Prada +60% in Cina nell’anno del crollo del fatturato

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L’anno della grande crisi non ha un solo colore per i brand del lusso globale. Prada per esempio ha riportato un bel risultato in Cina e nell’online. Buone sorprese anche da Bottega Veneta

Non è una sorpresa rilevare che il primo semestre 2020 sia stato una mannaia per i profitti dei colossi del lusso come Prada, Louis Vuitton, Kering. Prada in particolare, stando ai dati che riporta Comprar Acciones subisce perdite per 219 milioni di dollari nei primi due trimestri dell’anno. Nell’analogo periodo del 2019 aveva di contro registrato profitti per 190 milioni. Tuttavia il gruppo (Prada, Miu Miu, Church’s) si è dimostrato particolarmente resiliente nell’anno del covid-19, soprattutto in Cina. Nell’ex Celeste Impero infatti, a partire da marzo, le vendite si sono impennate, arrivando a registrare un aumento del 60% nel solo primo semestre, del 66% includendo il mese di luglio.
Il coronavirus non ha spento l’appetito dei consumatori cinesi nei confronti dello storico marchio milanese. Le stime di fine anno prevedono una contrazione del 35% per il mercato del lusso, ma tutti i brand riusciranno a contenere le perdite grazie al mercato cinese, sostiene Comprar Acciones. Secondo Bain & Company, il 37% delle vendite mondiali nel settore del lusso viene dal Paese di Mezzo.

Tornando a Prada, Nonostante le vendite al dettaglio siano calate del 32%, quelle online sono triplicate. Per limitare le perdite, la società ha chiuso il 70% dei suoi negozi fisici nel primo semestre, mossa che ha causato perdite del 71% fino al 30 giugno 2020. Questo il dettaglio del periodo: Medio Oriente -44%, Usa -42%, Europa -41%, Asia Pacifico e Giappone -39%. Non che le cose siano andate meglio per i gruppi Lvmh (-21%) e Kering (-30%). Quest’ultima, la galassia di Gucci, ha però riscontrato un risultato forse insperato in Bottega Veneta, le cui vendite sono cresciute del 17% nel terzo trimestre.

In generale, il giro d’affari del mercato del lusso dovrebbe essere di 285 miliardi di dollari nel 2020, 18 in meno rispetto al 2019 (dati Statista). Questa la suddivisione geografica: Usa 65 miliardi, Cina 38, Giappone 27.

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di Teresa Scarale

Caporedattore Pleasure Asset. Giornalista professionista, è laureata in Discipline Economiche e Sociali presso l’Università Bocconi di Milano. Scrive di finanza, economia, mercati dell’arte e del lusso. In We Wealth dalla fondazione. Collabora con Il Sole 24 Ore e Plus 24.

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