Nft, opere native digitali e fisiche: lo stato dell’arte

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Gli Nft coniati partendo da opere d’arte native digitali battono di gran lunga le opere fisiche. In cima alla classifica resta saldamente “Everydays: the first 5.000 days” di Beeple (battuta per 70 milioni di dollari). E in futuro il trend sarà ancora più estremo

Indice

Nel testa a testa che inizia nel 2014 con Quantum di Kevin Mc Coy, il primo Nft della storia a sua volta considerato la prima delle opere d’arte native digitali (venduta da Sotheby’s nel 2021 per 1,4 milioni di dollari), fra queste ultime e quelle tokenizzate partendo da un’opera fisica, pare al momento non ci sia partita.

Il dominio degli Nft di opere native digitali

Troppo impari il confronto sia in termini di volume che di valore a favore degli Nft coniati partendo da opere d’arte native digitali, nonostante il Crypto Winter – ormai superato grazie a prossimo “halving” di Bitcoin e alla quotazione degli Etf sul prezzo spot di questa criptovaluta approvati a Wall Street il 10 gennaio 2024 – abbia tarpato le ali in modo drastico rispetto agli eccessi della bolla del 2021 ai beni artistici tokenizzati con entrambe le metodologie.

Il successo di Maecenas nel 2018

In verità, nel 2018 la casa d’aste Maecenas aveva piantato un’importante pietra miliare incassando
durante una sessione “all’ounlandese” (cioè ai “migliori ribassi”) 1,7 milioni di dollari per il 31% dei
token coniati sull’opera d’arte fisica “14 Small electric chairs (1980)” di Andy Warhol, operazione tuttavia non seguita da successi altrettanto significativi negli anni seguenti per operazioni ideate da parte di protagonisti peraltro spesso istituzionali.

Esempi di insuccessi nel tokenizzare opere d’arte fisiche

Fra gli insuccessi più rilevanti nel tokenizzare e collocare sul mercato Nfts partendo da opere d’arte fisiche, quello del Tondo Doni di Michelangelo degli Uffizi (2021) è stato il più clamoroso, portando a vertenze giudiziarie e al blocco nel 2022 da parte del Ministero delle tokenizzazioni esposte nei Musei pubblici italiani.
Anche il British Museum non è stato particolarmente fortunato (o accorto?) nel tokenizzare con scarsi risultati economici al pari del Museo fiorentino la sua “Grande Onda” di Hokusai, operazione peraltro soggetta a una reiterazione in Materia “perpetrata” dal Museo londinese in un torno di tempo assai vicino coniando e mettendo in vendita Nfts di opere di Turner di sua proprietà.

I successi degli Nft di opere digitali

Allo stato, i quasi 70 milioni di dollari incassati da Christie’s in piena crypto-bolla per l’Nft (singolo, in formato Jpeg) “Everydays: the first 5.000 days” di Beeple, gli oltre 90 milioni incassati su Nifty Gateway per le decine di migliaia di Nft multipli di Pak emessi con titolo “The Merge” e le aggiudicazioni multimilionarie (e, più ancora, i volumi multimiliardari) dei CryptoPunks di Lavra Labs (seguiti dalle Bored Ape-Yacht Club di Yuga Labs) determinano una classifica che, nonostante vari tentativi di valorizzare maggiormente le tokenizzazioni di opere fisiche (come quella concepita da Damien Hirst col suo Progetto “The currency” o come quella del Leopold Museum di Vienna tokenizzando varie opere di Schiele della sua collezione), vede le opere native digitali come le nettamente preferite dal mercato.

La preferenza del mercato per le opere digitali

D’altra parte, come dimostrato da vari studi in merito, se nelle collezioni di opere d’arte fisiche la “giacenza media” si conta in decine di anni, nei wallet contenenti token di opere d’arte digitali il timing della giacenza è inferiore al mese: ovviamente di tratta di collezionisti di categorie di età diverse ma i collezionisti delle GenZ saranno i collezionisti maturi del domani, sicché sarà interessante verificare nei prossimi anni l’evoluzione dei rapporti di forza fra il mercato dell’arte globale di opere fisiche e quelle delle opere native digitali, avanzando un’ipotesi probabilmente non peregrina rispetto al fatto che le seconde non rappresenteranno certamente una minoranza.

Un'illustrazione in bianco e nero di una persona con i capelli corti, che indossa una camicia con colletto e una giacca, e che guarda avanti con un'espressione neutra.

di Paolo Turati

Docente e presidente del comitato scientifico presso la Saa-School of Management dell’Università di Torino, Paolo Turati dal 2022 dirige il laboratorio di finanza decentralizzata della Saa e l’executive master in “DeFi, blockchain e fintech”. Ph.D. in economics of art, ha pubblicato “Economia dell’arte globale” (2021) e “Arte in vendita” (2009). Appassionato pianista, ha praticato alpino, ciclismo e motociclismo fuoristrada.

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