Nagel, Mediobanca, su scalata Mps: “Ingerenza governo anomala”

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Nel giorno dell’apertura dell’adesione all’offerta pubblica di scambio del Monte Paschi su Piazzetta Cuccia, il ceo della prestigiosa banca d’affari milanese solleva pesanti dubbi sulla “spontaneità” dell’operazione di Siena, oltre a ribadire la sua inutilità e dannosità, soprattutto per il wealth management

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Alberto Nagel non ha usato mezzi termini, Mps ha una «storia travagliata», totalmente incompatibile con quella di Mediobanca e la sua capacità di creare valore, e il tentativo di scalata in atto da Rocca Salimbeni a Piazzetta Cuccia è lungi dall’essere “spontanea” e indipendente dalle mire del Governo italiano sulla banca d’affari milanese. Questo in estrema sintesi il giudizio emerso nella conference call tenuta dall’amministratore delegato per stampa e analisti il 14 luglio 2025. Una giornata non qualunque: segna infatti l’inizio del periodo di adesione all’ops di Mps su Mediobanca, e si concluderà l’8 settembre 2025.

Ombre sulle mosse del Governo nel risiko bancario

Nel novembre 2024 il Ministero dell’Economia vendeva un suo pacchetto azionario Mps. Una scelta affatto neutrale, sottolinea Nagel, ricordando la contestuale salita nel capitale di Siena di due grandi azionisti di Piazzetta Cuccia – gli eredi di Del Vecchio con Delfin e il gruppo Caltagirone. Ciò «fa ipotizzare che ci fossero dei piani per Mediobancagià allora», altrimenti «non ci sarebbe stato alcun motivo di investire centinaia di milioni di euro in una banca quando entrambi erano già esposti a istituzioni finanziarie italiane».

Attualmente il Mef, primo azionista del Monte dei Paschi, detiene l’11,731% del capitale della banca, mentre Delfin e Caltagirone ne possiedono rispettivamente il 9,866% e il 9,963%. Banco Bpm è invece azionista di Mps al 8,996%.

Quanto afferma l’ad di Mps Luigi Lovaglio, ossia di aver dato il via all’ops di propria iniziativa, «non è credibile», perché è chiaro a tutti che «questa operazione è stata preparata, votata e sostenuta da tutti i principali azionisti, compreso il governo», prosegue Nagel.

Il governo è il principale azionista di Mps, controlla di fatto il consiglio di amministrazione, «oggi i membri nominati dal governo sono circa il 50% del cda di Mps, compresi il presidente e l’amministratore delegato», influenzando il comportamento degli attori coinvolti.

Nagel, «Mps ha una storia travagliata e distruttiva di valore per Mediobanca»

Nella stessa conference call, Nagel ha ricordato la «storia travagliata di Mps», per la quale ci sono stati aumenti di capitale pari a 25 miliardi di euro negli ultimi 20 anni. Del tutto inefficienti: la quota di mercato della banca toscana si è erosa di circa un terzo solamente negli ultimi 10 anni. La positività delle ultime performance «si deve agli elevati tassi di interesse e ai benefici fiscali», a fronte di rischi che permangono significativi, in special modo quelli macro e legali, che interessano circa il 35% dell’indice di patrimonializzazione Cet1, «un qualcosa con cui gli azionisti di Mediobanca non hanno mai avuto a che fare».

Secondo le simulazioni di Mediobanca, in caso di fusione con Mps, Delfin (20%) e Caltagirone (13%) arriverebbero a controllare il 33% della nuova entità, la quale avrebbe a sua volta il 13% di Generali (di cui Delfin detiene oggi il 10%; mentre Caltagirone il 7%). In questo caso le dissinergie ammonterebbero a 460 milioni di euro.

Se invece alla fine il Monteraggiungesse una soglia tra il 35% e il 40%, Delfin (25%-27%) e Caltagirone (16%-17%) arriverebbero ad avere in totale tra il 41% e il 43% di Mps, che a sua volta diventerebbe azionista in Mediobanca. Quest’ultima manterrebbe intatta la propria partecipazione in Generali, pari al 13%. In questo caso le dissinergie ammonterebbero a 665 milioni.

Per Nagel, Mediobanca e Mps hanno due modelli di business incompatibili

Monte Paschi è «una banca commerciale di medie dimensioni, indifferenziata, con basso potenziale di crescita». Caratteristiche che diluirebbero il marchio, la reputazione e il franchising di Mediobanca, senza apportare a nessun miglioramento concreto nell’offerta ai clienti Mediobanca». Non c’è inoltre alcun beneficio fiscale. Il percorso di sviluppo della banca milanese, delineato nel piano industriale One Brand – One Culture, verrebbe compromesso.

Una governance complessa, inefficiente

Alberto Nagel ha sottolineato che la governance sarebbe «piuttosto complessa» a causa di una struttura piramidale con gli stessi azionisti che hanno una presenza significativa in tre istituti finanziari sistemici», ovvero Mediobanca, Mps, Generali.

Offerta non attraente e corrispettivo finanziariamente inadeguato

Inoltre «il corrispettivo risulta inadeguato dal punto di vista finanziario, con una diluizione superiore al 10% degli utili ricorrenti e lo stesso impatto anche sul dividendo per azione». Al concambio proposto (2,533x), gli azionisti di Mediobanca «sarebbero esposti a oltre il 60% dei rischi e delle dissinergie derivanti dalla combinazione (ipotizzando un’accettazione del 100%)». L’offerta «non è attraente e il corrispettivo è finanziariamente inadeguato».

Domande frequenti su Nagel, Mediobanca, su scalata Mps: “Ingerenza governo anomala”

Qual è il giudizio di Alberto Nagel sulla storia di MPS in relazione a Mediobanca?

Nagel descrive la storia di MPS come 'travagliata' e 'distruttiva di valore' per Mediobanca. Sottolinea che questa storia è totalmente incompatibile con la capacità di Mediobanca di creare valore.

Perché Nagel considera incompatibili i modelli di business di Mediobanca e MPS?

Secondo Nagel, i due istituti hanno modelli di business intrinsecamente incompatibili. Questa incompatibilità è un fattore chiave nella sua valutazione negativa della potenziale scalata.

Quali sono le critiche di Nagel riguardo all'offerta di scalata di MPS?

Nagel definisce l'offerta di scalata come 'non attraente' e il corrispettivo finanziariamente inadeguato. Questo suggerisce una valutazione negativa della convenienza economica dell'operazione.

Quale ruolo attribuisce Nagel al Governo italiano nelle mosse di MPS?

Nagel ritiene che il tentativo di scalata di MPS non sia spontaneo, ma influenzato dalle mire del Governo italiano sulla banca d'affari milanese. Parla di 'ingerenza governo anomala'.

Quali sono le problematiche di governance evidenziate da Nagel riguardo a MPS?

Nagel menziona una governance 'complessa' e 'inefficiente' di MPS. Questo aspetto contribuisce alla sua visione negativa della banca e della sua potenziale integrazione con Mediobanca.

FAQ generate con l'ausilio dell'intelligenza artificiale

di Teresa Scarale

Caporedattore Pleasure Asset. Giornalista professionista, è laureata in Discipline Economiche e Sociali presso l’Università Bocconi di Milano. Scrive di finanza, economia, mercati dell’arte e del lusso. In We Wealth dalla fondazione. Collabora con Il Sole 24 Ore e Plus 24.

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