L’ultimo spunto al rialzo di Nvidia, pari a tre punti percentuali, è arrivato su speranze poi ridimensionate: l’incontro fra Donald Trump e Xi Jinping, infatti, non ha aperto la porta all’esportazione in Cina dei chip di punta dell’azienda, attualmente vietata. Trump ha dichiarato che quello dei chip Blackwell non è stato fra i temi discussi con il presidente cinese. Una notizia che, probabilmente, riporterà Nvidia sotto il suo record storico — almeno per ora — di 5.000 miliardi di dollari di capitalizzazione di mercato: un livello mai raggiunto da nessuna azione al mondo e che testimonia la forte aspettativa sul fatto che la rivoluzione dell’intelligenza artificiale alimenterà la domanda di processori altamente performanti.
Mentre gli investimenti in applicazioni AI da parte di altre Big Tech come Meta fanno alzare più di un sopracciglio sul loro futuro ritorno (nel pre-market di giovedì l’azienda di Mark Zuckerberg cede oltre il 9% dopo la pubblicazione dei conti), i produttori di tecnologie abilitanti appaiono più sicuri sul fatto che la direzione della domanda spingerà chi offre servizi a comprare sempre più soluzioni avanzate per restare sulla cresta dell’onda.
Dall’inizio dell’anno, alla chiusura di mercoledì, Nvidia ha guadagnato oltre il 54%, più del doppio rispetto al listino tecnologico Nasdaq 100 e quasi cinque volte l’indice di riferimento di Wall Street, l’S&P 500. La stessa Nvidia ci ha messo appena tre mesi per tornare sui titoli dei giornali, dopo aver superato la soglia — già storica — dei 4.000 miliardi di dollari di capitalizzazione, moltiplicando il suo valore di dieci volte dal debutto di ChatGPT, nel 2022.
Tre anni fa, prima del lancio di ChatGPT di OpenAI, Nvidia valeva circa 400 miliardi di dollari. Da allora il titolo è cresciuto in modo esplosivo, spinto dalla domanda di chip per intelligenza artificiale che dominano il mercato dell’addestramento e dell’esecuzione dei grandi modelli linguistici, come quelli di OpenAI.
L’asticella superata da Nvidia va necessariamente confrontata con il valore espresso da altre punte del capitalismo americano. Oggi, la sola azienda guidata da Jensen Huang vale più di tutte le industrie quotate negli Stati Uniti (S&P 500 Industrials), ferme a 4.700 miliardi di dollari. Alcune delle maggiori concorrenti sul terreno dei chip, come AMD e l’olandese ASML, hanno meno di un decimo della sua capitalizzazione.
Ma Nvidia è un’azione sopravvalutata? Su questo, una delle misurazioni più diffuse — il rapporto fra prezzi e utili stimati nei 12 mesi futuri — suggerisce una risposta più sfumata. Nvidia ha un rapporto P/E forward di 28,19 al 29 ottobre, più basso (e quindi meno “sopravvalutato”) rispetto a AMD e ASML, ma comunque superiore alla media dell’indice S&P 500 (23,6), che a sua volta è circa doppia rispetto a quella del Ftse Mib italiano.
Oltre al destino della singola Nvidia — i cui conti trimestrali saranno pubblicati il prossimo 19 novembre — la preoccupazione degli investitori si concentra sul crescente peso di pochi nomi tecnologici. Le sorti dell’indice maggiore sono sempre più dettate da una manciata di aziende, al punto che il rialzo o il ribasso delle cosiddette Magnifiche 7 è in grado di mascherare l’andamento delle altre 493.
Secondo l’indicatore di stock market breadth, che misura il saldo fra il numero di società in rialzo e quelle in ribasso in un determinato lasso di tempo, il mercato è già in modalità di elevata allerta: l’indice ha toccato nuovi record, ma il numero di aziende che sale è quasi identico a quello di quelle in calo (con un saldo quasi neutro, pari a 1,129).
Il fenomeno della concentrazione dell’indice non è nuovo, ma nel 2025 si è ulteriormente aggravato. Le Magnifiche 7, misurate dall’indice di Bloomberg, al 29 ottobre hanno battuto l’S&P 500 di dieci punti, con una performance di prezzo del 27%. Al 21 ottobre, il 37% dell’intero S&P 500 era rappresentato dalla capitalizzazione di questa manciata di Big Tech.
“È evidente che, al di fuori della leadership tecnologica sempre più ristretta dei mercati, molti altri titoli stanno faticando”, ha scritto il 29 ottobre Steve Clayton, responsabile dei fondi azionari di Hargreaves Lansdown. “Oltre 400 componenti dell’S&P 500 sono scesi.”
Paradossalmente, la corsa di questo gruppo di élite tecnologica solleva interrogativi su come proteggersi nel caso in cui le sorti delle Magnifiche 7 e del comparto AI dovessero invertirsi. Un modo per farlo è scegliere investimenti in indici equipesati: nel caso dell’S&P 500, l’azienda più piccola per capitalizzazione avrebbe lo stesso peso di Nvidia.
Investire su strumenti di questo tipo può rivelarsi vincente qualora le promesse dell’AI dovessero essere disattese — e le aspettative incorporate nei prezzi sono già molto alte. Tuttavia, il rovescio della medaglia è che questi ETF equipesati tendono a sottoperformare quando la concentrazione sulle Big Tech aumenta, un fenomeno che tende ad alimentarsi con l’afflusso crescente di capitali retail nei più diffusi ETF passivi a replica degli indici tradizionali.

