Polizze digitali: come vincere la gara contro le big tech

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L’avvento di nuovi player-tech mette a rischio la competitività dell’industria assicurativa tradizionale. Specie quando si parla di polizze digitali. Ecco come tutelarsi

Il 75% dei consumatori acquisterebbe una polizza digitale da aziende del settore tech, come Amazon o Google

Ranucci Brandimarte: “Le compagnie devono investire in programmi di education, rivolti sia ai lavoratori della filiera sia ai consumatori”

Il 75% dei consumatori acquisterebbe una polizza digitale da aziende tech, come Amazon o Google. Nuovi player del settore assicurativo che rischiano di sconvolgere gli equilibri esistenti. E che nelle parole di Simone Ranucci Brandimarte, presidente dell’Italian Insurtech Association intervenuto in occasione della presentazione del rapporto Consumatore digitale: come evolve la propensione verso l’offerta assicurativa, richiedono all’industria tradizionale nuovi investimenti in formazione. Rivolti non solo ai lavoratori della filiera ma anche ai consumatori.

“L’avvento di nuovi player nel settore assicurativo comporta la necessità di aumentare la comprensione di questa nuova offerta digitale, se l’industria non vuole perdere competitività”, avverte Ranucci Brandimarte. “La comprensione dei prodotti è una delle grandi barriere d’accesso al mercato assicurativo ed è per questo che le compagnie devono investire in programmi di education, rivolti sia ai lavoratori della filiera per ampliare l’offerta ma anche ai consumatori che devono comprendere il valore di tali soluzioni”. Sebbene infatti il 47% di coloro che hanno sottoscritto una polizza nell’ultimo anno abbia puntato sul canale digitale e il 93% si dichiari soddisfatto, il 74% predilige rivolgersi ancora a intermediari di fiducia.

“I canali digitali di vendita devono rappresentare anche uno strumento chiaro di formazione ed educazione del consumatore-acquirente”, aggiunge Ranucci Brandimarte. “Da questo punto di vista l’offerta attuale non è sufficiente per rispondere alla domanda digitale del consumatore: è necessario che evolva in dimensioni e tipologie di prodotti che possono essere distribuite in modalità diretta, embedded o tramite le reti di intermediari”. Anche perché, stando alle stime raccolte dall’associazione, le polizze digitali potrebbero arrivare a rappresentare l’80% del totale nel 2030 (dal 23% del 2020).

La quota di consumatori pronti a sottoscrivere questa tipologia di prodotti, infatti, risulta in crescita: oggi rappresenta il 77% a fronte del 45% del periodo pre-covid. Ciononostante, il 65% di coloro che hanno acquistato una polizza digitale lamenta l’assenza sul mercato di soluzioni adeguate sulla salute, sull’infortunio alla persona, sui viaggi e sulla mobilità. D’altro canto, il 68% degli intervistati apprezza la possibilità di gestire tali prodotti online in completa autonomia, il 64% apprezza il fatto di poter ottenere un prodotto personalizzato e il 65% di poterlo utilizzare unicamente quando necessario. Infine, il 72% considera i prezzi delle polizze digitali anche più competitivi rispetto a quelle tradizionali. 

Ma la filiera assicurativa deve essere in grado di aprirsi al cambiamento. “Secondo i dati della nostra ricerca il consumatore italiano è pronta a sottoscrivere polizze digitali, ma l’offerta deve evolversi”, conclude Ranucci Brandimarte. “Il 50% dei consumatori non va ad assicurare nulla se non la propria automobile. E un italiano su tre si rivolge a intermediari di fiducia per le proprie polizze in mancanza di alternative vantaggiose”.

di Rita Annunziata

Responsabile dell’Osservatorio sul wealth management al femminile di We Wealth. Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente videoreporter per Class Editori e ricercatrice per il Centro di ricerca sulle mafie e la corruzione dell’Università Suor Orsola Benincasa. Collabora anche con La Repubblica.

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