Private markets, per Mediobanca sono core nei portafogli 

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All’Ipem Wealth 2026 (Cannes), da sinistra, foto di Greta Teot (Mediobanca), Boris Maeder (Coller Capital) e Namcy Curtin (Alti Tiedemann Global).

All’Ipem Wealth 2026 (Cannes) Greta Teot, Executive director e Head of private markets di Mediobanca, spiega perché i private markets diventano core: 12 fondi evergreen, modello core-satellite, allocazioni 5%–30%, focus su trasparenza e rischio overlap

Indice

Dall’approccio “alternativo” al portafoglio core

Per Mediobanca Private Banking è tempo di superare l’etichetta “alternativi” quando si parla di private markets.

Nell’intervento di Greta TeotExecutive director e Head of private markets di Mediobanca, all’Ipem Wealth 2026 a Cannes, la tesi è chiara: i mercati privati non sono un accessorio, ma una componente sempre più strutturale della strategia di portafoglio.

Il focus, per wealth managerprivate banker e family office, è integrarli con diversificazionetrasparenza e un impianto core-satellite.

Dal prodotto alla costruzione di portafoglio: la svolta per il wealth

La traiettoria descritta da Teot segue l’evoluzione del settore: dalla logica della “vendita” del singolo strumento a una visione davvero olistica del portafoglio.

Mediobanca ha iniziato con club deal e fondi verticali, soluzioni apprezzate perché consentono di investire in operazioni specifiche e “selezionate”.

Il punto operativo è che costruire un’allocazione ampia e continuativa – ad esempio 20% – usando solo club deal o solo fondi chiusi è difficile.

Continuità dell’esposizione, tempi di investimento e gestione della liquidità richiedono una struttura più “industriale” e meno episodica.

L’effetto evergreen: continuità dell’esposizione e impiego del capitale

La discontinuità arriva con i fondi evergreen, che spostano l’attenzione dalla singola raccolta a portafogli costruiti sui mercati privati lungo più asset class e più orizzonti temporali.

Per chi gestisce patrimoni, l’impatto è concreto: la struttura evergreen riduce il rischio di “tempo non investito” e rende più gestibile l’allocazione nella pratica quotidiana.

Questo passaggio rende la componente privata meno tattica e più core, con una logica di portafoglio replicabile e monitorabile.

A livello di mercato, Mediobanca Private Banking ha annunciato iniziative evergreen in partnership, come la strategia sulle royalties con Partners Group annunciata a novembre 2025.

Il modello core-satellite: come si costruisce l’architettura secondo Mediobanca

Per integrare i private markets nei portafogli, Teot descrive un impianto core-satellite che rende leggibile e governabile la componente illiquida.

La parte core si appoggia a fondi evergreen pensati per consentire un’allocazione più rapida e stabile. Nel suo intervento, Teot indica una piattaforma di 12 fondi “in crescita”, con strategie tra private equityprivate creditinfrastrutture e secondari.

La parte satellite aggiunge specializzazione e personalizzazione, combinando fondi chiusi su gestori di nicchia e la costruzione su misura dei club deal.

Club deal: Italia in autonomia, estero in co-investimento per controllare il rischio

Sui club deal, la distinzione tra domestico e internazionale è uno snodo rilevante per la gestione del rischio. In Italia, Teot spiega che il team opera in modo diretto: ricerca opportunità, incontra i fondatori e struttura operazioni flessibili.

Le strutture possono essere di maggioranza o minoranza, con l’obiettivo di allineare interessi dell’imprenditore e del cliente.

Fuori dall’Italia, negli Stati Uniti o in Asia, l’accesso passa attraverso co-investimenti con partner per combinare qualità del deal flow e controllo del processo.

Allocazione: niente formule standard, forchetta operativa 5%-30%

Sul tema “quanto allocare”, Teot esclude formule rigide valide per tutti. Nel suo intervento richiama portafogli modello sviluppati da Mediobanca che, per profilo di rischio, spaziano da 5% in private markets a 30%.

Queste percentuali sono presentate come linee guida e non come prescrizioni, perché dipendono da vincoli, obiettivi e orizzonte del singolo investitore.

Il dato più forte, per la consulenza, è che alcuni clienti arrivano in casi limite a portafogli anche 100% private markets, cercando in banca una specializzazione quasi esclusiva su questa componente.

Selezione dei gestori: rischio overlap e diversificazione “vera”

Un passaggio chiave, in ottica consulenziale, riguarda trasparenza e costruzione della diversificazione effettiva.

Teot indica che la piattaforma si arricchirebbe di circa un nuovo fondo ogni due mesi, senza un numero massimo prestabilito di gestori. La condizione è che ogni inserimento aggiunga complementarità reale, non semplice moltiplicazione di esposizioni simili.

Il punto tecnico è misurare l’overlap tra portafogli sottostanti: nel private credit, l’analisi entra nel merito di nomi e pesi delle posizioni per evitare sovrapposizioni che creano rischio “mascherato”.

Due diligence: il track record resta centrale, ma sugli evergreen non basta

In chiusura, la posizione di Teot resta rigorosa: il track record è un cardine di due diligence e monitoraggio.

Ma l’evoluzione degli strumenti evergreen richiede un set di valutazioni più ampio rispetto ai fondi chiusi tradizionali. Cambiano la struttura, la gestione del capitale nel tempo e le dinamiche di composizione del portafoglio, aumentando la complessità da governare.

Per private banker e wealth manager non basta raccontare l’idea dei private markets, bisogna misurarla e integrarla con liquidità e obiettivi patrimoniali, senza zone d’ombra.

Domande frequenti su Private markets, per Mediobanca sono core nei portafogli 

Qual è la principale argomentazione di Mediobanca Private Banking riguardo ai private markets?

Mediobanca Private Banking sostiene che i private markets non dovrebbero più essere considerati 'alternativi', ma una componente fondamentale e strutturale dei portafogli di investimento.

Qual è la visione di Greta Teot, Executive director di Mediobanca, sui mercati privati?

Greta Teot, Executive director e Head of private markets di Mediobanca, ha espresso chiaramente all'Ipem Wealth 2026 a Cannes che i mercati privati sono una componente sempre più strutturale della strategia di portafoglio.

Qual è la forchetta di allocazione suggerita da Mediobanca per i private markets?

Mediobanca suggerisce una forchetta operativa di allocazione per i private markets compresa tra il 5% e il 30%, indicando che non ci sono formule standard.

Come gestisce Mediobanca il rischio nei club deal, in particolare tra Italia ed estero?

Mediobanca gestisce il rischio nei club deal operando in autonomia in Italia e tramite co-investimento all'estero, al fine di mantenere un maggiore controllo.

Qual è l'importanza del track record nella selezione dei gestori secondo Mediobanca?

Secondo Mediobanca, il track record resta un elemento centrale nella selezione dei gestori, ma per gli investimenti 'evergreen' non è l'unico fattore da considerare.

FAQ generate con l'ausilio dell'intelligenza artificiale

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