Il pessimismo attorno all’economia globale si è ridimensionato tra i fund manager europei. La quota netta di investitori che prevede un rallentamento nei prossimi 12 mesi è scesa dal 82% al 59%, mentre le aspettative di una recessione — che a marzo avevano toccato un picco biennale al 42% — sono ormai quasi del tutto rientrate. È quanto emerge dall’ultima edizione del sondaggio mensile condotto da Bank of America tra il 2 e l’8 maggio su un panel di 208 gestori, per un totale di 522 miliardi di dollari in masse in gestione. La successiva tregua commerciale fra Stati Uniti e Cina, non ancora avvenuta al momento della rilevazione, lascia margini per un ulteriore miglioramento del sentiment globale.
Nonostante un ritorno alla normalità rispetto alle paure estreme dei mesi scorsi, gli investitori europei continuano a puntare sull’economia e sull’azionario del Vecchio Continente. La quota netta di gestori che prevede un’accelerazione della crescita in Europa sale al 31%. Anche le prospettive sull’inflazione si polarizzano: il 28% dei fund manager europei si attende un calo dei prezzi nel proprio continente, mentre a livello globale il 30% si prepara a un ritorno di pressioni inflazionistiche.
In questo contesto, si rafforza la fiducia nei listini azionari europei: il 59% degli investitori si aspetta un rialzo nei prossimi mesi, in aumento rispetto al 51% di aprile. Di conseguenza, il 35% degli investitori globali è oggi sovrappesato sull’Europa rispetto al proprio benchmark, mentre il 38% è sottopesato sugli Stati Uniti — massimo da due anni. Il rischio percepito come più rilevante? Tagliare troppo l’esposizione azionaria, secondo il 28%, con il timore di perdere un eventuale rally.
Settori: il ritorno della finanza
L’attenuarsi delle tensioni macro ha restituito centralità ai settori che nei mesi passati erano stati penalizzati per l’esposizione ciclica. In cima alle preferenze c’è il comparto finanziario: il 22% degli intervistati indica questo come il gruppo settoriale europeo con le migliori prospettive per il 2025, seguito dagli industriali (19%). Le banche, in particolare, tornano ad essere il principale sovrappeso di consenso, con il 28% netto dei gestori che dichiara un’esposizione superiore al benchmark. Seguono assicurazioni (25%) e utility (19%). Al contrario, i settori auto, chimica e materie prime di base sono i più sottopesati nel posizionamento complessivo.
Posizionamenti globali: rotazione in atto, oro al massimo da 20 anni
Un’ulteriore sezione del sondaggio, riferita al campione globale di gestori, segnala un’intensa rotazione tematica e geografica nei portafogli. Gli acquisti si sono concentrati su tecnologia, industriali, Eurozona e materie prime, mentre sono stati alleggeriti i settori difensivi, sanità ed energia.
Sul fronte valutario, il sottopeso sul dollaro USA ha raggiunto i livelli più elevati dal maggio 2006, a indicare un marcato cambio di sentiment. Parallelamente, è stato azzerato il precedente sovrappeso obbligazionario, ora riportato su livelli neutri, segno di un calo dell’interesse per le asset class difensive.
Di segno opposto il posizionamento sull’oro, che ha toccato livelli di eccesso mai visti negli ultimi vent’anni: il metallo giallo è stato giudicato l’asset più sopravvalutato dal 45% netto degli intervistati — un record storico. Inoltre, la posizione “long gold” è considerata per il secondo mese consecutivo la più affollata del sondaggio, con il 48% dei gestori che vi è esposto, in ulteriore aumento. La debolezza del dollaro che accompagna il rally dell’oro spinge il 40% del campione a rafforzare le coperture contro il calo della valuta statunitense.
Infine, anche l’asset allocation azionaria globale mostra segnali di riposizionamento: il sottopeso complessivo sull’azionario è stato ridotto grazie all’incremento delle posizioni in Europa, non negli Stati Uniti. Il sottopeso sull’azionario USA ha raggiunto il livello più alto dal maggio 2023, in un contesto che privilegia large cap rispetto alle small cap e che vede nella tecnologia il settore più acquistato del mese — con la maggiore variazione mensile dal marzo 2013.

