Dopo essere stato a lungo uno dei settori preferiti nei portafogli dei gestori europei, il comparto assicurativo è passato a novembre in leggero sottopeso strategico, come mostra l’ultima rilevazione di Bank of America. Nel corso del 2025 la scommessa sulle compagnie ha comunque pagato, seppure meno rispetto ad altri segmenti come difesa o banche: lo Stoxx Insurance ha messo a segno un +17% da inizio anno al 25 novembre, contro il +10% dello Stoxx 600. L’orientamento dei gestori sembra riflettere non una nuova crisi del settore — dopo il crollo della redditività del ramo Vita nel 2022 — quanto una stabilizzazione su livelli che, secondo il nuovo outlook settoriale di S&P Global Ratings, rimarranno “robusti, ma non stellari”.
Le valutazioni dell’agenzia confermano infatti che il 2026 non rappresenterà un anno di svolta per il settore assicurativo, ma la prosecuzione di tendenze già avviate: margini solidi, capitale in aumento, rischi prevalentemente esterni e una crescita dei premi che resta moderata, in linea con il rallentamento strutturale dell’economia europea. Il raffreddamento dei gestori sulle azioni delle compagnie non sembra quindi collegato a un deterioramento, bensì alla mancanza di nuovi catalizzatori positivi. La pressione sulla liquidità rimane definita “bassa” nella mappa dei rischi S&P: un elemento cruciale, perché l’assenza di tensioni legate al funding consente alle compagnie di non modificare in modo significativo le politiche d’investimento e di evitare dismissioni forzate in un contesto di tassi ancora elevati.
Capitale in crescita, rischi sotto controllo e margini “non stellari“
Nel quadro delineato da S&P, i rischi principali continuano a essere di natura geopolitica: rapporti commerciali tra Europa e Stati Uniti “molto tesi”, frammentazione politica in aumento e debolezza del settore immobiliare europeo. Si tratta di rischi classificati come “molto elevati” o “elevati”, ma quasi tutti con andamento stabile o in miglioramento. Soprattutto, sono rischi che S&P non incorpora nello scenario base a meno che non assumano una dimensione sistemica: le compagnie ne sono esposte, ma la qualità del capitale e la posizione di liquidità attenuano la necessità di un revisione prospettica.
Il vero elemento strutturale messo in evidenza dall’agenzia è il costante rafforzamento dei capital surplus. Secondo le proiezioni, il capitale eccedentario del settore — misurato rispetto ai requisiti necessari per mantenere gli attuali rating — continuerà a crescere fino al 2027, grazie alla combinazione di minore attività M&A in larga scala, propensione al rischio contenuta, disciplina nel pricing e, soprattutto, un’espansione più lenta dei ricavi.
Nel ramo Vita, S&P prevede invece un miglioramento dei margini “graduale”. La lentezza del recupero dipende dalla struttura dei portafogli: la lunga duration degli attivi fa sì che il beneficio dei tassi elevati emerga solo al rinnovo dei titoli in scadenza, mentre la crescita delle riserve unit-linked e della protezione attenua l’impatto dei tassi sul margine complessivo. Il risultato è un ritorno sugli attivi “robusto, ma non stellare”: positivo e stabile, ma lontano dai livelli di attrattività di altri comparti finanziari. Da qui la rotazione dei gestori: non un problema di rischio, ma di confronto relativo.

Il quadro domestico Ania e la combinazione tra bassa crescita e resilienza
La normalizzazione del ramo Vita è evidente anche nei dati pubblicati da Ania. Nei primi nove mesi dell’anno, la raccolta Vita complessiva è cresciuta del 9,4%, pur con un ritmo più contenuto rispetto al primo semestre. I flussi netti verso le gestioni separate restano positivi per circa 2,6 miliardi, mentre il segmento unit-linked torna in territorio positivo: premi in aumento del 24% e flussi netti di poco inferiori ai 350 milioni, sostenuti dal recupero dei mercati finanziari e dalla maggiore attenzione delle reti distributive.
La componente protezione — ormai asse commerciale strategico — mostra uno dei progressi più marcati: i flussi netti raggiungono 1,9 miliardi, grazie all’aumento delle coperture abbinate ai mutui e dei prodotti dedicati ai rischi sanitari. La normalizzazione delle polizze garantite riflette una maggiore prudenza dei risparmiatori in presenza di tassi elevati, ma non segnala tensioni: contribuisce piuttosto al riequilibrio del mix prodotti e alla solidità delle riserve, in linea con il quadro europeo delineato da S&P.
Nel complesso, gli incroci tra outlook europeo e dati domestici restituiscono l’immagine di un settore che non accende l’entusiasmo degli allocatori globali, ma che continua a distinguersi per la combinazione — rara — di bassa crescita e alta resilienza. Una configurazione che non promette accelerazioni, ma che assicura stabilità dei bilanci e margini prevedibili anche per il 2026.

