Stop al gas russo: cosa prevede il maxi-piano Ue da 200 miliardi

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Presentato REPowerEU, il maxi-piano dell’Unione europea da oltre 200 miliardi di euro per affrancarsi dai combustibili fossili russi. I punti salienti

Lo scorso 8 marzo la Commissione aveva già presentato una bozza per ridurre la dipendenza dell’Europa da gas e petrolio russi prima del 2030

Previsto l’obiettivo di produrre internamente 10 milioni di tonnellate di idrogeno rinnovabile e importarne ulteriori 10 milioni entro il 2030

La Commissione europea, nella giornata del 18 maggio, ha presentato REPowerEu. Un piano da oltre 200 miliardi di euro per affrancarsi dai combustibili fossili russi ma anche per affrontare la crisi climatica. E che risponde agli interessi dell’85% degli europei che, secondo un recente sondaggio flash dell’organo esecutivo, intendono ridurre quanto prima la dipendenza da Mosca.

Lo scorso 8 marzo, a seguito dello scoppio della guerra in Ucraina, la Commissione aveva già presentato una bozza per ridurre la dipendenza dell’Europa da gas e petrolio russi prima del 2030. Nel corso del Consiglio europeo del 24-25 marzo i leader europei avevano successivamente sottoscritto tale obiettivo, chiedendo alla Commissione di proporre un piano dettagliato. Con REPowerEu, si punta innanzitutto a un aumento dal 9 al 13% dell’obiettivo vincolante di efficienza energetica stabilito nel pacchetto legislativo “Fit for 55” legato al Green Deal. A tal fine, gli Stati membri sono esortati a introdurre misure fiscali a favore del risparmio energetico, dalle aliquote Iva ridotte sui sistemi di riscaldamento efficienti all’isolamento degli edifici.

Inoltre, la Commissione intende aumentare dal 40 al 45% l’obiettivo principale per il 2030 per le rinnovabili (sempre nell’ambito del “Fit for 55”) attraverso sei linee d’intervento. Si parte dal raddoppiare la capacità solare fotovoltaica entro il 2025 e installare 600 GW entro il 2030, proseguendo con l’obbligo di installazione dei pannelli solari sui nuovi edifici pubblici, commerciali e residenziali. Inoltre, si intende raddoppiare il tasso di diffusione delle pompe di calore; intervenire sulla complessità delle procedure di autorizzazione di progetti nell’ambito delle rinnovabili; produrre internamente 10 milioni di tonnellate di idrogeno rinnovabile e importarne ulteriori 10 milioni entro il 2030; e infine elaborare un piano d’azione per il biometano, con l’introduzione anche di incentivi finanziari per la produzione di 35 miliardi di metri cubi sempre entro il 2030.

Guardando alle risorse necessarie, si parla di 210 miliardi di investimenti supplementari entro i prossimi cinque anni. Investimenti, si legge sul sito della Commissione, che dovranno godere dell’appoggio del settore pubblico e privato. Intanto, sono stati messi sul piatto già 225 miliardi di euro sotto forma di prestiti nell’ambito del Recovery and resilience facility, dotazione che l’organo esecutivo dell’Unione europea punta a rafforzare di ulteriori 20 miliardi di euro sotto forma di sovvenzioni “provenienti dalla vendita di quote di emissioni del sistema Ets (il sistema di scambio di quote di emissioni dell’Unione europea utilizzato per controllare le emissioni di inquinanti e gas a effetto serra, ndr) attualmente detenute nella riserva stabilizzatrice del mercato”, spiega la Commissione. Da sottolineare infine, secondo quanto risulta a Il Corriere della Sera e raccontato da fonti Ue in occasione della presentazione del maxi-piano da 200 miliardi, che per raggiungere l’obiettivo di affrancarsi da Mosca l’Europa dovrà intanto aumentare “nei prossimi 5-10 anni di 44 TWh la produzione di energia dal nucleare e di 100 TWh di carbone” (pari a un incremento di circa il 5% nel mix energetico).

di Rita Annunziata

Responsabile dell’Osservatorio sul wealth management al femminile di We Wealth. Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente videoreporter per Class Editori e ricercatrice per il Centro di ricerca sulle mafie e la corruzione dell’Università Suor Orsola Benincasa. Collabora anche con La Repubblica.

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