Legge svizzera sui trust: work in progress

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Con l’approvazione di una mozione della Commissione affari giuridici del Consiglio degli Stati, il Parlamento svizzero ha incaricato il Consiglio federale di creare le basi legali per un trust interno. E’ dunque in fase di elaborazione un disegno di legge per l’introduzione dell’istituto del trust nel diritto privato svizzero. La via per la codificazione di un trust interno è dunque tracciata e ci si aspetta una conclusione positiva dell’iter legislativo entro il 2023

Citando l’accademico scozzese George Gretton: “English law does not readily fit into civilian pigeon-holes …it does not follow that a system which has the trust must have an English pigeon-hole for it”. L’istituto del trust, nato in Paesi di common law, forse non può essere “trapiantato” in una giurisdizione di civil law, ma può certamente esservi trasferito, con gli opportuni adattamenti ed è questo processo che la Confederazione elvetica è in procinto di realizzare.
La Svizzera ha gettato le basi per il riconoscimento dei trust esteri con la sottoscrizione della Convenzione de L’Aja del 1985, entrata in vigore il 1° luglio 2007. Il legislatore ha quindi conferito piena legittimità ai trust istituiti in base a leggi regolatrici straniere, senza peraltro ritenere necessario o urgente inserire questo istituto nell’ordinamento giusprivatistico interno. L’Amministrazione federale delle contribuzioni, da parte sua, ha emanato regole chiare relative all’imposizione dei trust, riferendosi alla circolare n. 30 della Conferenza svizzera delle imposte, emessa il 22 agosto 2007.

Grazie al riconoscimento dell’istituto, il trust è oggi ampiamente affermato e utilizzato sia da cittadini svizzeri che da stranieri residenti, nel contempo la giurisprudenza ha imparato a conoscerlo e tutelarlo.

Non tutti i suoi aspetti, tuttavia, sono ben conosciuti ed applicati, tanto che diversi operatori che potrebbero trarre vantaggio da questo flessibile strumento non vi fanno ricorso, a causa dell’incertezza che deriva dall’applicazione, certamente più impegnativa, di una legge straniera.

La percezione di spazi vuoti lasciati dal legislatore ha dunque alimentato l’esigenza di rendere il trust più comprensibile e accessibile e si è ulteriormente acuita la necessità di trasparenza e di certezza nel diritto applicabile. Questo processo ha portato a una accelerazione del dibattito sull’utilità e fattibilità di una legge regolatrice interna, che è culminata nel conferimento di un incarico al Consiglio federale, mirato a modificare il Codice delle obbligazioni e il Codice civile per accogliere e regolare questo istituto.

Una legge svizzera sul trust, che ne disciplini ad esempio la durata massima, le tipologie ammesse, i meccanismi per limitare eventuali controversie, permetterà non solo di sancire definitivamente la rispondenza dello strumento ai principi di ordine pubblico e alle leggi di applicazione necessaria dell’ordinamento svizzero, ma sarà foriera di numerosi vantaggi pratici.

Per la prima volta, ad esempio, si avrà una legge scritta in diverse lingue nazionali, tra cui l’italiano: fatto questo che ne permetterà una facile lettura e comprensione, mentre oggi ci si deve basare su testi scritti in inglese o su loro libere traduzioni.

Una legge interna agevolerà inoltre la diffusione di una cultura sul trust, a livello di pubblica amministrazione (ad esempio registri fondiari, pubblico registro automobilistico e così via) ma anche nel settore privato, cosa che permetterà ai vari operatori di conoscere meglio lo strumento e di trattarlo in modo più corretto e uniforme.

La futura legge aumenterà infine la trasparenza dell’istituto, garantendo una maggior prevedibilità dei suoi effetti giuridici e il conseguente accrescimento della fiducia nel trust da parte dei suoi utilizzatori; fiducia che peraltro è già stata rinsaldata per effetto delle recenti leggi che, con decorrenza dal 1° gennaio 2020, sottopongono i trustee svizzeri a vigilanza prudenziale da parte dell’Autorità federale di vigilanza sui mercati (FIinma), alla stessa stregua degli istituti bancari.

Al momento non è possibile prevedere in che forma il trust trovi un posto nell’ordinamento svizzero, il dibattito dottrinale verte sia sulla possibilità di codificare una legge regolatrice di stampo anglosassone, sia sull’opportunità di declinare in modo più articolato i principi della fiducie, ossia del contratto fiduciario. Un gruppo di esperti è già all’opera per elaborare proposte di disciplinamento.

Elemento di certezza risiede invece nella chiara volontà espressa dal parlamento, tesa a introdurre l’istituto del trust nell’ordinamento. L’analisi di impatto economico della nuova disciplina è già stato realizzata e si auspica che il trust, entro i prossimi due o tre anni, possa mettere definitivamente le sue radici in Svizzera.

di Barbara Demergazzi

Avvocato e responsabile legal & compliance presso la trust company professionale Capital
Trustees AG (Svizzera), è esperta nella protezione e trasmissione di patrimoni familiari e nella
prevenzione di rischi legali e reputazionali. In seno a Step riveste la qualifica di Trust and estate
practitioner (Tep) ed è altresì membro del Groupement des compliance officers de Suisse
Romande et du Tessin (Gco).

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