della Commissione Ursula Von der Leyen. Tuttavia crediamo che sia necessario andare oltre”, precisa Diodovich. L’esperto dichiara in particolare di concordare con la proposta di Luis Garicano, politico ed economista spagnolo, sull’introduzione di tasse europee capaci di dare alla Commissione un “potere fiscale autonomo in grado anche di evitare un ulteriore rafforzamento del bilancio europeo”.

C’è poi il Meccanismo europeo di stabilità. Anche se non inciderebbe particolarmente sulle dinamiche dello spread, restano i dubbi sulla gestione dei fondi da parte dell’esecutivo. “La nostra view è che i prestiti senior forniti dal Mes potrebbero causare un aumento dei rendimenti dei titoli italiani con pari scadenza (10 anni) e quindi un possibile incremento tecnico dello spread. A livello di costi del debito l’impatto del Mes dovrebbe comunque essere positivo”, spiega Diodovich. Intanto, anche le incertezze della politica italiana potrebbero condizionare l’andamento dello spread: gli occhi sono puntati sulla gestione della fase 2 anche se, precisa l’esperto, “sarebbe ovviamente auspicabile nei prossimi mesi evitare crisi di governo e forti scontri con l’opposizione”.

Attenzione poi alle agenzie di rating, che potrebbero tagliare la valutazione del debito italiano portandolo a livello “spazzatura”, anche se le misure messe in atto dalla Banca centrale europea dovrebbero limitarne l’impatto negativo. Resta da vedere, infine, l’andamento dell’emergenza epidemiologica. “Un possibile ritorno di una nuova ondata di contagi – conclude Diodovich – potrebbe rievocare nuove misure di lockdown, con conseguenze drammatiche per le economie”.

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