Ivass: su riscatti e coperture, le polizze vita dovranno cambiare così

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Il 2022 deve invitare riflessioni su disegno dei prodotti e gestione dei portafogli. Su Eurovita le chance sullo sblocco dei riscatti si spostano a settembre

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Per allineare nuovamente le polizze vita alla propria natura “protettiva” e di investimento a lungo termine, l’Ivass ha immaginato tre aree di intervento: riscatti meno agili, incentivi fiscali per il mantenimento dell’assicurazione a lungo termine e maggiori contenuti di “protezione”

“I punti di discussione rimasti sono pochi: vi dico chiudete, diamo un segnale di fiducia”, ha dichiarato il presidente dell’Ivass Luigi Federico Signorini rivolgendosi ad alcuni dei protagonisti impegnati nel salvataggio di Eurovita

Negli ultimi anni le polizze vita si sono avvicinate troppo a surrogati degli investimenti finanziari; alcuni limiti di questa impostazione sono stati messi a nudo dalle difficoltà osservate nelle polizze di ramo I negli ultimi mesi.

Il problema, sottolineato dall’Ivass in un briefing con la stampa che ha preceduto la presentazione del rapporto annuale, è dovuto a una tendenza generale nel disegno dei prodotti, che per diventare più appetibili come alternativa all’investimento finanziario hanno allentato vincoli e penalizzazioni sul riscatto anticipato, un tempo più comuni. Il vantaggio di poter rientrare in possesso del capitale senza troppi problemi può ritorcersi contro le compagnie, perché rende potenzialmente più probabili richieste di riscatto “di massa”.

Nella seconda metà del 2022 il ramo Vita ha subito le conseguenze di questo approccio, nel momento in cui i clienti hanno considerato l’opportunità di convertire il proprio “portafoglio” di polizze di ramo primo dai rendimenti contenuti in obbligazioni a lungo termine che, in seguito ai rialzi dei tassi, avevano iniziato a rendere molto di più. Nella prima parte del 2023 si è aggiunt anche la sfiducia innescata dalla crisi di Eurovita.

Per allineare nuovamente le polizze vita alla propria natura “protettiva” e di investimento a lungo termine, l’Ivass ha immaginato tre aree di intervento.

Oltre all’auspicata introduzione di condizioni più strette sui riscatti, si immagina l’introduzione di un incentivo fiscale che, sul modello di altri Paesi europei, riduca la tassazione sul prodotto se esso rimane in portafoglio per un certo numero di anni (ad esempio, otto anni).

Infine, sempre seguendo l’esempio di alcuni altri mercati assicurativi in Europa, l’Ivass incoraggia le compagnie a inserire un maggiore contenuto puramente “protettivo” nei contratti del ramo vita. Ad esempio, condizioni che prevedano la trasmissione un capitale maggiorato agli eredi, in caso di decesso prematuro dell’assicurato.

I numeri delle assicurazioni

La redditività e i coefficienti di solvibilità delle compagnie assicurative italiane sono peggiorati nel 2022, ma le criticità hanno riguardato solamente il ramo vita. Infatti, nel danni i premi raccolti sono aumentati del 4,6%, trainati peraltro dalle assicurazioni non-auto.

Al contrario, il ramo vita ha mostrato una flessione dei premi dell’11% nel 2022. Questi dati, uniti all’aumento dei riscatti sulle polizze favorito dall’aumento delle opportunità di rendimento sull’obbligazionario, ha compresso la redditività delle compagnie (rappresentata dal Roe) di oltre 5 punti, portandosi al 3,2%.

Per la prima volta in un decennio il ramo vita ha chiuso l’anno in perdita, passando da un utile di 4,3 miliardi a un rosso di 400 milioni (mentre il ramo danni è rimasto stabile a 2,7 miliardi di utile). Complessivamente, si legge nella relazione annuale dell’Ivass, il risultato di esercizio delle imprese italiane si è più che dimezzato (-65,9%) a 2,3 miliardi di euro nel 2022.

I riscatti sulle polizze vita sono aumentati ulteriormente nei primi mesi del 2023, ha segnalato l’Ivass, in un contesto nel quale la vendita di nuovi contratti è diminuita e le minusvalenze latenti del portafoglio erano particolarmente elevate. A fine aprile il saldo fra plusvalenze e minusvalenze era pari a -32 miliardi di euro, in calo dai -50 miliardi di fine 2022. Nel frattempo, “il rapporto tra riscatti e premi è cresciuto; in aprile esso ha brevemente superato il 100%, per poi stabilizzarsi intorno al 90%”.

Tutto ciò ha comportato “tensioni sulle posizioni di liquidità di alcune imprese vita”, con “fenomeno è più marcato per le polizze di ramo I e V e per le compagnie che distribuiscono attraverso il canale bancario o tramite promotori finanziari”. Grazie a interventi di ricapitalizzazione e di rinvio nella distribuzione dei dividendi, l’Ivass ha dichiarato che l’impatto di questi fenomeni è rimasto pienamente gestibile.

E la solvibilità delle compagnie di quanto è peggiorata? Mentre nella media del settore si è osservato un calo modesto con un rapporto di solvency al 245,8% (-4,9 punti), le compagnie assicurative specializzate nel vita mostrano un rapporto al 200%, in calo di circa 25 punti rispetto al 2021.

Eurovita, salvataggio vicino (lo sblocco dei riscatti un po’ meno)

I punti di discussione rimasti sono pochi: vi dico chiudete, diamo un segnale di fiducia”, ha dichiarato il presidente dell’Ivass Luigi Federico Signorini rivolgendosi ad alcuni dei protagonisti impegnati nel salvataggio di Eurovita, presenti in sala per la presentazione del rapporto annuale dell’Autorità. La situazione della compagnia, presentata come “un caso patologico” eccezionale per gravità, potrà essere risolta con l’intervento concertato di alcuni fra i maggiori attori assicurativi e bancari e, nel corso di un briefing con la stampa, l’Ivass ha auspicato che una soluzione venga raggiunta entro giugno.

In questo modo, sarà anche più facile far digerire ai clienti di Eurovita una prevedibile estensione del blocco ai riscatti per dare modo di attuare, tecnicamente, il piano di salvataggio – un allungamento dei tempi che, secondo gli auspici dell’autorità non si protrarrà oltre settembre.

Nel frattempo, resta sul tavolo la possibilità approvare una deroga per i riscatti dei clienti Eurovita colpiti dall’alluvione in Emilia-Romagna, su cui si continua a lavorare – senza però avere conferme definitive sull’effettiva fattibilità della misura.

Il presidente Signorini, nonostante la particolarità del caso, ha affermato che Eurovita deve “farci riflettere sull’adeguatezza dell’insieme di norme” sulle polizze “caratterizzate da garanzie di rendimento”. Il tema dei riscatti sulle polizze di ramo I, in particolare, minaccia la redditività del settore in quanto i sottoscrittori hanno diritto a rientrare in possesso di capitali e rendimenti predeterminati, mentre il valore del portafoglio investito dalla compagnia assicurativa può subire grandi oscillazioni. Il rischio di vendere in perdita i titoli in portafoglio, in questo caso, ricade interamente sulla compagnia assicurativa.

Il problema di liquidità che può derivarne non si sarebbe posto, nemmeno per Eurovita, “se tutti gli assicurati avessero detenuto la polizza fino a scadenza”, ha aggiunto Signorini, ricordando come la regolamentazione prudenziale dovrebbe evolvere traendo qualche lezione dai limiti emersi in merito alla “congruità fra regole di riscatto e durata dell’attivo”.

di Alberto Battaglia

Alberto Battaglia è giornalista professionista specializzato in macroeconomia, mercati finanziari e assicurazioni. Responsabile dell’area macroeconomica e assicurativa di We Wealth, ha maturato la sua esperienza nelle principali testate economiche italiane: Milano Finanza, Radio24, Wall Street Italia, SkyTg24 e Il Sole 24 Ore Plus24.

Laureato in Linguaggi dei Media all’Università Cattolica di Milano, ha conseguito il Master in Giornalismo alla stessa università, con una esperienza di formazione alla London School of Economics and Political Science (LSE).

Nel 2022 ha vinto il Premio ABI-FEduF-FIABA “Finanza per il Sociale”, riconoscimento patrocinato dal Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, per la capacità di raccontare temi economici complessi con rigore e accessibilità. I suoi reportage sono stati pubblicati su Avvenire, Il Foglio e Il Fatto Quotidiano.

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