Da qui alla fine dell’anno la ruota potrebbe tornare a girare in favore delle azioni europee rispetto alle controparti statunitensi. A sostegno di questa scommessa giocano il positivo andamento della crescita e, sullo sfondo, la speranza che una soluzione su Hormuz possa sterilizzare il principale rischio per le imprese europee: i costi energetici. La rilevazione di agosto di Bank of America conferma che la fiducia sull’Europa non è venuta meno. Un 53% netto dei gestori si aspetta un rialzo delle azioni europee nei prossimi uno-tre mesi, mentre il potenziale indicato per i successivi dodici mesi resta del 5,7%. Parallelamente è aumentata la preferenza per i mercati dell’area euro e si è rafforzato sensibilmente il sentiment sulle small cap.
“Diversi fattori sostengono l’idea di riconsiderare l’Europa”, ha scritto il team global equity di Robeco. “Le azioni europee continuano a essere scambiate a valutazioni chiaramente più interessanti rispetto alle controparti statunitensi, con uno sconto medio, sulle diverse metriche di valutazione, superiore al 40%, come mostra un rapporto prezzo/utili prospettico pari a 14,8 volte in Europa contro 21,7 volte negli Stati Uniti. Allo stesso tempo, l’Europa offre un profilo settoriale più equilibrato tra finanziari (23,71%), industriali (19,32%) e healthcare (12,9%), senza che un singolo settore domini l’indice, a differenza degli Stati Uniti, dove il solo settore dell’information technology pesa per il 38,33%”.
Europa, banche e industriali restano i settori preferiti
Le banche continuano a essere il principale sovrappeso di consenso fra i fund manager europei, mentre gli industriali hanno registrato nell’ultima rilevazione il maggiore miglioramento del posizionamento. Le auto restano invece il settore maggiormente sottopesato e Travel & Leisure è scivolato in territorio di sottopeso. Per le banche europee continua a giocare a favore una crescita economica che, secondo gli investitori professionali, difficilmente sfocerà in recessione. Il 97% dei gestori sondati da BofA non si aspetta infatti una contrazione dell’economia europea nei prossimi dodici mesi, la quota più elevata dal 2007, mentre un 35% netto prevede un’accelerazione della crescita.
Il quadro sui tassi, però, si è fatto meno lineare. La quota di gestori che si aspetta un regime di tassi “più alti più a lungo” è balzata dal 23% al 65% in appena un mese e il 56% ritiene che tra dodici mesi il tasso sui depositi della Bce sarà più elevato di oggi. Per il settore bancario, tassi più alti possono sostenere la redditività del credito, soprattutto se accompagnati da un’economia ancora solida. Un calo dei prezzi dell’energia accompagnato da un’ulteriore moderazione dell’inflazione rappresenta il principale rischio al rialzo per la crescita globale secondo il 53% degli investitori europei. Specularmente, uno shock dei prezzi energetici e una rinnovata pressione inflazionistica rappresentano il maggiore rischio al ribasso per il 41%.
Sui mercati globali il pedale dell’acceleratore è quasi a fine corsa
A livello globale il pedale dell’acceleratore è ormai quasi a fine corsa: nella rilevazione BofA di agosto la liquidità media detenuta dai fund manager è scesa ulteriormente, dal 3,6% al 3,5%, mentre il sovrappeso azionario ha raggiunto il 56% netto degli intervistati, il livello più elevato dal novembre 2021. Nel complesso, l’indicatore FMS si colloca al terzo livello più rialzista dal 2022. Inoltre, il 56% degli intervistati prevede per i prossimi dodici mesi uno scenario di “no landing”, ossia una prosecuzione della crescita senza un vero atterraggio dell’economia, mentre le aspettative sulla crescita degli utili aziendali sono risalite ai massimi dall’agosto 2021.
Proprio questa convergenza di aspettative positive e portafogli già fortemente esposti al rischio rappresenta, però, uno dei principali elementi di fragilità per l’ultima parte dell’anno. Con poca liquidità disponibile per incrementare ulteriormente le posizioni, una sorpresa negativa potrebbe produrre movimenti più violenti sui mercati. Rispetto a luglio, inoltre, i gestori hanno ulteriormente aumentato l’esposizione ad azioni, energia e materie prime. Il rischio più citato resta quello di una bolla legata all’intelligenza artificiale. Lo indica il 32% degli intervistati, davanti a un rialzo disordinato dei rendimenti obbligazionari, citato dal 27%, e a una seconda ondata inflazionistica, al 25%. I rischi geopolitici vengono indicati dal 6% del campione.
Le elezioni Usa possono aggiungere volatilità
Nell’ultima parte dell’anno un’ulteriore fonte di volatilità potrebbe arrivare dalle elezioni di medio termine negli Stati Uniti. Il rischio di una vittoria democratica sia alla Camera sia al Senato si è tuttavia leggermente ridotto: la cosiddetta “blue wave” è prevista dal 23% degli intervistati, contro il 27% del mese precedente. L’eventualità non viene considerata irrilevante per i mercati. Nel caso in cui i Democratici conquistassero entrambi i rami del Congresso, il 37% dei fund manager si aspetta una contemporanea discesa dei prezzi di azioni e obbligazioni, quindi Borse in calo e rendimenti dei bond in aumento. Sul fronte monetario, il 72% dei gestori ritiene che la Federal Reserve eviterà di aumentare i tassi almeno fino alle elezioni. La possibilità che Donald Trump perda almeno una parte della maggioranza parlamentare resta inoltre un incentivo politico a cercare di chiudere il conflitto con l’Iran prima del voto del 3 novembre. Una soluzione capace di ridurre stabilmente il premio di rischio sull’energia sarebbe particolarmente favorevole per l’economia europea, più esposta di quella americana alle oscillazioni dei prezzi energetici.
Europa meno cara, ma il consenso va maneggiato con cautela
Nella maggior parte dei casi è quindi utile osservare i posizionamenti degli investitori professionali evitando però di imitarne le mosse. Di norma vale il contrario: un mercato molto esuberante invita gli investitori con obiettivi di medio periodo a muoversi con maggiore prudenza, evitando i settori nei quali il posizionamento è già particolarmente affollato. In questo quadro, l’Europa conserva il vantaggio di valutazioni più contenute e di una composizione settoriale meno concentrata sulla tecnologia.
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Articolo tratto dal magazine We Wealth di settembre 2026

