Dalle montagne di Jackson Hole, il discorso di Jerome Powell non ha deluso le aspettative, rafforzando con decisione la previsione di un taglio dei tassi d’interesse a settembre.
“Nel breve termine i rischi per l’inflazione sono orientati verso l’alto, mentre quelli per l’occupazione verso il basso. È una situazione complessa”, ha dichiarato il presidente della Federal Reserve dal podio del forum annuale dei banchieri centrali. “Quando i nostri obiettivi sono in tensione, il nostro quadro ci impone di bilanciare entrambi i lati del mandato. Il nostro tasso di riferimento è ora più vicino di 100 punti base al livello neutrale rispetto a un anno fa. La stabilità del tasso di disoccupazione e degli altri indicatori del mercato del lavoro ci consente di procedere con cautela nel valutare eventuali modifiche alla nostra posizione di politica monetaria”.
Il passaggio chiave è arrivato subito dopo: “Detto ciò, con una politica in territorio restrittivo, l’outlook di base e il cambiamento nell’equilibrio dei rischi giustificano un aggiustamento della nostra posizione”, ha affermato Powell, ribadendo però la dipendenza dai dati nelle decisioni del Comitato. La reazione dei mercati è stata immediata: l’euro si è rafforzato sul dollaro dello 0,78% a un massimo intraday di 1,1707, i rendimenti dei Treasury a due anni si sono compressi di circa 10 punti base e l’oro è risalito dello 0,75% a 3.412,70 dollari l’oncia.
Mercato del lavoro debole e dazi spingono verso l’allentamento
Tra i pilastri dell’analisi di Powell, il mercato del lavoro e l’impatto dei dazi sulle aspettative inflazionistiche. Il tasso di disoccupazione americano resta contenuto, ma i posti di lavoro creati sono diminuiti e la Fed non può compensare con la sola politica monetaria i fattori strutturali che pesano sull’offerta di lavoro. “L’offerta di lavoro si è ridotta in linea con la domanda, abbassando nettamente il tasso di creazione di posti necessario per mantenere stabile la disoccupazione. Infatti la crescita della forza lavoro è rallentata sensibilmente quest’anno, a causa del calo dell’immigrazione e della flessione del tasso di partecipazione”, ha spiegato Powell. “Nel complesso, sia l’offerta che la domanda di lavoratori stanno diminuendo. Questa situazione insolita suggerisce che i rischi al ribasso per l’occupazione stanno aumentando. Se tali rischi si materializzassero, potrebbero farlo rapidamente, con un netto aumento dei licenziamenti e della disoccupazione”.
È questa vulnerabilità di fondo a giustificare un orientamento accomodante in vista della prossima decisione sui tassi. Sul fronte opposto, però, pesano i rincari generati dai dazi: “Gli effetti sui prezzi al consumo sono ormai chiaramente visibili e ci aspettiamo che si accumulino nei prossimi mesi, sebbene con grande incertezza su tempi e intensità”, ha osservato il presidente della Fed. Il rischio di spirali salari-prezzi resta contenuto, ma Powell ha ribadito che “non permetteremo che un aumento una tantum del livello dei prezzi si trasformi in un problema inflazionistico persistente”.
La revisione del framework: addio overshoot e ritorno al 2%
Powell ha infine illustrato i contenuti della prima revisione strategica dal 2020. Allora la priorità era gestire i rischi legati a un’inflazione persistentemente sotto il target e a una politica monetaria a lungo accomodante, con l’introduzione di una strategia di overshooting che oggi appare superata. “Invece di bassa inflazione e crescita debole, ci siamo trovati ad affrontare uno shock inflazionistico di ampia portata”, ha ricordato Powell. Di conseguenza la Fed ha abbandonato l’overshoot per tornare a un targeting flessibile dell’inflazione.
La revisione ha segnato anche la fine dell’enfasi sull’ELB (vincolo inferiore effettivo), non più centrale nell’attuale contesto di tassi elevati. È stato inoltre eliminato il riferimento ai “shortfalls” rispetto alla piena occupazione, che aveva generato ambiguità comunicative: la nuova formulazione riconosce che l’occupazione può superare temporaneamente le stime del livello sostenibile senza generare automaticamente rischi inflazionistici. Nei casi in cui obiettivi di inflazione e occupazione non siano complementari, la Fed seguirà un approccio bilanciato, tornando più vicino alla formulazione originaria del 2012. Sono stati infine confermati l’ancoraggio al 2% come obiettivo di lungo periodo e la revisione pubblica del framework ogni cinque anni.

