La rivalità tra Apple e Microsoft non è più solo un capitolo di storia della tecnologia: è diventata la sfida fra due modelli industriali opposti nell’era dell’intelligenza artificiale. Un tempo era il PC, poi il sistema operativo, poi lo smartphone. Oggi il confronto non si gioca più sulla vendita di dispositivi, ma su chi saprà integrare meglio l’AI nei propri servizi e trasformarla in margine, ricavi ricorrenti e potere di mercato.
Oggi Apple e Microsoft hanno dimensioni simili: entrambe viaggiano intorno ai 4.000 miliardi di dollari di capitalizzazione. Ma dietro a questo numero ormai ci sono modelli di business assai lontani. Apple incassa ancora il 71,9% del fatturato dai prodotti fisici, e quasi la metà da un solo oggetto: l’iPhone. Il resto è composto da Mac, iPad, Apple Watch e accessori. I servizi – App Store, iCloud, Apple Music, Apple TV+, Apple Pay – valgono circa il 28% dei ricavi, pur essendo la componente a maggior crescita e con margini più elevati.
Per Microsoft è l’opposto: il 78,1% del fatturato proviene dai servizi. Di questi, circa il 38% arriva dal cloud intelligente (Azure e server AI) e un 43% da software e produttività: Office 365, Copilot, Teams, Dynamics, LinkedIn. L’hardware – Surface, Windows OEM, Xbox – vale meno del 20% dei ricavi. In sintesi: Apple resta un’azienda hardware-first che monetizza l’ecosistema, Microsoft è software-first e vive di abbonamenti e infrastruttura digitale.
Questa distinzione spiega anche perché molti analisti vedono Microsoft avvantaggiata nella corsa all’AI. Se l’intelligenza artificiale crea più valore nei servizi enterprise e nel cloud, Microsoft ha un modello che la monetizza subito e in modo ricorrente. Per Apple, invece, l’AI serve a un obiettivo diverso: spingere i cicli di sostituzione dell’hardware, preservare margini e fedeltà all’iPhone.
I mercati hanno già iniziato a intuire questo scenario. Dall’inizio del 2023 – esplosione di ChatGPT – Microsoft è salita del 108%, contro l’87% di Apple. Da inizio anno: +23% Microsoft, +11% Apple. Nonostante ciò, le capitalizzazioni restano quasi sovrapposte.
Se l’intelligenza artificiale diventerà davvero una infrastruttura universale simile a Internet Microsoft potrebbe trovarsi nella posizione migliore. Se invece resterà un’esperienza modellata nel dispositivo, Apple potrà continuare a dominare l’immaginario e proteggere i suoi margini.
L’azione Microsoft: il commento tecnico di Eugenio Sartorelli
Eugenio Sartorelli, analista tecnico e membro del consiglio SIAT, osserva che Microsoft ha disegnato un doppio massimo storico in area 550 dollari, da cui è entrata in una fase di congestione tra 500 e 550 dollari. “È difficile capire se si tratti di accumulazione, in attesa di nuovi rialzi, o di distribuzione, preludio a una correzione”.
La trimestrale del 29 ottobre ha battuto le attese, con utili oltre il 10% superiori alle previsioni. Tuttavia il titolo ha perso quasi il 3% il giorno successivo. “Non è un paradosso – spiega Sartorelli – ma la reazione a spese per AI molto più elevate del previsto”.
Sul fronte delle valutazioni, Microsoft tratta con:
– price/earnings (P/E) intorno a 38;
– price/book vicino a 11;
– price/sales circa 14, rispetto agli 8 pre-Covid.
“A 4.000 miliardi di capitalizzazione, quasi il doppio dell’intero indice DAX40 tedesco”, conclude, “questi multipli rischiano di non essere sostenibili a lungo senza una crescita degli utili altrettanto eccezionale”.

