Se c’è un appuntamento capace di orientare il sentiment sull’intelligenza artificiale, quello è sempre stato la trimestrale di Nvidia. E la data segnata in rosso è ora quella del 19 novembre. Probabilmente servirà molto più di un trimestre sopra le attese e di una guidance rivista al rialzo per risollevare le sorti di un settore sempre più sorvegliato dopo mesi di rally. Il crollo di Palantir dopo conti trimestrali comunque solidi l’ha dimostrato: “buono” non basta più, non a queste valutazioni e con investitori pronti a premere il pulsante delle vendite.
Per il momento, i ribassi del comparto tecnologico americano sembrano essersi interrotti: venerdì il Nasdaq 100, attorno alle 18 italiane, recupera uno 0,6%, comunque insufficiente a cancellare le perdite della settimana (-1%). Recupera anche l’indice delle Magnifiche 7, che si avvia però a chiudere la settimana in calo di circa mezzo punto. Sotto la superficie, hanno pagato soprattutto due titoli dal rapporto prezzi/utili più tirato: Palantir e Tesla, scesi rispettivamente di circa il 6% e il 6,5% negli ultimi cinque giorni.
Attese elevatissime e un mercato che non si accontenta più
Le premesse recenti non sono state clementi con le trimestrali di Nvidia: nonostante numeri sempre sopra le attese, il titolo numero uno di Wall Street per capitalizzazione è arretrato in due delle ultime tre occasioni. Se negli anni scorsi i ricavi superavano le stime nell’ordine del 30% o più, nell’ultimo anno la sorpresa positiva si è ridotta intorno al 6,5%: non abbastanza per entusiasmare.
Per il trimestre chiuso in ottobre, Wall Street si aspetta ricavi per 54,83 miliardi di dollari, in aumento annuo del 56% (a fronte dei 54 miliardi indicati da Nvidia); l’utile per azione dovrebbe a sua volta salire del 54% a 1,25 dollari secondo il consenso (contro 1,22 indicati nella guidance).
Inutile fermarsi al fatto che i conti batteranno le attese: succede nel 90,5% dei casi da 21 trimestri. Per convincere il mercato, questa volta, servirà un beat davvero massiccio. I segnali positivi potrebbero arrivare dalla crescita dei ricavi per il chip di punta Blackwell e per i sistemi Blackwell rack-scale. Il ceo Jensen Huang ha dichiarato visibilità su oltre 500 miliardi di dollari di ricavi dalle piattaforme Blackwell e Rubin fino al 2026, un elemento che potrebbe spingere gli analisti a rivedere al rialzo anche le stime per il 2026-27.
Opportunità strutturali e rischi che incombono
Un altro aspetto riguarda i dubbi del mercato sul ritorno economico dei colossali investimenti nell’AI. L’aumento della spesa in conto capitale del 69% nel 2025 da parte di Microsoft, Meta, Amazon, Google e Oracle rappresenta un’opportunità enorme per Nvidia, che si trova dall’unica parte in cui l’AI oggi genera profitti: quella di chi fornisce l’infrastruttura.
Fra i possibili freni, invece, ci sono la mancata vendita dei chip H20 destinati ai data center cinesi — nel terzo trimestre come già nel secondo — e la “power wall”, con molte aziende che stanno esaurendo la disponibilità di energia per espandere i data center, rallentando potenzialmente la domanda futura di GPU.
Dai massimi toccati a ottobre, il titolo Nvidia è ora in calo di circa il 12%. Saranno soprattutto le previsioni future, intrecciate a questi elementi, a determinare se il titolo più pesante dell’S&P 500 tornerà a correre — o se l’AI sta entrando nella sua prima vera fase di maturità.

