Oro vede i massimi da 5 mesi, mentre calano i rendimenti dei bond

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L’aspettativa che il tasso terminale della Fed si stia avvicinando ha rinvigorito l’oro, che nell’ultimo mese ha recuperato il 6,5%

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L’aspettativa che la Federal Reserve sia sempre più vicina a rallentare i rialzi dei tassi, fino ad assestarsi intorno al 5%, ha sospinto l’oro nel corso delle ultime settimane, fino a raggiungere il massimo degli ultimi cinque mesi a quota 1.822 dollari l’oncia. Questo risultato, raggiunto nella giornata di lunedì 5 dicembre, si è un po’ ridimensionato con l’ultima infornata di dati macroeconomici dall’economia americana, risultati tutti migliori delle aspettative

L’indice Ism servizi di novembre, che valuta le condizioni del business per le imprese del terziario è migliorato a sorpresa allargandosi in territorio positivo da 54,4 a 56,3%, anziché contrarsi a 53,7%. I nuovi ordini dell’industria di ottobre sono aumentati dell’1% mensile, aumentando il passo rispetto alla lettura precedente (+0,3%) e in misura superiore al previsto (+0,7%). Infine, è stato rivisto al rialzo, anche se di poco, l’indice Pmi servizi definitivo di novembre da 46,1 a 46,2 punti. Tutte notizie che sembrano indicare prospettive migliori del previsto per l’economia americana e che, questa l’interpretazione testimoniata dalla reazione di mercato, spingeranno la Federal Reserve a mantenere un’impostazione restrittiva per più tempo. 

Wall Street ha aperto in calo la seduta del 5 dicembre, arrivando a cedere oltre lo 0,9%, mentre l’oro è virato in negativo per oltre l’1% a 1,790,90 dollari l’oncia. Per quanto possa suonare paradossale, in questo momento ogni “buona notizia per l’economia” sembra essere una “cattiva notizia per l’azionario”, almeno nell’immediato. “Nel corso del 2022 i metalli preziosi (oro, argento, platino) sono stati straordinariamente correlati con l’azionario e l’obbligazionario in un range compreso tra 0,7 e 0,5, quando negli ultimi dieci la loro correlazione media con l’S&P500 è stata nel range 0,2 – 0,3”, ha dichiarato a We Wealth il consulente Edoardo Fusco Femiano, fondatore di DLD Capital Scf. 

La risalita del metallo giallo, in vista dell’interruzione del ciclo di rialzi dei tassi, è però ormai avviata da qualche settimana: nell’ultimo mese al 5 dicembre il bene rifugio per eccellenza ha guadagnato il 6,80%, e il 2,6% nell’ultima settimana. L’oro, che non offre cedole agli investitori, al contrario di titoli a basso rischio come i Buoni del Tesoro Usa, ha sofferto l’aumento dei rendimenti dei bond, diventati via via più attraenti benché in presenza di un’inflazione ancor superiore ai tassi offerti. Nell’ultimo mese però, in parallelo con il recupero dell’oro, il decennale Usa ha visto ridursi i propri rendimenti dal 4,21 al 3,57%. 

Considerando l’importanza che il dato avrà sulle future decisioni della Fed, un prossimo appuntamento rilevante per l’oro sarà il prossimo 13 dicembre, quando il Census Bureau rivelerà l’inflazione Cpi di novembre. Contrariamente all’associazione anti-inflazione dell’oro, un aumento dei prezzi inferiore alle aspettative potrebbe favorire nuovi aumenti di prezzo per l’oro, perché alimenterebbero la sensazione che la Fed non avrà motivi per innalzare il tasso “terminale”, raggiunto il quale i rialzi si fermeranno. “Ci aspettiamo ancora che ulteriori rialzi dei tassi pesino sull’oro nelle prossime settimane”.

Oro, uno sguardo più lungo

In generale, le aspettative degli analisti raggiunti nei giorni scorsi da We Wealth indicano nell’atteso indebolimento del dollaro nel 2023  come un fattore favorevole per il prezzo dell’oro, oltre che degli altri metalli preziosi. Inoltre, ha dichiarato a We Wealth Gabriel Debach, market anaylst di eToro, “in aggiunta, con i rischi di recessioni alle porte, gli investitori potrebbero trovare rifugio in una maggiore esposizione sul metallo giallo”. In una prospettiva storica, che però non si è ripetuta nel 2022, l’oro potrebbe beneficiare di un’inflazione che faticherà a tornare rapidamente verso gli obiettivi delle banche centrali: “Dobbiamo considerare che restiamo in un contesto di alta inflazione, dove storicamente i metalli preziosi hanno generato rendimenti particolarmente elevati”, ha affermato Fusco Femiano, “basti pensare che l’oro, nel periodo 1973 – 1981, si è apprezzato di circa il 585% e, nel periodo 2001 – 2012, di oltre il 600%”.

di Alberto Battaglia

Alberto Battaglia è giornalista professionista specializzato in macroeconomia, mercati finanziari e assicurazioni. Responsabile dell’area macroeconomica e assicurativa di We Wealth, ha maturato la sua esperienza nelle principali testate economiche italiane: Milano Finanza, Radio24, Wall Street Italia, SkyTg24 e Il Sole 24 Ore Plus24.

Laureato in Linguaggi dei Media all’Università Cattolica di Milano, ha conseguito il Master in Giornalismo alla stessa università, con una esperienza di formazione alla London School of Economics and Political Science (LSE).

Nel 2022 ha vinto il Premio ABI-FEduF-FIABA “Finanza per il Sociale”, riconoscimento patrocinato dal Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, per la capacità di raccontare temi economici complessi con rigore e accessibilità. I suoi reportage sono stati pubblicati su Avvenire, Il Foglio e Il Fatto Quotidiano.

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