Pir, potenziale raccolta di 88 miliardi

MIN

Il margine di sviluppo dei piani individuali di risparmio in Italia è ancora alto. Nel 2017 solo il 15% degli investimenti delle famiglie hanno scelto il canale dei PIR

Da una parte la bassa conoscenza dello strumento, dall’altra la soglia minima dei 30 mila euro di investimento. I nuclei famigliari più interessati ai Pir, secondo uno studio pubblicato da Prometeia, presentato in Camera di Commercio a Milano, sono quelli dal patrimonio superiore ai 25 mila euro (+3% rispetto alla media) e ai 100 mila l’anno (+5%).


Secondo la ricerca, che ha preso in esame i Tax Free Savings Accounts in Canada, gli Individual Saving Accounts nel Regno Unito e i Plan d’épargne en actions in Francia, “la domanda potrebbe essere anche molto elevata (fino a sette volte la raccolta in Pir fatta nel primo anno di vita del prodotto) e per essere soddisfatta richiederebbe che circa la metà delle imprese target siano disponibili a finanziarsi sul mercato tramite i Pir, un obiettivo molto sfidante per il settore dell’intermediazione finanziaria, in particolare per le banche, che dovrebbero aiutare le imprese nel loro ingresso sul mercato dei capitali”. Prometeia stima che la domanda potenziale per i Pir in Italia va dai 34 agli 88 miliardi di euro. Lo studio riporta anche che le imprese con fatturato dai 50 ai 500 milioni e con classe di merito medio-alta, sono target ideale dei Pir e hanno un deficit potenziale ancora di 33 miliardi di euro. L’offerta complessiva di Pir investiti su queste imprese, partendo da una base minima del 21%, potrebbe raggiungere quota 157 miliardi di Euro.


Non solo il Governo italiano ma anche il Parlamento Europeo ha un occhio di riguardo per gli investimenti in piccole e medie imprese: gli ELTIF, i fondi di investimento europeo a lungo termine pensati per facilitare investitori istituzionali e retail, sono stati a sorpresa gli strumenti di maggiore successo tra famiglie, grazie alla soglia minima di investimento a 10.000 Euro. Cinque i fondi lanciati ad oggi: i fondi di investimento alternativi chiusi, i fondi gestiti da un GEFIA, gli investimenti a lungo termine, quelli Distribuiti a clienti istituzionali e retail e i fondi Commercializzati attraverso un passaporto transfrontaliero.

“La stessa legge di stabilità che ha introdotto i Pir”, prosegue Prometeia nella sua ricerca, “presenta diverse difficoltà implementative, per cui andrebbe quanto meno precisata. Per le compagnie di assicurazione già l’Ivass ha concesso qualche apertura rispetto alle stringenti maglie di Solvency II, ma urge una riflessione a livello comunitario per non privare il sistema economico europeo degli investimenti dell’investitore di lungo periodo per eccellenza”.



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