Sostenibilità: la certificazione B Corp entra in Borsa

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L’azienda Reti è la prima emittente tricolore quotata a ottenere la certificazione B Corp, che identifica le società che rispettano i più rigorosi standard di trasparenza e sostenibilità. Eric Ezechieli, co-fondatore di Nativa, spiega a We Wealth di cosa si tratta e a che punto siamo in Italia

Indice

A livello mondiale si contano 3.790 B Corp, di cui 115 in Italia

Reti è la prima società quotata tricolore a ottenere la certificazione, con 82.4 punti

La certificazione B Corp sbarca a Piazza Affari. L’azienda Reti, società benefit quotata sul mercato Aim Italia (il sistema multilaterale di negoziazione dedicato alle piccole e medie imprese ad alto potenziale di crescita, regolamentato e gestito da Borsa Italiana, ndr), è la prima e unica emittente tricolore a entrare a far parte del gruppo delle 3.790 società che, a livello globale, intendono “riscrivere il modo di fare impresa, operando secondo un paradigma rigenerativo e con l’obiettivo di creare valore per le persone, le comunità e l’ambiente, parallelamente al perseguimento dei risultati economici”, spiega in una nota. Un riconoscimento giunto al completamento di un percorso di assessment e di valutazione volto a identificare le aziende che rispettano i più rigorosi standard di trasparenza e sostenibilità.
“Da alcuni anni, con un’accelerazione sempre più esponenziale, si parla di quanto sia importante la sostenibilità per un’impresa, vale a dire la capacità di creare valore non solo dal punto di vista economico-finanziario ma anche per le società e le persone”, spiega a We Wealth Eric Ezechieli, co-fondatore di Nativa, la prima benefit corporation e B Corp in Europa, che ha affiancato Reti nel percorso di certificazione. “Fino a qualche anno fa si credeva rappresentasse un optional o addirittura un costo, ma negli ultimi due o tre anni è emerso sempre più chiaramente come le aziende più sostenibili siano anche quelle che performano meglio dal punto di vista economico-finanziario. E la certificazione B Corp nasce proprio per riconoscere le imprese che soddisfano gli standard più elevati al mondo in termini di sostenibilità”.

Diritto di recesso degli azionisti: è davvero un rischio?

Il protocollo, sviluppato negli ultimi 15 anni e utilizzato da oltre 150mila aziende in quasi 80 paesi, “misura tutto quello che fa un’impresa dal punto di vista delle performance esg (environmental, social, governance) ed evidenzia solo quelle che hanno superato determinate soglie di eccellenza”, continua Ezechieli. In Italia, in particolare, oggi si contano 115 B Corp certificate, per un totale di 3.790 a livello globale. “Essere B Corp non comporta rischi. Quello che è interessante capire, dato che queste società si impegnano anche ad adottare uno statuto giuridico inclusivo per gli stakeholder, è come questo venga percepito degli azionisti”, spiega Ezechieli.

Considerando, tra l’altro, la possibilità per questi ultimi di esercitare il diritto di recesso. “Proprio negli ultimi giorni, per esempio, Snam ha modificato il proprio statuto sociale. Una mossa ben recepita dagli azionisti, a dimostrazione del fatto che incamminarsi verso una direzione sostenibile e virtuosa non rappresenta necessariamente un rischio. È più un preconcetto”, continua l’esperto. “Reti rappresenta un caso diverso perché era una società benefit già al momento della quotazione. In ogni caso, più che di rischi bisognerebbe considerare uno spazio di opportunità e di miglioramento, nell’avanzare verso una direzione ormai riconosciuta come un imperativo dai principali operatori economici e del mondo finanziario”, conclude.

Paneghini: “Conferma del nostro impegno verso la trasparenza”

Quanto a Reti, il riconoscimento è giunto a conclusione di un rigoroso processo di verifica da parte di B Lab, ente non profit che promuove il modello B Corp in tutto il mondo e che ha misurato la capacità dell’azienda di creare profitto in modo responsabile e positivo per la collettività. La società ha ottenuto un punteggio di 82,4, apice di un percorso avviato nel corso del 2020 attraverso l’adozione dello status giuridico di società benefit che, come anticipato, ha consentito di inserire nell’oggetto societario lo scopo di creazione di valore per gli stakeholder, oltre che per gli azionisti. “Siamo fieri di questo importante traguardo che interessa l’intera azienda in ogni sua divisione”, interviene Bruno Paneghini, presidente e amministratore delegato di Reti. “Questo riconoscimento conferma il nostro impegno a operare con trasparenza, responsabilità, interdipendenza e inclusione e ci sprona a proseguire nelle pratiche e nei comportamenti virtuosi che sono alla base del nostro progetto di crescita e del nostro modo di fare impresa”.

di Rita Annunziata

Responsabile dell’Osservatorio sul wealth management al femminile di We Wealth. Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente videoreporter per Class Editori e ricercatrice per il Centro di ricerca sulle mafie e la corruzione dell’Università Suor Orsola Benincasa. Collabora anche con La Repubblica.

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