Uno studio di Datapulse ha messo a confronto le pensioni europee. Italia al settimo posto
Nel 2023 un pensionato in Italia ha percepito una pensione media annua di 21.085 euro. Tanto o poco? I numeri sono sempre relativi e per poter rispondere a questa domanda bisogna mettere il dato a confronto con quello dei vicini europei e contestualizzarlo per le variabili specifiche del proprio paese. Fattori come inflazione abitudine di spesa variano infatti da paese a paese e incidono in termini reali anche sulle pensioni. Datapulse, sito di informazione tedesco, partendo dai dati Eurostat, ha condotto uno studio in questo senso restituendo un quadro realistico sui sistemi pensionistici in tutta Europa.
La classifica (nominale) delle pensioni in Europa
Quando si parla di pensioni, la prima e più fondamentale domanda è: quanto paga lo Stato? Le pensioni pubbliche variano notevolmente in Europa. Nel 2023, la pensione annua lorda media oscillava, a seconda del Paese, tra 34.000 € e 4.000 euro. Un’ampia forbice, con una media UE di 17.321 euro. Questi dati si riferiscono esclusivamente alle pensioni pubbliche di vecchiaia e non includono le pensioni aziendali e private. Espressa in euro, la “mappa delle pensioni” europea rivela un netto divario tra il Nord-Ovest e l’Est. In cima alla classifica si trovano i sistemi pensionistici particolarmente generosi del continente. Il Lussemburgo guida la classifica con una pensione annua di 34.413 euro, mentre in ultimo posto si trova la Serbia con una pensione annua di 4.239. L’Italia si trova in settima posizione con 21.085 euro percepiti, più della media europea di 17.321 euro.
La classifica (reale) delle pensioni in Europa
Questi dati non dicono tutto. Mettendo a confronto la pensione del Lussemburgo (circa 34.000 €) con quella della Serbia, si arriverebbe infatti presto alla conclusione che un pensionato lussemburghese sta otto volte meglio di uno serbo. Non è così. I valori nominali sono utili per osservare la situazione in un determinato Paese, ma poiché non tengono conto del costo della vita, non sono adatti per confronti tra Paesi. Datapulse ha rivisto questi valori correggendoli per il potere d’acquisto di ogni paese. La forbice si riduce. I Paesi con pensioni nominali basse (come Serbia e Bulgaria) si avvicinano al centro della distribuzione se si tiene conto del potere d’acquisto. Di contro, anche i Paesi con pensioni molto elevate (come Lussemburgo e Danimarca) si avvicinano alla media, attenuando le forti differenze dei valori nominali. La pensione di 34.000 euro in Lussemburgo, a causa degli elevati costi della vita, corrisponde in realtà a un potere d’acquisto di circa 23.000 euro, mentre la pensione di 4.479 euro in Bulgaria, grazie al livello dei prezzi più basso, equivale piuttosto a un potere d’acquisto di circa 8.000 euro. La posizione in classifica dell’Italia non varia, con una leggera correzione del dato a rialzo e verso i 21.500 euro.
Il divario previdenziale: tra pensione e realtà
Ma per un pensionato queste entrate sono sufficienti per fare fronte alle proprie spese? Non sembrerebbe. O almeno nelle grandi economie. Nelle tre grandi economie – Germania, Francia e Italia – considerando le abitudini di spese nel periodo 2005-2020 e aggiustando il dato al livello dei prezzi del 2023, la spesa annua si colloca tra 24.000 e 29.000 euro. All’altro estremo opposto della scala si collocano Bulgaria e Romania, dove i pensionati spendono in media solo 4.558 euro e 4.772 euro all’anno. Ad ogni modo, l’analisi di Datepulse, mostra che, per la grande maggioranza degli europei, la pensione pubblica non rappresenta una copertura completa, ma soltanto una base di partenza che lascia un significativo divario finanziario. In tutti i Paesi tranne quattro, la pensione media di vecchiaia non copre nemmeno, prima delle imposte, l’intera spesa annua di una persona.
Il grande divario: surplus vs. deficit
Confrontando i redditi da pensione con le spese, è possibile determinare quale percentuale delle uscite possa essere coperta esclusivamente dalla pensione. In base a questo criterio, l’Europa può essere suddivisa grossolanamente in tre categorie.
- Pensione in surplus, la maggioranza: solo in quattro Paesi dello studio la pensione statale tipica supera effettivamente la spesa media annua: Romania (+21%), Repubblica Ceca (+18%), Polonia (+4%) e Spagna (+3%).
- I quasi riusciti: Bulgaria e Danimarca presentano pensioni che, prima delle imposte, sono appena inferiori alle spese (meno del 10% di differenza).
- Pensione in deficit — la maggioranza: in 24 Paesi esiste un ampio divario tra le prestazioni statali e le spese effettive delle persone over 60. La situazione più critica si registra in Croazia (-40%), seguita da Slovenia (-39%), Ungheria (-38%) e Norvegia (-37%). In questi Paesi i pensionati devono finanziare oltre un terzo del loro sostentamento con altre fonti.