AlTi, mercati privati al centro: oltre il portafoglio 50/30/20

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Ipem di Cannes 2026: foto di teot, maeder e Curtin

A Ipem Wealth 2026, Nancy Curtin, Dio di AlTi Tiedemann Global: private markets come asset core per clienti Uhwn, framework a 3 bucket, obiettivo 10%-12% nel “ballast”, evergreen solo dove la liquidità è coerente. Rischio gestito bottom-up: evitare vendite forzate, duration corta, selezione manager rigorosa.

Indice

La linea di AlTi per i grandi patrimoni

Nancy Curtin, Global Chief Investment Officer di AlTi Tiedemann Global, è intervenuta a Ipem Wealth 2026 a Cannes per chiarire che, per la clientela Uhwn, le formule preconfezionate sono spesso fuorvianti.

La sua esperienza alla guida di un team di oltre 50 professionisti rende l’approccio operativo e replicabile per privatebanking e family office.

Nel contesto della crescita prevista dei flussi verso i private markets, il discrimine non è più se allocare ma come governare illiquidità e rischio operativo.

Le stime discusse a Cannes indicano masse individuali in aumento da 2,7 a 9,3 trilioni di dollari entro il 2028, una traiettoria che impone rigore nella selezione dei veicoli e nella pianificazione della liquidità.

Private markets: core, non moda

Curtin ha ribadito che i mercati privati sono integrati nei mandati Uhwn da oltre venti anni nelle pratiche di AlTi, con l’obiettivo di applicare tecniche da endowment e fondazioni ai portafogli privati.

Questo significa trasformare la composizione del portafoglio in una struttura che mira alla resilienza contro inflazione e shock fiscali, non semplicemente a inseguire un premio illiquido.

Dunque per wealth manager e private banker l’accesso non basta: contano governance del veicolo, qualità della base investitori e co-investimento dei manager.

In ottica di advisory, la disciplina è evitare soluzioni “annacquate” e privilegiarne di allineate a investitori istituzionali e grandi patrimoni.

Niente Modello Yale: personalizzazione e governance fiscale

Curtin ha escluso l’applicabilità universale di regole standard come 50/30/20 o modelli accademici generalizzati.

Per gli Uhwn contano tolleranza all’illiquidità, preferenze per determinati asset e esigenze di reddito che possono variare drasticamente da un anno all’altro.

Per un family office o un private banker questo si traduce in processi di governance che incorporano pianificazione fiscale e strategia di legacy fin dalla costruzione del portafoglio.

L’obiettivo è ridurre il rischio di decisioni tattiche dettate da scadenze e vincoli, invece che da convinzioni di lungo periodo.

Lo schema operativo a tre bucket per gestire obiettivi diversi

Curtin propone un modello funzionale in tre contenitori distinti per allineare rischi e finalità: stabilità, diversificazione e crescita.

Questo approccio sposta l’attenzione dall’etichetta “asset class” alla funzione che ogni investimento deve svolgere nel portafoglio complessivo.

Per i wealth manager significa disegnare mandate che separino chiaramente esigenze di liquidità da quelle di rendimento a lungo termine, riducendo il rischio di vendite forzate.

Il punto è rendere esplicito dove si cerca performance e dove, invece, si paga per la protezione.

Stabilità: liquidità e protezione del cash flow

Il primo bucket è dedicato a lifestyle e liquidità e non è pensato per assumere rischio eccessivo.

Curtin mette l’accento sulla necessità di mantenere duration molto breve in questa porzione per evitare che scostamenti fiscali o spese straordinarie costringano a monetizzare asset di crescita.

Per chi consiglia clienti Uhwn, la regola operativa è semplice: la liquidità è una polizza contro la peggiore perdita, cioè la vendita forzata degli asset migliori.

Qui si costruisce anche il dry powder per gestire i momenti in cui il mercato “prezza” male il rischio.

Diversificazione come zavorra: rendimenti stabili e difesa

Il secondo bucket svolge il ruolo di ballast per la protezione del portafoglio, mirando a rendimenti più regolari e a contenere il downside.

Curtin ha indicato che, in periodi recenti, strategie combinate di private credit, infrastrutture, real asset e absolute return hanno mostrato risultati nell’intorno del 10%-12%, enfatizzando la stabilizzazione più che la promessa di performance lineari.

Per i gestori di portafogli Uhwn questo significa calibrare esposizioni che offrano protezione nei drawdown mantenendo al contempo efficienza fiscale per clienti tassabili.

Il valore è nella tenuta complessiva, non nella singola componente.

Crescita: pubblico e privato in sinergia

Il terzo bucket è dedicato alla crescita e combina esposizioni passive su mercati ampi, gestione attiva su temi e una componente selezionata di private equity.

Curtin sottolinea che pubblico e privato non sono sostituti ma complementi: il private equity richiede ancora orizzonti lunghi e selezione rigorosa per realizzare il premio atteso.

Questo segmento richiede per i wealth manager una governance che eviti sia sovraesposizione sia l’illusione di rendimento garantito dall’illiquidità.

La costruzione deve essere coerente con gli obiettivi e con l’orizzonte temporale reale del cliente.

Evergreen e scala di liquidità: utilità selettiva

Curtin apprezza i fondi evergreen per la capacità di costruire una scala di liquidità con finestre differenziate, rendendoli utili soprattutto in private credit e infrastrutture.

Tuttavia esclude un uso automatico dell’evergreen nel private equity, dove la durata lunga è parte integrante del motore di rendimento.

Per chi costruisce soluzioni di wealth management la valutazione deve concentrarsi sulla coerenza tra la liquidità offerta e quella effettiva del sottostante, oltre alla composizione degli investitori.

Il rischio da evitare è una liquidità “di facciata” che si traduce in gating o repricing nei momenti peggiori.

Selezione dei manager: concentrazione dove serve, diversificazione dove è obbligatoria

Curtin distingue tra aree in cui la concentrazione di manager preserva l’alpha e aree come il private credit dove la diversificazione è cruciale per la protezione del capitale.

Nel credito privato l’obiettivo primario è il recupero del capitale: il portafoglio deve essere granulare e gestito da team con esperienza in ristrutturazioni e cicli avversi.

Per gli hedge fund, invece, la selezione punta su manager con track record replicabile e attenzione all’efficienza fiscale.

Per clientela tassabile, il rendimento netto diventa il vero metro di valutazione.

La regola pratica: gestione del rischio bottom-up

La conclusione operativa è che la gestione del rischio non è un esercizio top-down di percentuali, ma un processo bottom-up che identifica cosa si possiede, quali rischi si stanno pagando e come questi rischi interagiscono con obiettivi e flussi del cliente.

In un panorama in cui le masse individuali nei mercati privati sono attese crescere fino al 2028, la capacità di progettare portafogli governati per liquidità, protezione e crescita diventa un vantaggio competitivo.

Implicazioni immediate per private banker e family office

Per chi costruisce soluzioni per clientela Uhwn, le priorità operative sono validare qualità dei veicoli e dei manager, strutturare una scala di liquidità coerente con il sottostante e integrare governance fiscale e pianificazione della legacy nella costruzione del portafoglio.

La spinta dei mercati privati verso il canale wealth crea opportunità, ma il valore per il cliente dipende dalla capacità del consulente di governare illiquidità, concentrazione e rischio fiscale con discipline operative chiare.

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