Monte dei Paschi ha chiuso una seduta in rosso del 4,56% in seguito all’indagine che ha coinvolto i vertici dei maggiori protagonisti della scalata su Mediobanca (-1,9%).
La holding della famiglia Delvecchio, Delfin, e Caltagirone avrebbero coordinato acquisti di azioni Mediobanca con l’obiettivo di compiere la scalata su Piazzetta Cuccia, superando complessivamente la soglia critica combinata del 25% senza fornire le obbligatorie comunicazioni alle autorità e senza lanciare relativa offerta pubblica. Un coordinamento non comunicato al mercato che sarebbe anteriore, dunque, al lancio dell’Ops di Montepaschi su Piazzetta Cuccia, conclusa con successo lo scorso 22 settembre con l’86,3% di adesioni.
Risultano indagati per manipolazione del mercato e ostacolo alla vigilanza, in relazione a questa ipotesi investigativa della Procura di Milano, il presidente di Delfin Francesco Milleri, Francesco Gaetano Caltagirone e l’ad di Monte dei Paschi, Luigi Lovaglio. Le pene previste, nelle fattispecie di reato contestate arrivano rispettivamente a sei e otto anni.
La notizia è stata anticipata dal cronista giudiziario Luigi Ferrarella, sul Corriere della Sera e ha trovato conferme nelle ore successive.
Monte dei Paschi ha comunicato di “aver ricevuto la notifica da parte della Procura della Repubblica di Milano di un decreto di perquisizione” e che “in tale contesto è stato notificato un avviso di garanzia al Dr Luigi Lovaglio in qualità di Amministratore Delegato”.
Già in precedenza la Procura di Milano aveva aperto un fascicolo che indicava potenziali irregolarità su un’altra operazione che aveva coinvolto Delfin e Caltagirone, ossia la vendita per accelerated book building tramite Banca Akros, attaverso la quale il ministero dell’Economia aveva venduto una parte delle sue quote in Mps nel 2024 (rafforzando il peso di Caltagirone e Delfin su Siena). La novità emersa nelle ultime ore, tuttavia, consiste nell’ipotesi che un coordinamento fra queste due società esistesse anche in relazione all’acquisto di azioni di Mediobanca antecedenti al lancio dell’offerta pubblica da parte di Mps.
Secondo le ricostruzioni dell’indagine pubblicate da Radiocor, gli inquirenti Giovanni Polizzi, Luca Gaglio e l’aggiunto Roberto Pellicano avrebbero attivato le indagini in seguito a una querela presentata a inizio 2025 da Mediobanca nei confronti di alcuni articoli di stampa, ritenuti diffamatori da Piazzetta Cuccia. Nel giugno scorso, poi, era uscita la notizia dell’apertura di un fascicolo d’indagine relativo alla vendita del 15% di quote Mps in mano allo Stato avvenuta nel novembre 2024. Operazione sospetta, agli occhi degli inquirenti, in quanto mediata da una banca insolitamente piccola (Akros) per operazioni di questa dimensione e peraltro facente parte del gruppo Banco Bpm che allora si spartì, in soli 9 minuti, le quote ricollocate dallo Stato offrendo lo stesso esatto premio (+5%) offerto dagli altri tre compratori: Anima (cui andò il 3%), Delfin (3,5%) e Caltagirone (3,5%). Vari operatori di mercato, pur lanciando ordini di acquisto significativi, rimasero tagliato fuori da quella vendita.

