Pac: a chi conviene davvero investire “a rate”

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L’industria del risparmio canta spesso le virtù dell’investimento costante nel tempo: vero, ma non è detto che sia l’opzione più efficiente per tutti

I Piani di accumulo presentano un approccio che può portare un duplice valore: forzare una disciplina virtuosa e ridurre il rischio di un’entrata sui mercati nel momento “sbagliato”

Tuttavia, chi ha già un capitale pronto da investire potrebbe trovare migliori rendimenti in un investimento non parcellizzato. Poi, non bisogna trascurare i costi di transazione e la natura dei fondi che spesso accompagnano l’offerta di un Pac: potrebbero non essere i più efficienti

Abbiamo parlato di questo tema con due protagonisti della consulenza finanziaria indipendente in Italia: Luca Mainò, fondatore di Consultique Scf e Roberta Rossi Gaziano, responsabile per la consulenza di SoldiExpert Scf

Ogni mattina, c’è un risparmiatore che si alza ponendosi la domanda: “E’ oggi il momento giusto per investire?”. Anche se le previsioni a breve termine sono particolarmente complesse, e spesso inaffidabili, questo problema è concreto per chi sta iniziando il proprio percorso d’investimento. Se si mette “al lavoro” il proprio risparmio in un’unica soluzione poco prima che si verifichi uno dei periodici ed inevitabili momenti di correzione (o drawdown), i ritorni finali risulteranno particolarmente penalizzati. E’ uno scenario che tutti vorrebbero evitare.

Il Piano di accumulo (Pac) viene spesso presentato come una soluzione in grado di appianare queste incertezze e di sbloccare la liquidità dal portafoglio dei risparmiatori più guardinghi. Con il Pac si imposta un “pilota automatico” che, periodicamente, assegna agli investimenti una porzione della propria liquidità, sollevando il risparmiatore dall’onere di dover scegliere quando e quanto investire. L’industria del risparmio promuove il Pac con una certa frequenza, anche perché è un buon modo per assicurare a se stessa un flusso costante di investimenti (quindi entrate) e per migliorare la fidelizzazione del cliente. Ma a quali risparmiatori conviene davvero parcellizzare l’investimento? Lo abbiamo domandato a due protagonisti della consulenza finanziaria indipendente in Italia, Luca Mainò, fondatore di Consultique Scf e a Roberta Rossi Gaziano, responsabile della consulenza di SoldiExpert Scf.

Il dilemma del piano d’accumulo si pone, in particolare per tutti quei soggetti che stanno valutando un Pac, nonostante si trovino già in possesso di somme risparmiate pronte a entrare subito in gioco e produrre rendimento.  “Con il Pac si possono vincere molte resistenze psicologiche come la paura di entrare in Borsa nel momento sbagliato”, ha dichiarato Rossi Gaziano, ma se il cliente ha già pronto il capitale da investire qualche dubbio può sorgere. “Se nel lungo periodo la Borsa sale”, come storicamente avviene, “investire in un’unica soluzione è sicuramente preferibile a investire a rate”, ha aggiunto, “si guadagna di più e non necessariamente solo se la Borsa sale”. In linea generale, investire prima consente di cogliere per più tempo i frutti del mercato.

Secondo la consulente di SoldiExpert ricorrere al Pac solo per sbloccarsi psicologicamente non ha una reale convenienza, se l’alternativa di un investimento in un’unica soluzione è alla portata del cliente. Il Pac, al contrario, “diventa un investimento ‘intelligente’ quando, invece, viene scelto perché l’investitore riesce ad avere a disposizione una piccola somma da investire ogni anno, è molto disciplinato e investe tutti gli anni, ha un orizzonte temporale di lungo periodo e un obiettivo di investimento stampato bene in mente, come la costruzione di un capitale da lasciare ai figli al compimento della maggiore età”.

Secondo Luca Mainò, “prendersi l’impegno di un risparmio periodico aiuta, in generale, ad accantonare le risorse per il conseguimento degli obiettivi di vita propri e della propria famiglia”. Ma a questo approccio di principio si deve affiancare una scelta attenta degli “strumenti su cui allocare questo risparmio periodico e farsi aiutare da un professionista con una visione complessiva sia sul patrimonio della famiglia che sulle opportunità offerte dal mercato”. Il Pac in quanto tale, infatti, non dice su che cosa la banca o un altro intermediario sta cercando di indirizzare i flussi di risparmio.

Se si parla di un Pac a fini di investimento non previdenziale, “la strategia è investire a tranche successive in modo da ridurre l’impatto del timing di investimento”, ha affermato Mainò. “L’investimento può convergere su Etf e/o Fondi a gestione attiva efficienti, scelti con le tecniche dell’analisi e della consulenza indipendente e facendo attenzione al fatto che, in caso di fondi, questi non applichino commissioni di ingresso”.

Il nodo dei costi, infatti, resta cruciale per l’investitore anche quando l’investimento è “a rate”. Se il fondo proposto non è efficiente, anche l’investimento attraverso Pac ne risentirà poiché una fetta dei rendimenti sarà erosa dai costi. “I costi” da considerare “sono di transazione e di tenuta del conto nel caso soprattutto degli Etf e di gestione nel caso in particolare dei fondi e sicav”, ha affermato Rossi Gaziano, “la scelta del prodotto e della banca su cui costruire il Pac è quindi fondamentale”. In generale la consulente di SoldiExpert tende a preferire una soluzione Pac indirizzata sugli Etf, i cui costi inferiori premiano l’investitore di lungo periodo nella maggioranza dei casi.

Un secondo approccio per l’utilizzo del Pac riguarda, poi, il risparmio previdenziale. Fra le varie opzioni disponibili Mainò suggerisce, “per costi minori e maggiore controllo sulla gestione”, i “fondi negoziali per i dipendenti”. Per gli autonomi, invece, è preferibile rivolgersi ai “fondi pensione aperti, mentre tendiamo a sconsigliare polizze assicurative spesso più costose e meno trasparenti”, ha aggiunto Mainò. “Per chi non ha interesse ad eventuali vantaggi fiscali potrebbe aver senso utilizzare il Pac su Etf ma bisogna stare molto attenti ai costi applicati dalla banca”, ha concluso il fondatore di Consultique, “che possono essere molto bassi (come per alcuni intermediari on-line), ma anche significativamente elevati”. Per ridurre i costi di transazione “nel caso di un Pac con Etf”, ha suggerito Rossi Gaziano, “compattare i versamenti e il numero di acquisti può dare grossi benefici in termini di rendimento finale per l’investitore”.

di Alberto Battaglia

Alberto Battaglia è giornalista professionista specializzato in macroeconomia, mercati finanziari e assicurazioni. Responsabile dell’area macroeconomica e assicurativa di We Wealth, ha maturato la sua esperienza nelle principali testate economiche italiane: Milano Finanza, Radio24, Wall Street Italia, SkyTg24 e Il Sole 24 Ore Plus24.

Laureato in Linguaggi dei Media all’Università Cattolica di Milano, ha conseguito il Master in Giornalismo alla stessa università, con una esperienza di formazione alla London School of Economics and Political Science (LSE).

Nel 2022 ha vinto il Premio ABI-FEduF-FIABA “Finanza per il Sociale”, riconoscimento patrocinato dal Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, per la capacità di raccontare temi economici complessi con rigore e accessibilità. I suoi reportage sono stati pubblicati su Avvenire, Il Foglio e Il Fatto Quotidiano.

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