Il private debt è sempre più al centro delle strategie di investimento di chi guarda all’economia reale.
Un canale di finanziamento alternativo, complementare al credito bancario, che consente di sostenere in modo diretto la crescita delle imprese italiane e, al tempo stesso, di offrire rendimenti decorrelati ai portafogli degli investitori.
“Il private debt può contribuire a sostenere i progetti di un imprenditore quando quest’ultimo decide il proprio futuro, intraprendendo un percorso di incremento della capacità produttiva o di espansione all’estero o di altra forma di sviluppo” ha spiegato Daniele Colantonio, partner, consigliere e responsabile sviluppo prodotti di Anthilia Capital Partners SGR, tra gli speaker intervenuti alla seconda edizione del Wealth Management Summit organizzato da We Wealth lo scorso ottobre. “È la risposta finanziaria a una tensione verso la crescita, che si affianca, senza sostituirla, alla finanza bancaria tradizionale” ha aggiunto.
L’Italia, una “fabbrica” di eccellenze produttive
“Ma quanto è bella l’Italia?” ha domandato Colantonio dal palco, lasciando intravedere una passione sincera per il tessuto industriale del Paese.
Un’Italia che, oltre la retorica, resta una vera e propria fabbrica di qualità e intelligenza manifatturiera, tra le prime al mondo per capacità produttiva e competitività in decine di settori.
Siamo secondi solo alla Germania in numerosi comparti del commercio globale, con punte d’eccellenza che spaziano dal food alla meccanica di precisione, dal turismo e hospitality all’energia rinnovabile e ai servizi professionali.
“In questi primi 12 anni di attività – ha raccontato Colantonio – abbiamo avuto l’opportunità di incontrare realtà straordinarie: da chi opera nel settore alimentare e della ristorazione agli impianti fotovoltaici, dal settore abbigliamento alle società di servizi, dalla tecnologia e media all’ingegneria e costruzioni. È questo il Paese reale, dove si concentra la capacità di innovare e creare valore e che il private debt può aiutare a far crescere”.
Un’Italia fatta di imprese non quotate, spesso troppo piccole per accedere ai mercati regolamentati, ma che presentano un grande potenziale.
“Del resto una grande fetta del mondo che ci circonda non è presente sui listini – ha ricordato Colantonio – ci auguriamo che lo diventi nel futuro prossimo, ma intanto dobbiamo prendere atto del rilievo di questo tessuto produttivo, che rappresenta la vera spina dorsale del Paese”.
Private debt in Italia: un mercato da 13,8 miliardi di euro
Oggi in Italia ci sono circa 4,6 milioni di imprese, di cui una parte rilevante nel segmento mid-lower market, con fatturati compresi tra 10 e 250 milioni di euro. È qui che si concentra il lavoro di Anthilia: imprese solide, spesso a conduzione familiare, che cercano capitali flessibili per svilupparsi, innovare o affrontare passaggi generazionali. Un mercato vasto, ancora frammentato e con ampi margini di crescita.
Negli ultimi dieci anni, infatti, il mercato italiano del private debt ha raggiunto un valore cumulato di 13,8 miliardi di euro, con oltre 1.200 emissioni da parte di più di mille emittenti.
Secondo i dati di Anthilia, il comparto cresce ad un ritmo sostenuto confermando il ruolo ormai strutturale di questi strumenti di finanza alternativa e complementare nel finanziamento di risorse alle PMI.
Rendimento e decorrelazione: perché il private debt piace agli investitori
L’attrattività dell’asset class si misura anche sul piano finanziario. Ad esempio, gli spread medi delle emissioni curate da Anthilia si collocano tra 400 e 700 punti base sopra il rendimento dei BTP quinquennali, offrendo un differenziale interessante in termini di rischio-rendimento. Numeri che confermano il private debt come efficace complemento alle componenti obbligazionarie tradizionali, capace di aumentare il rendimento atteso riducendo al contempo la volatilità. “Si tratta – ha osservato Colantonio – di obbligazioni a tutti gli effetti, ma con logiche meno correlate ai mercati quotati e ai movimenti di credit spread. Il private debt consente di aggiungere stabilità e visibilità ai flussi cedolari, con un impatto concreto sull’economia reale”.
Il “moltiplicatore silenzioso” dell’economia italiana
Se il rendimento interessa l’investitore, l’impatto interessa il Paese. “Ogni investimento in private debt – ha ricordato Colantonio – non genera solo un ritorno finanziario, ma moltiplica valore nel sistema: permette alle imprese di crescere, creare occupazione, innovare ed esportare”. È un effetto moltiplicatore che si riflette in tutta la filiera produttiva. Anthilia Capital Partners, che è stata pioniere nel segmento del private debt in Italia, ha realizzato dal 2013 oltre 120 operazioni a favore di PMI italiane, per un valore complessivo di 1,9 miliardi di euro in investimenti originati e un commitment raccolto di circa 950 milioni. Non solo, le aziende finanziate generano più di 12 miliardi di fatturato e impiegano oltre 58.000 persone, contribuendo in modo tangibile alla crescita del tessuto industriale italiano.
Il private debt è un “ponte” tra due mondi: quello degli investitori alla ricerca di rendimento e quello delle imprese che hanno bisogno di capitale per crescere. Un ponte costruito sulla conoscenza diretta del tessuto produttivo e sulla capacità di interpretarne i bisogni. “È da considerarsi moderna – ha concluso Colantonio – un’economia che finanzia bene il capitale circolante attraverso la banca, ma che sa usare strumenti complementari come il private debt per accompagnare le imprese nelle fasi di discontinuità e sviluppo. L’Italia è e deve restare una fabbrica, non solo un negozio”.
