In molte famiglie imprenditoriali “l’ingaggio” della NextGen viene affrontato come un tema di motivazione: come far partecipare i più giovani, come portarli agli incontri, come farli interessare.
Ma quando la NextGen è ampia, con età diverse e percorsi di vita molto differenti, la domanda vera cambia: non è semplicemente “come li coinvolgiamo?”, ma “come li prepariamo?”.
Perché l’ingaggio, da solo, non garantisce continuità. La continuità richiede competenze, principi, regole, ruoli, e un percorso progressivo che trasformi la presenza in responsabilità.
NextGen nelle imprese familiari: perché l’ingaggio non basta
Questo ragionamento nasce dall’integrazione di tre fonti: la letteratura scientifica sulla continuità nelle imprese familiari, la nostra ricerca su proprietà responsabile e passaggi generazionali, e l’esperienza maturata sul campo attraverso iniziative concrete con le nuove generazioni.
Da questa integrazione emerge un punto molto pratico: preparare la nuova generazione non significa collezionare occasioni di coinvolgimento nell’impresa di famiglia, ma progettare un percorso di ascolto e sviluppo nel tempo.
NextGen numerosa: perché serve un percorso differenziato
E il primo passo, proprio per questo, è smettere di trattare la NextGen come un blocco unico. Dentro una NextGen numerosa convivono persone in fasi diverse: alcuni stanno studiando, altri sono già nel mondo del lavoro, altri ancora sono operativi nell’impresa; c’è chi è più vicino e chi è più lontano, chi è già pronto a contribuire e chi ha ancora bisogno di tempo. Se si propone lo stesso tipo di ingaggio a tutti, si ottiene una partecipazione discontinua e, spesso, un senso di frustrazione: per i più giovani, perché non vedono un percorso; per la generazione senior, perché percepisce la partecipazione come intermittente e poco affidabile.
Preparare, invece, significa costruire un percorso che riconosce le differenze tra i componenti della nuova generazione di una famiglia imprenditoriale, le valorizza e crea progressioni.
Valori e storia: come renderli operativi nelle decisioni
Il secondo passo è rendere operativi storia e valori. Non come racconto identitario, ma come criteri che guidano le decisioni. Nelle famiglie longeve, storia e valori sono una risorsa enorme, ma diventano davvero utili solo quando vengono tradotti in principi o criteri per informare una decisione.
Preparare la NextGen significa farle capire, in modo concreto, quali sono i trade-off che una famiglia imprenditoriale deve governare nel tempo: tra velocità e durata, tra distribuzione e reinvestimento, tra continuità e cambiamento, tra prudenza e ambizione. Non perché tutti debbano pensarla allo stesso modo, ma perché tutti devono essere in grado di discutere con lo stesso linguaggio.
Dalla partecipazione alla responsabilità: la pratica conta
Il terzo passo riguarda la pratica: per diventare proprietari attivi non basta “partecipare”, serve assumere ed esercitare responsabilità in modo progressivo.
È qui che molte iniziative di ingaggio falliscono: restano eventi, talk, momenti piacevoli, ma non generano vere competenze da proprietari.
Al contrario, hanno più senso le iniziative che possono essere trattate come strumenti di preparazione. Il peer learning e la condivisione tra pari, ad esempio, funzionano se non rimangono conversazioni generiche, ma si misurano con dilemmi reali: come gestire priorità concorrenti, come ragionare su reputazione e rischi per la famiglia, come decidere su investimenti strategici della famiglia imprenditoriale.
L’esperienza sul campo diventa utile quando non è un simbolo, ma una palestra: permette di osservare complessità, coordinamento, disciplina e standard operativi. I talk con ospiti esterni, infine, possono essere utili se non sono solo ispirazionali, ma aiutano a confrontare modelli e a sviluppare giudizio: che cosa ha senso importare, che cosa no, e con quali adattamenti.
Il ruolo della generazione senior nella preparazione della NextGen
Il punto decisivo, però, è il rapporto con la generazione senior. Preparare la NextGen non significa solo “allenare i giovani”, significa anche rendere esplicite le condizioni della fiducia.
La domanda che cambia la qualità della conversazione, infatti, non è “siete pronti a lasciare spazio?”, ma piuttosto “siete disposti ad allocare capitale e risorse per scopi strategici? In che modo e con quali condizioni?”.
Questa formulazione sposta l’attenzionedal sentimento alla struttura. Costringe a chiarire regole, vincoli, confini e responsabilità. E soprat tutto permette alla NextGen di misurarsi con una cosa concreta: il dovere di reggere scelte, tempi e conseguenze.
Continuità e NextGen: costruire una comunità che decide
Quando la NextGen è numerosa, la preparazione richiede anche un’idea di continuità interna: non basta che singoli individui siano “bravi”, serve che la NextGen impari a funzionare come comunità.
Questo significa sviluppare capacità di confronto ordinato, di ascolto, di sintesi e di scelta, senza trasformare ogni diversità in frattura. È un passaggio spesso invisibile, ma cruciale: una famiglia imprenditoriale può avere una NextGen piena di talenti e, al tempo stesso, non avere una NextGen capace di decidere insieme.
Tre mosse pratiche per preparare la NextGen
Che cosa possono fare le famiglie imprenditoriali, senza vincolarsi a dei programmi troppo densi?
Tre mosse, tutte coerenti con la logica della preparazione.
- La prima è scegliere una sfida comune con un orizzonte breve (60–90 giorni) e un output chiaro: un progetto vero, non un semplice esercizio.
- La seconda è prevedere un momento di confronto con la generazione senior centrato sui trade-off: che cosa guadagniamo, che cosa rischiamo, che cosa proteggiamo.
- La terza è rendere visibile la progressione: chi ha fatto cosa, con quali responsabilità, e che cosa abbiamo imparato. Perché preparare significa costruire affidamento nel tempo.
Da qui capiamo che la NextGen non diventa proprietaria responsabile se è “ingaggiata”. Diventa proprietaria responsabile quando attraversa un percorso che la mette nelle condizioni di capire, decidere, investire e custodire nel lungo periodo.
E quando una famiglia ha davanti una NextGen molto numerosa, questa non è un’opzione: è l’unico modo realistico per trasformare la continuità da racconto a regia.

