Single Family Office: il laboratorio dell’identità patrimoniale italiana

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Single Family Office: il laboratorio dell’identità patrimoniale italiana

Più che un semplice strumento di gestione, il Single Family Office diventa un laboratorio culturale: unisce capitale economico e umano, visione e continuità, per custodire la ricchezza più duratura, quella delle idee e delle relazioni. A cura di Alessandra Losito, Country Head e Paolo Ramondetti, Deputy Country Head, di Pictet Wealth Management Italia

Indice

Dai Rockefeller e altre grandi famiglie storiche di imprenditori, che ne hanno definito i primi modelli, il Single Family Office (SFO) è oggi la forma più autentica e sofisticata della gestione patrimoniale privata in Italia. Originario dei Paesi anglosassoni, il Family Office si è diffuso progressivamente anche in Europa e in Italia. Nato come una struttura privata controllata dalla famiglia imprenditoriale per gestire, in modo centralizzato e professionale, il proprio patrimonio finanziario, imprenditoriale e immobiliare, oltre agli aspetti fiscali, filantropici e di governance familiare, nel contesto italiano ha assunto caratteristiche peculiari: una forte connessione con l’impresa di origine, una visione più valoriale che speculativa, e una particolare attenzione alla continuità generazionale. In questo senso, più che una replica dei modelli esteri, il Single Family Office italiano rappresenta una declinazione culturale e identitaria del concetto, dove la finanza è al servizio della storia familiare e non il contrario.

Un modello perfetto per il capitalismo industriale all’italiana

Configurandosi quale soggetto multiforme e flessibile, il Single Family Office è uno strumento capace di adattarsi alla diversa natura e obiettivi delle famiglie imprenditoriali italiane. Ciascun veicolo è infatti un progetto sartoriale, costruito su misura intorno alla storia, ai valori e alle ambizioni di una famiglia. Ben lungi dall’essere un mero strumento di governance patrimoniale, il Single Family Office è innanzitutto il tramite attraverso cui si snoda la continuità del pensiero e della cultura familiare. In un contesto di crescente complessità economica e normativa, l’SFO è chiamato a garantire non solo la protezione e la crescita del capitale, ma anche la trasmissione del suo significato tra generazioni.

In altre parole, più che una semplice struttura finanziaria, l’SFO è un ecosistema relazionale e valoriale: deve tenere insieme capitale monetario e capitale umano, volontà e capacità, cuore e ragione. Perché nelle imprese familiari la distanza tra “cervello e cuore” può essere minima o infinita, a seconda di quanto la famiglia riesca a mantenere una coerenza tra il patrimonio materiale e quello emotivo. La governance diventa dunque il punto di equilibrio: serve chiarezza di ruoli, definizione di obiettivi condivisi, formalizzazione di processi e valori, per evitare che la ricchezza diventi un fattore di disgregazione. Ogni Family Office, in fondo, deve essere utile prima che indispensabile: un luogo di consapevolezza e di sintesi, capace di mettere ordine e visione laddove complessità cresce.

Un fenomeno in crescita strutturale

In Italia questo fenomeno è in robusta crescita: secondo le ultime rilevazioni del Politecnico di Milano al 1° giugno 2025 i Family Office censiti hanno raggiunto quota 244 strutture – +10,4 % rispetto a giugno 2024 – e di queste 126 sono Single Family Office (SFO). I restanti sono 96 Multi-Family Office (MFO) e 22 strutture di origine bancaria che aggregano risorse e know-how per servire più famiglie. Si tratta di numeri rilevanti, ma soprattutto di una maturità crescente: la creazione di nuovi SFO è spesso legata a eventi di liquidità (circa il 56% dei casi) e si colloca prevalentemente al Nord Italia (90% circa), con la Lombardia che da sola ospita quasi la metà delle strutture (61, pari al 48%)[1]. Si tratta di un comparto giovane ma già evoluto, che impiega in media 9 professionisti per SFO e fa leva su partner esterni per le competenze più specialistiche. Il motore di questa crescita è duplice: da un lato il bisogno di professionalizzare la gestione del patrimonio, dall’altro la volontà di creare una piattaforma di trasmissione intergenerazionale di valori e ricchezza. La sfida più grande resta al momento quella del passaggio generazionale: ad oggi solo il 21% dei patrimoni è in mano alla terza generazione, chiaro segno di un sistema ancora in transizione.

Cultura, governance e apertura verso l’estero

L’esperienza italiana mantiene un’impronta fortemente imprenditoriale e domestica: molti Single Family Office continuano infatti a privilegiare investimenti in Italia e in settori affini al business originario della famiglia – manifattura, meccanica, moda, design – con una presenza tendenzialmente limitata all’estero. Questo home bias è radicato in una cultura del “fare impresa” più che del “fare finanza”, ma si sta progressivamente evolvendo verso una maggiore apertura internazionale e verso modelli ispirati agli endowment americani che integrano rendimento, sostenibilità e orizzonte perpetuo. In particolare, nel portafoglio dei Single Family Office italiani va crescendo negli ultimi anni il peso del private equity, del venture capital e dell’impact investing, a conferma di una ricerca di valore nel lungo periodo e di un approccio più consapevole alla gestione del rischio. In parallelo, si sta affermando una visione integrata che include anche filantropia, formazione e coinvolgimento delle nuove generazioni, formalizzata nei documenti di governance e/o nell’Investment Policy Statement che codificano principi e obiettivi non solo economici ma identitari del veicolo. Ci aspettiamo, quindi, quale prossimo passo evolutivo di questi veicoli una complessiva maggiore internazionalizzazione sia per quanto riguarda i modelli di investimento che la selezione di titoli e strumenti.

Verso un modello evoluto di capitale familiare

È evidente come oggi i Single Family Office siano chiamati a superare i rischi di isolamento e autoreferenzialità, aprendosi a forme selettive di collaborazione – club deal, partnership di investimento, scambi di competenze – senza perdere riservatezza e autonomia. L’adozione di strumenti digitali avanzati, l’uso di dati e analisi predittive e la costruzione di team multidisciplinari sono passi cruciali per mantenere competitività ed efficacia decisionale. Tuttavia, la vera evoluzione non è solo tecnologica od organizzativa, bensì culturale. Si tratta di passare da una logica di mera conservazione del patrimonio a una di gestione attiva del capitale familiare, inteso come insieme di risorse economiche, umane e valoriali. In questa prospettiva, il Single Family Office diventa un laboratorio della modernità patrimoniale italiana, dove si intrecciano le radici imprenditoriali e la spinta verso l’innovazione, la prudenza e la visione, la storia e il futuro. E il suo successo non si misura solo in termini di rendimento, ma nella capacità di custodire e rinnovare nel tempo la ricchezza più difficile da preservare: quella delle idee, della fiducia e dell’identità.

Le nuove generazioni e il capitale relazionale

Il futuro dei Single Family Office italiani passa anche attraverso la capacità di coinvolgere attivamente le nuove generazioni. Anche in Pictet Wealth Management, consapevoli dell’importanza cruciale di educare i giovani a diventare azionisti consapevoli e lungimiranti del patrimonio familiare, promuoviamo programmi pluriennali dedicati alla NextGen, con l’obiettivo di formare le nuove generazioni su temi chiave quali innovazione, imprenditorialità, investimento responsabile e filantropia. Sempre più spesso, infatti, gli eredi vengono formati fin da giovani alla gestione del patrimonio e alla responsabilità che esso comporta, attraverso academy familiari, mentorship con professionisti, percorsi di studio ed esperienze sul campo in aziende o fondazioni di famiglia. Si tratta di modalità per trasformare la ricchezza in conoscenza e la conoscenza in visione. L’SFO diventa così non solo un centro di governance, ma un luogo di educazione economica e culturale, dove si apprendono le regole della gestione finanziaria, ma anche i valori dell’impegno e della relazione. Un luogo dove il capitale relazionale – reti di imprenditori, advisor, istituzioni e family office affini – si configura come un vero e proprio asset strategico, capace di generare opportunità, contaminazione e continuità.

(Articolo tratto dal magazine n. 88 di marzo 2026 di We Wealth)

di Alessandra Losito

Alessandra Losito nel tempo libero ama stare all’aria aperta con la sua famiglia e andare in bici con i suoi figli. E’ anche una vera appassionata di lettura, legge 60 libri all’anno: sia romanzi e libri leggeri che saggi. Tutte le sue amiche le chiedono regolarmente suggerimenti su libri da leggere. Si sente “a casa” sia a Roma, dove vive, sia a Milano che a Napoli, dove è nata.

Si è laureata in economia alla Federico II dove ha poi conseguito il master in economia e finanza (Mef). Dopo un percorso in PwC, Borsa Italiana, e Citibank, è oggi head di Pictet Wealth Management Italy.

Ha la certificazione internazionale Cfa. Ha contribuito a lanciare il progetto “I fuoriclasse della scuola” con Feduf, ministero dell’Istruzione e Museo del risparmio, di cui è responsabile per il fund raising. L’idea è arrivata qualche anno fa, quando aveva deciso di fare una donazione per borse di studio ma non aveva trovato un contenitore affidabile. Così l’ha creato!

È stata indicata da Financecommunity come uno dei 50 professionisti più influenti nel settore finanziario italiano (quattro donne in tutto su 50).

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