Patek Philippe Nautilus, 12 atmosfere sotto i mari

Lorenzo Magnani
Lorenzo Magnani
29.7.2021
Tempo di lettura: 3'
Ideato da Gèrald Genta, prodotto da Patek Philippe, il Nautilus è divenuto una pietra miliare dell'orologeria mondiale e un cult dell'eleganza sportiva. Ecco la storia del segnatempo d'acciaio che ha scardinato i dettami dell'ortodossia svizzera
Cassa impermeabile, vetro in zaffiro, fondello a forma di oblò: queste dovevano essere le cifre dell'orologio che, se allora fosse esistito, Capitan Nemo, protagonista di “Ventimila leghe sotto i mari”, romanzo di Jules Verne, avrebbe indossato a bordo del suo sommergibile. O almeno così – forse - pensò Gérald Genta, mastro orologiaio che nel 1976 scolpì nell'acciaio un segnatempo che mai altro uomo aveva neanche immaginato. Di certo, a pensarlo, fu la Patek Philippe, che ricevuto a corte il mastro, se ne appropriò ribattezzando quell'orologio con il nome del leggendario sottomarino del Capitano: Nautilus. Un nome destinato a rimanere per sempre nell'Olimpo dei segnatempo.
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Un compagno per la vita


A proposito di dei e leggende, fu la stessa Patek Philippe a lanciare sul mercato il nuovo orologio, conferendoli un alone mitico: “Nelle leggende, la spada dell'eroe – quella di Sigfrido, per esempio, o di Re Artù – ha sempre un nome: Nothung, Excalibur… Perché la spada è molto più di un semplice strumento. È un compagno per la vita e un simbolo del rango di chi lo porta. Così è Nautilus. Bellezza e funzione si fondono fino a diventare indistinguibili. E come le celebri spade dei tempi andati, Nautilus prende forma nelle mani di inimitabili maestri artigiani”. Nella sua altisonanza la campagna pubblicitaria della casa svizzera diceva il vero. E non solo circa il lignaggio del nuovo orologio. Anche se l'identità del suo architetto rimase nascosta per decenni – proprio come quella di Capitan Nemo (nemo in latino significa nessuno) - a idearlo fu Gérald Genta, artigiano che già allora – erano gli anni Settanta – aveva messo il proprio marchio di fabbrica anche su altri orologi indimenticabili, quali il Royal Oak di Audemars Piguet, il Bulgari-Bulgari e il Constellation di Omega. Comun denominatore: essere orologi in acciaio dal design rivoluzionario tali da far breccia nel dominio fino a ad allora degli orologi in oro.
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12 atmosfere sotto i mari


Creato da Gérald Genta fu Philippe Stern, allora alla guida della Patek, amante della vela e delle barche in generale, a coglierne il potenziale prima degli altri. Non senza alcuni tentennamenti. Negli anni ottanta andavano difatti di moda gli orologi al quarzo made in “Japan”, piatti e piccoli e inoltre le linee moderne del Nautilus non bene si adattavano alla storia della Casa ginevrina, famosa per il suo stile molto tradizionale. Tuttavia il mercato, complice forse l'ascesa del femminismo, in contrapposizione, chiedeva a gran voce orologi che avessero un'anima fortemente maschile. Alla fine nel 1976 arrivò la prima referenza la 3700, ribattezzata Jumbo. Diametro di 42 mm per 7,60 mm di spessore, cassa che ricorda un oblò, con la lunetta che alla geometria di un ottagono combina la sfericità del cerchio. Inoltre quest'ultima era fissata contro le spalle della cassa grazie a quattro viti, un bloccaggio ermetico che consentiva una impermeabilità fino a 120 metri di profondità.  Infine ad animare il Nautilus era il calibro 920 di Jeager-LeCoultre, frutto della collaborazione tra Patek Philippe e Audemars Piguet.
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Accolto tiepidamente dal pubblico, dagli anni ottanta il Nautilus ref. 3700 è diventato un'icona dell'eleganza sportiva bramata da tutti. Tanto è che le sue valutazioni, negli anni a seguire, sono andate alle stelle. “Oggi il primo Nautilus” supera abbondantemente i 100.000 euro anche se qualche commerciante lo tratta a poco più di 80.000. Nelle ultime aste ne sono stati aggiudicati uno a 78.500 euro (Phillips, luglio 2020) e due a 125.000 franchi svizzeri (Phillips, novembre 2019 e Antiquorum, giugno 2020).
Laureato in Finanza e mercati Internazionali presso l’Università Cattolica di Milano, nella redazione di We Wealth scrive di mercati, con un occhio anche ai private market. Si occupa anche di pleasure asset, in particolare di orologi, vini e moto d’epoca.

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