Opere d'arte: vivere 120 anni o tramandare consapevolezza?

Teresa Scarale
Teresa Scarale
25.6.2021
Tempo di lettura: 3'
Quando si apre una successione senza pianificazione, le cose possono essere ancora più complicate in presenza di collezioni d'arte. Ne hanno parlato gli avvocati Cristina Riboni e Nicola Ricciardi
Da dove si parte quando si apre una successione nell'eredità d'arte? Dalla consistenza e dallo stato dell'eredità, ossia dalla valutazione delle opere e del loro stato fisico e giuridico. «Chi ben comincia è a metà dell'opera», evidenzia l'avvocato Cristina Riboni durante il webinar “Opere d'arte e passaggio generazionale. Aspetti fiscali e civilistici”, organizzato da Hub/Art in collaborazione con CBM & Partners e Nicola Ricciardi Studio Legale e Tributario. «La pianificazione è essenziale per semplificare gli eventi che saranno. Purtroppo, le collezioni gestite in maniera avveduta prima della successione sono una su dieci».
In ogni caso, una volta che si è ereditata l'opera o le opere, è bene procedere alla due diligence. Non solo fisica, ma anche giuridica. «Che si tratti di collezioni o di pezzi unici, le opere d'arte vanno valutate una ad una. Un'appropriata due diligence non può prescindere da condition report, restauri, indagini scientifiche, bibliografia, storia espositiva». Questi beni vanno inoltre assicurati, con un'attenzione speciale ai casi di trasporto, custodia e deposito. Spesso purtroppo la due diligence sullo stato giuridico dell'opera (sua storia contrattuale e fiscale, provenienza, autenticità, import/export, regime privatistico o pubblicistico) rivela che le opere non hanno un contratto. I casi più comuni sono quelli di dipinti o statue acquistate dal nonno con una stretta di mano al gallerista. Altri tempi. In caso di provenienza nebulosa dell'opera, prosegue l'avvocato Riboni, è necessario indagare.

Si potrebbe incappare in opere trafugate, risalenti per esempio all'ultima guerra mondiale. «Quello dell'autenticità, poi, è un vaso di Pandora. È fondamentale muoversi per tempo su questo fronte, facendosi autenticare l'opera contattando l'artista o i suoi eredi».

Nel caso si abbia intenzione di movimentare l'opera è poi necessario richiedere un'istruttoria della soprintendenza per capire se l'oggetto in questione riveste un interesse culturale (è il caso delle cosiddette opere notificate). Il mosaico si compone di molte tessere, la scelta del giusto insieme di professionisti è vitale. Anche in vista di un'eventuale vendita (meglio l'asta o la trattativa privata?), prestito, costituzione di archivio, fondazione o trust.
C'è poi la questione fiscale. «Il fisco italiano è passato da un lungo periodo di totale disinteresse nei confronti dell'arte a uno di iper attenzione», osserva l'avvocato Nicola Ricciardi. «L'arte contemporanea muove più denaro che il settore immobiliare». L'Agenzia delle Entrate sta guardando alle opere d'arte come sintomo di capacità contributiva. Potrebbero per questo essere a rischio redditometro, prosegue l'avvocato. «Un'opera d'arte non è però una barca, un gioiello, un'auto di lusso. È un'opera di cultura. L'approccio teorico del fisco alle opere d'arte è concettualmente sbagliato. Si pensi all'Iva, sostanzialmente piena, al 22%. La conseguenza è che molti collezionisti vanno a comprare le opere d'arte all'estero».

Quanto alla tassazione, «il criterio guida giurisprudenziale è l'animus operandi, la sistematicità delle operazioni. Un collezionista che acquista tre opere in tutta la sua vita non può essere paragonato a uno che ne compra 10 al mese. Se però quelle uniche o quell'unica opera acquistata (o ricevuta in eredità) può essere venduta a quotazioni milionarie, il discorso cambia».

La tematica è sfaccettata, complessa. Si può pensare di «vivere 120 anni» ironizzano bonariamente i due professionisti oppure arrivare preparati a tramandare consapevolmente le proprie opere d'arte. Il panorama professionale italiano rende possibile anche quest'ultima opzione.
caporedattore

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