Private equity, l’inflazione allarga l’extra rendimento sulle azioni

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Secondo una nuova analisi di Goldman Sachs, il divario nelle performance fra private equity e azionario si è allargato dal covid-19 in avanti: ecco i dati

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Il private equity, l’investimento in azioni di società non quotate in Borsa, offre opportunità di rendimento superiori alle controparti pubbliche nel lungo termine; ma non tutte le “stagioni” storiche sono favorevoli nella stessa misura per questo segmento del mercato. Fra il 2010 e il 2020, in un contesto di tassi d’interesse bassi e di elevate performance sui mercati azionari, l’extra rendimento del private equity è stato di circa il 3% annuo. Un vantaggio “relativamente piccolo” rispetto alla media ventennale, pari a un 5% annuo in più rispetto ai mercati pubblici, hanno affermato gli analisti di Goldman Sachs in un nuovo rapporto. 

L’inflazione elevata, però, sarebbe fra gli elementi macroeconomici favorevoli alla sovraperformance del private equity che, infatti, si è allargata a partire dal 2020. Questa evoluzione è visibile nel grafico sottostante, in cui le barre tratteggiate si riferiscono a diverse tipologie di mercati privati.

“La limitata sovraperformance del private equity nel decennio successivo alla crisi finanziaria è stata dovuta principalmente alla particolare forza delle azioni pubbliche piuttosto che alla debolezza del private equity stesso”, hanno affermato gli analisti di Goldman, “l’aumento delle valutazioni dei mercati pubblici ha contribuito a ridurre il divario storico di performance rispetto a quelli privati”.

 

L’effetto inflazione penalizza di più le azioni pubbliche 

Secondo l’analisi, a partire dagli anni Ottanta l’incremento dell’inflazione avrebbe aiutato il private equity a registrare performance migliori delle controparti quotate grazie all’impatto negativo che i rialzi dei tassi producono sulle azioni pubbliche. Dal momento che l’aumento dell’inflazione incoraggia le banche centrali a restringere la politica monetaria, le azioni reagiscono negativamente in Borsa, molto più di quanto vengano riviste al ribasso le valutazioni delle società non quotate. “I gestori di private equity non sono costretti a svalutare le loro attività, soprattutto, se i margini delle società in portafoglio rimangono solidi, ad esempio in un contesto di forte crescita”, hanno aggiunto gli analisti. 

Per chi ha puntato sul private equity in questa fase, poi, la buona notizia è che storicamente il vantaggio in termini di performance “è ancora più ampio quando l’inflazione scende”, da livelli di partenza elevati – “e questo è lo scenario che continuiamo a prevedere per i prossimi mesi”, ha affermato Goldman Sachs.

E’ importante sottolineare che i confronti in termini di performance fra mercati pubblici e privati sono sempre stati complessi da analizzare alla pari, date le differenze di fondo fra i due approcci. I rischi dei private market, infatti, “possono essere significativamente sottostimati a causa della minore frequenza di reporting”, hanno affermato da Goldman, “inoltre, la selezione dei gestori, il survivorship bias e il market timing possono essere più importanti nei mercati privati, il che significa che i dati aggregati possono nascondere un’ampia dispersione delle performance”. Si tratta, dunque, di un confronto necessariamente imperfetto. 

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Private market, raccolta in calo

Dopo un 2021 particolarmente favorevole per la raccolta dei fondi di private equity, il rallentamento è stato fisiologico e la presenza di rendimenti interessanti sul mercato obbligazionario potrebbe aver dirottato parte del denaro che altrimenti avrebbe cercato rendimenti nel, più rischioso, universo dei private market. “Sebbene il panorama della raccolta fondi continuerà probabilmente a essere difficile nel breve termine, soprattutto nel private equity, i nostri analisti di asset manager ritengono che strutturalmente il ‘superciclo del mercato privato’ abbia spazio per continuare”, ha affermato la banca d’affari americana, “la raccolta di fondi rappresenta ancora una porzione molto piccola degli asset quotati in Borsa e le indagini indicano che l’appetito degli investitori è destinato ad aumentare in questo spazio”.

di Alberto Battaglia

Alberto Battaglia è giornalista professionista specializzato in macroeconomia, mercati finanziari e assicurazioni. Responsabile dell’area macroeconomica e assicurativa di We Wealth, ha maturato la sua esperienza nelle principali testate economiche italiane: Milano Finanza, Radio24, Wall Street Italia, SkyTg24 e Il Sole 24 Ore Plus24.

Laureato in Linguaggi dei Media all’Università Cattolica di Milano, ha conseguito il Master in Giornalismo alla stessa università, con una esperienza di formazione alla London School of Economics and Political Science (LSE).

Nel 2022 ha vinto il Premio ABI-FEduF-FIABA “Finanza per il Sociale”, riconoscimento patrocinato dal Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, per la capacità di raccontare temi economici complessi con rigore e accessibilità. I suoi reportage sono stati pubblicati su Avvenire, Il Foglio e Il Fatto Quotidiano.

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