Mercati europei in turbolenza: cosa dicono i gestori?

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L’ottimismo sui mercati europei sembra essere svanito: la paura circa il rialzo dei tassi non fa dormire sonni tranquilli ad investitori e gestori. Cresce l’esposizione verso le banche, giù i tecnologici

Indice

Cresce lo scetticismo sulla crescita, con le strette monetarie imminenti ancora viste come il più grande rischio per i mercati

Il 57% degli investitori si aspetta che le azioni europee salgano del 5% o più, in calo rispetto all’81% del mese scorso, mentre il 18% prevede ora un ribasso

I settori value, banche, assicurazioni ed energia sono i maggiori sovrappesati, mentre il sottopeso nel settore tecnologico è vicino al massimo da 13 anni

L’outlook di mercato non è dei migliori e sempre più investitori ne sono convinti. Dopo un 2021 da record, il 2022 è iniziato come peggio non poteva. Ai timori di carattere monetario di gennaio – con la Fed ormai in procinto di aumentare i tassi – si sono sommate le tensioni geopolitiche di febbraio con la Russia che sembra in procinto di invadere l’Ucraina. E così gli indici azionari, carichi di paura, sono stati affossati dall’incertezza. L’S&P 500 da inizio anno ha perso quasi dieci punti percentuali. Cosa vedono i gestori di fondi all’orizzonte?

Aumenta lo scetticismo sulla crescita, svaniscono le speranze sulla Cina

A fare il punto è il consueto Fund Manager Survey di Bofa, sondaggio condotto dall’istituto americano tra più di 350 gestori. Il 20% netto degli intervistati si aspetta che l’economia globale si indebolisca nel corso del prossimo anno, rispetto al solo 1% di gennaio: si tratta del sentiment più pessimista da marzo 2020. Risulta invece che gli investitori siano più ottimisti sull’Europa, con un 12% netto che si aspetta una crescita più sostenuta. Di contro l’ottimismo sulla Cina si è raffreddato, con il 50% dei partecipanti al sondaggio che si aspettano che la Cina continui ad arrancare, e che anche l’eventuale allentamento della politica non sarà un catalizzatore per una ripresa della crescita né cinese né globale. Crescita globale che non sarà sostenuta neanche dall’allentamento delle pressioni sulla catena di approvvigionamento, che per il 73% si attenueranno troppo lentamente.

Il nemico pubblico N.1 sono i tassi

Il 41% degli intervistati considera l’inasprimento monetario delle banche centrali come il fattore di rischio più importante per i mercati, e il 73% di essi si aspetta che l’aumento dei rendimenti delle obbligazioni reali eserciti una pressione al ribasso sui multipli azionari. L’inflazione è vista come il secondo fattore di rischio più importante per i mercati (21%), nonostante un 56% netto di investitori si aspetta un calo dell’inflazione a livello globale, il livello più alto dal 2009. Altri rischi significativi per i mercati sono le bolle dei prezzi degli asset (11%), recessione globale (8%) e conflitto Russia/Ucraina (7%).

Azioni sfiduciate

Il 57% dei partecipanti al sondaggio si aspetta che le azioni europee salgano di almeno il 5% nei prossimi dodici mesi, dato in calo rispetto all’81% del mese scorso. Di pari passo la percentuale di chi è dell’avviso che le azioni calino è passata dal 3% al 18%. Anche la fiducia nella longevità del rally è diminuita, con solo il 25% degli investitori che si aspettano che il mercato toro delle azioni europee continui almeno fino al quarto trimestre di quest’anno, in calo rispetto al 39% del mese scorso. mentre il 22% afferma che il mercato ha già raggiunto il massimo, in aumento rispetto all’8%.

Tutto sul value

Il 48% degli investitori vede un ulteriore moderato rialzo per i ciclici europei rispetto ai difensivi, invariato rispetto al mese scorso. Il 72% si aspetta che i titoli value europei sovraperformino i titoli growth (la percentuale più alta dal 2014) con i settori value delle banche, delle assicurazioni e dell’energia che sono i più sovrappesati. Di contro, il tech e i settori difensivi dell’healthcare, dell’immobiliare e delle telecomunicazioni sono i settori più sottopesati. A livello geografico, il Regno Unito è ora il mercato azionario europeo preferito dagli investitori, mentre Germania e Italia passano da un ampio sovrappeso a un sottopeso.

di Lorenzo Magnani

Laureato in Finanza e mercati Internazionali presso l’Università Cattolica di Milano, nella redazione di We Wealth scrive di mercati, con un occhio anche ai private market. Si occupa anche di pleasure asset, in particolare di orologi, vini e moto d’epoca.

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