Private asset, l’infrastruttura digitale accelera il mercato

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Private asset, l'infrastruttura digitale accelera il mercato

I private market suscitano un interesse crescente nel wealth management, ma la loro diffusione su scala più ampia dipende anche dalla capacità del mercato di dotarsi di infrastrutture operative più efficienti, Weltix ha la sua proposta

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Negli ultimi anni i private market sono entrati stabilmente nel dibattito del wealth management. Private equity, private debt e venture capital vengono sempre più spesso considerati strumenti utili per diversificare i portafogli e accompagnare gli investitori lungo orizzonti temporali più lunghi, coerenti con la natura illiquida di queste asset class. L’interesse, dunque, sembra crescere, ma osservando da vicino il funzionamento del mercato, emerge come la diffusione di questi strumenti dipenda anche da un altro fattore, meno visibile ma decisivo: l’infrastruttura operativa attraverso cui i private asset vengono emessi, gestiti e scambiati.

Il nodo operativo: processi ancora complessi e poco scalabili

Antonio Chiarello, fondatore di Weltix Spa, afferma: “Molti strumenti continuano a nascere all’interno di processi che potremmo definire, almeno in parte, ancora artigianali: emissioni studiate caso per caso, procedure operative complesse, governance spesso frammentata, difficoltà nella circolazione degli strumenti e mercati secondari ancora limitati. Non sorprende quindi che asset potenzialmente rilevanti per la costruzione di portafoglio rimangano spesso confinati a una platea relativamente ristretta di investitori. Più che un problema culturale, dunque, la questione appare spesso tecnica e operativa: talvolta manca un’infrastruttura capace di rendere il tutto più efficiente da gestire”.

È in questo contesto che si colloca l’attività di Weltix, piattaforma fintech regolamentata che integra tre livelli operativi normalmente separati: il collocamento di strumenti finanziari (autorizzazione Consob n. 22966), la fiduciaria completamente digitale (Aut. MIMIT 10/03/2020 e 06/02/2026) e la gestione del Registro DLT per gli strumenti finanziari nativi digitali (Aut. Consob n. 23641 ai sensi del Decreto Fintech 2023). L’obiettivo è intervenire su molte delle frizioni operative che oggi ren- dono complessa l’emissione, la gestione e la circolazione dei private asset.

Tokenizzazione: non solo tecnologia, ma quadro regolamentare

In questo quadro si inserisce anche il tema della tokenizzazione, parola sempre più diffusa negli ultimi anni ma spesso utilizzata in modo generico. In realtà è utile distinguere tra fenomeni molto diversi tra loro: da un lato la tokenizzazione di asset generici, dall’altro quella di strumenti finanziari regolamentati.

Nel primo caso il token rappresenta semplicemente una frazione di un bene. Nel secondo, invece, per emettere il token è necessario un’autorizzazione (Consob in Italia), il token stesso è quindi lo strumento finanziario e non un gemello digitale, e assume valore legale all’interno di un quadro normativo.

Il Decreto Fintech e il valore legale degli strumenti su DLT

In Italia questo passaggio è stato introdotto dal Decreto Fintech del 2023, che ha riconosciuto la possibilità di emettere strumenti finanziari su registri distribuiti (DLT) con valore legale equiparato agli strumenti dematerializzati tradizionali. Il cambiamento non riguarda quindi soltanto la digitalizzazione di un certificato o la creazione di una copia elettronica di un titolo esistente.

Piuttosto, si tratta di ripensare il registro dello strumento finanziario, che adesso può integrare in modo nativo la tracciabilità delle partecipazioni, la gestione della governance la trasferibilità degli strumenti e gli aspetti di compliance, oltre al clearing in t+0, cioè immediato. Da questa prospettiva, la tokenizzazione può essere letta come una naturale evoluzione del processo di dematerializzazione. Se negli anni Novanta i titoli hanno smesso di essere fisici, oggi possono diventare pienamente digitali.

Il punto, tuttavia, non è la tecnologia in sé, ma ciò che la tecnologia può rendere possibile per far funzionare meglio il mercato come tempi di emissione più rapidi, onboarding più efficienti, maggiore trasparenza nella governance e una gestione più semplice della circolazione degli strumenti.

Alcuni esempi concreti di evoluzione del mercato

Alcune operazioni realizzate negli ultimi mesi offrono esempi concreti di questa evoluzione. Weltix ha gestito insieme a UniCredit la prima emissione in Italia di un minibond nativamente tokenizzato su blockchain pubblica, mostrando come strumenti di debito tradizionali possano essere gestiti attraverso registri digitali, mantenendo piena conformità normativa.

Sempre con UniCredit è stata inoltre realizzata la prima operazioni di tokenizzazione di una nota strutturata su infrastruttura DLT in Italia; un passaggio che ha portato un prodotto tipica- mente utilizzato nei mercati dei capitali all’interno di un registro digitale regolamentato e che ha evidenziato come strumenti finanziari complessi possano essere gestiti con maggiore efficienza lungo il loro ciclo di vita.

La piattaforma di Weltix ha inoltre supportato operazioni di investimento in aumenti di capitale e mercato secondario di società tecnologiche ad alta crescita, tra cui transazioni su partecipazioni nel settore space-tech come D-Orbit, gestite attraverso processi interamente digitali che hanno semplificato l’onboarding degli investitori, la governance delle partecipazioni e la gestione amministrativa.

Quanto al tema dei mercati secondari, i private asset continueranno probabilmente ad avere un grado di illiquidità più elevato rispetto agli strumenti quotati, tuttavia, parte di questa illiquidità deriva anche da ostacoli operativi e infrastrutturali, che Weltix sta semplifican- do. Quando domanda e offerta esistono, le infrastrutture adeguate possono contribuire a rendere più agevole la circolazione degli strumenti, garantendo al tempo stesso certezza legale, tracciabilità e compliance.

La sfida: sostenere una diffusione più ampia dei private asset

In un contesto in cui l’Europa, anche attraverso iniziative come la Saving & Investments Union, mira a mobilitare una quota più ampia di risparmio privato verso l’economia reale, la questione infrastrutturale potrebbe quindi diventare sempre più centrale. Più che con- vincere gli investitori dell’interesse dei private asset, la sfida sembra essere quella di costruire un’infrastruttura di mercato capace di sostenerne una diffusione più ampia e ordinata.

(Articolo tratto dal magazine n. 89 di aprile 2026 di We Wealth)

Una donna con i capelli lunghi, che indossa una camicetta arricciata, siede sorridente e tiene in mano un blocco per appunti. Lo sfondo è semplice e di colore chiaro. L'immagine è in bianco e nero.

di Chiara Samorì

Direttore editoriale di We Wealth e responsabile per l’area multimediale. Giornalista professionista, è laureata in Psicologia. Nel passato ha collaborato, tra gli altri, con il Corriere della Sera, l’agenzia di stampa Italpress, Ingenio, Reteconomy e Pop Economy.

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