Powell l’equilibrista rassicura sul tapering: vola Wall Street

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Jerome Powell non si sbilancia su una data precisa ma definisce “possibile” un inizio del tapering entro la fine dell’anno. Cautela apprezzata dai principali listini europei, che chiudono in territorio positivo. Nuovo record intraday per Wall Street

Il presidente della Federal Reserve, Jerome Powell, ha definito “possibile” un inizio del tapering entro la fine dell’anno, avvertendo come un intervento prematuro potrebbe rivelarsi “particolarmente dannoso” nel contesto attuale

Primi passi concreti per la Bank of Korea, che nella giornata di giovedì ha annunciato di aver rialzato i tassi d’interesse dello 0,25%. La Bank of Canada, invece, potrebbe aumentare i costi di finanziamento nel 2022

Positiva la reazione immediata di Wall Street al discorso di Jerome Powell, con l’S&P 500 che ha aggiornato il suo record intraday oltre i 4.505 punti, guadagnando lo 0,7%. Sulla stessa linea d’onda anche i principali listini europei, con Piazza Affari che ha chiuso le contrattazioni al +0,56%. Sembrerebbe essere stata dunque apprezzata la cautela del presidente della Federal Reserve che, nel suo discorso al simposio tutto virtuale di Jackson Hole, ha definito “possibile” un inizio del tapering entro la fine dell’anno, avvertendo come un intervento prematuro potrebbe rivelarsi “particolarmente dannoso” nel contesto attuale. E rassicurando che il timing del rallentamento del ritmo mensile di acquisti dei titoli di Stato non sia connesso a quello di un rialzo dei tassi d’interesse.
“Sono trascorsi 17 mesi da quando l’economia statunitense ha affrontato tutta la forza della pandemia da covid-19”, ha iniziato Powell. Uno shock che ha determinato “un declino immediato e senza precedenti” e che ha colpito in maniera diseguale cittadini e imprese. Sebbene negli ultimi mesi le prospettive per il mercato del lavoro siano “notevolmente migliorate”, ha ammesso, restano “turbolente”, e l’emergenza sanitaria “continua a minacciare la crescita economica”. Sul capitolo inflazione, in particolare, il presidente della banca centrale statunitense ha ricordato come la rapida riapertura dell’economia abbia scatenato una forte impennata dei prezzi. E i livelli attuali restano “motivo di preoccupazione”. Mitigata, tuttavia, da una serie di fattori che suggeriscono come queste letture potrebbero “rivelarsi provvisorie”.
“Il periodo tra il 1950 e il 1980 fornisce due importanti lezioni per gestire i rischi e le incertezze che affrontiamo oggi. I primi giorni della politica di stabilizzazione introdotta negli anni ’50 hanno insegnato ai responsabili delle politiche monetarie a non tentare di compensare quelle che potrebbero essere fluttuazioni temporanee dell’inflazione. Oggi, con un sostanziale allentamento del mercato del lavoro e la continua pandemia, un tale errore potrebbe essere particolarmente dannoso”, ha avvertito Powell. Tuttavia, ha aggiunto, la storia insegna anche che le banche centrali non possono dare per scontato che l’inflazione dovuta a fattori transitori diminuirà. Qualora dovesse “diventare una seria preoccupazione”, ha rassicurato, il “Federal open market committee (Fomc) utilizzerà tutti gli strumenti necessari per assicurare che raggiunga livelli coerenti con il nostro obiettivo (un’inflazione media del 2%, ndr)”.

Allo stato attuale, dunque, nessuna data certa sembrerebbe essere stata definita sul fronte tapering. Un genere di annuncio che, ricordiamo, nel 2013 aveva provocato un periodo di turbolenza finanziaria che spinse l’allora presidente della Fed, Ben Bernanke, a un dietrofront. E che non rappresenterebbe un’inversione di marcia, ma solo un restringimento delle condizioni finanziarie. “Continueremo con i nostri acquisti al ritmo attuale fino a quando non vedremo ulteriori progressi sostanziali verso i nostri obiettivi di massima occupazione e stabilità dei prezzi”, ha aggiunto Powell, sottolineando come ci sia ancora “molta strada da fare” in tal senso. In conclusione, non manca una nota positiva. “Prima della pandemia, abbiamo visto tutti gli straordinari benefici che un mercato del lavoro forte può offrire alla nostra società. Nonostante le sfide odierne, l’economia è sul percorso giusto” per una situazione di questo tipo.

Intanto, c’è anche chi ha già iniziato a muoversi più concretamente. In primis la Bank of Korea, che nella giornata di giovedì ha annunciato di aver rialzato i tassi d’interesse dello 0,25%, diventando la prima banca centrale asiatica a tentare un ritorno alla “normalità” da quando la crisi pandemica ha sconvolto l’economia globale. La Bank of Canada, invece, ha già ridotto il proprio programma di acquisti obbligazionari e, rivela Reuters, potrebbe aumentare i costi di finanziamento nel 2022. Chiude il cerchio la Reserve bank of New Zealand, che stando a quanto risulta all’agenzia di stampa britannica dovrebbe alzare i tassi entro la fine di quest’anno; ricordiamo che lo scorso 18 agosto aveva dichiarato di aver lasciato invariato il costo del denaro allo 0,25%, spinta dal nuovo lockdown imposto dal governo a seguito dell’individuazione di un singolo caso covid-19.

di Rita Annunziata

Responsabile dell’Osservatorio sul wealth management al femminile di We Wealth. Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente videoreporter per Class Editori e ricercatrice per il Centro di ricerca sulle mafie e la corruzione dell’Università Suor Orsola Benincasa. Collabora anche con La Repubblica.

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