Investitori italiani: nel mirino mercati emergenti e climate change

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La maggioranza degli investitori italiani ritiene che i megatrend giocheranno un ruolo fondamentale nella gestione dei loro portafogli nel prossimo futuro. Verso una maggiore allocazione su esg e mercati emergenti

Indice

Il 77% guarda al cambiamento climatico e alla scarsità delle risorse, il 66% ai progressi tecnologici e il 46% all’innovazione sanitaria

Il 93% crede che i mercati emergenti si stiano incamminando verso un quinquennio di crescita e, tra coloro che si attendono una sovraperformance, il 66% intende beneficiarne

Anthony Pickering, Rbc asset management: “Siamo convinti che questi aspetti rappresenteranno un driver significativo per un’era d’oro della gestione attiva”

Il 97% degli investitori italiani ritiene che i megatrend plasmeranno l’asset allocation nel prossimo futuro. Con il 93% che si attende una sovraperformance dei mercati emergenti. Ma anche un ulteriore 77% che strizza l’occhio al climate change e alla scarsità delle risorse (una quota di ben 11 punti percentuali superiore rispetto alla media europea). A rivelarlo è una nuova indagine commissionata da Rbc asset management a Opinium Research, condotta tra il 15 ottobre e il 23 novembre dello scorso anno su un campione di 512 fund buyer, consulenti e wealth manager europei (di cui 103 italiani). Un’occasione per identificare i megatrend più influenti ed esplorare le implicazioni sulle decisioni d’investimento nel lungo termine.

Verso una maggiore allocazione esg

Quello che è emerso, come anticipato in apertura, è che la quasi totalità degli intervistati (il 97% in Italia contro il 93% a livello europeo) ritiene che i megatrend svolgeranno un ruolo fondamentale nella gestione dei loro portafogli nei prossimi 3-5 anni. Il 77% guarda al cambiamento climatico e alla scarsità delle risorse, il 66% ai progressi tecnologici e il 46% all’innovazione sanitaria. Di conseguenza, il 70% stima che allocherà più asset sui fondi basati sui criteri esg espliciti nei prossimi 3-5 anni (si parla di un incremento del 20% in media, in linea con il dato europeo). Inoltre, nove investitori su dieci guardano agli investimenti sostenibili piuttosto che agli investimenti a impatto, sia in un’ottica attuale che in un’ottica futura.

I mercati emergenti più investibili

In questo contesto il 93% crede che i mercati emergenti si stiano incamminando verso un quinquennio di crescita e, tra coloro che si attendono una sovraperformance, il 66% intende beneficiarne. Nel post-covid quelli considerati “più investibili” sono l’Europa centrale e orientale (57%), l’Asia ex-Cina (54%) e la Cina (45%). Dati che si confrontano rispettivamente col 53, 60 e 36% a livello europeo. Il 42% degli italiani, tra l’altro, crede che la Cina registrerà il rally azionario più ampio nei prossimi cinque anni (contro il 32% degli europei), seguita da Nordamerica (24% contro il 30%) ed Europa occidentale (23% contro il 15%). Quanto infine alla selezione dei fondi nei prossimi 1-3 anni, il 37% punta ad adottare un approccio globale (contro il 31% in Europa) e il 26% un approccio europeo (contro il 22%).

La preferenza per la gestione attiva

“Siamo convinti che questi aspetti (mercati emergenti e esg, ndr) rappresenteranno un driver significativo per un’era d’oro della gestione attiva”, osserva Anthony Pickering, head of business development, Emea-Apac di BlueBay e Rbc asset management. “Questo trend è riflesso nei nostri risultati, con il 76% degli investitori wholesale europei che ha manifestato una preferenza per i fondi gestiti attivamente rispetto a quelli passivi. La gestione attiva sarà cruciale per individuare i vincitori ed evitare i vinti. Sarà altrettanto importante assicurare che le preferenze esg degli investitori vengano costantemente soddisfatte, tramite l’accesso a gestori in grado di adottare un approccio attivo che sappia identificare e investire su opportunità al di fuori del benchmark”.

di Rita Annunziata

Responsabile dell’Osservatorio sul wealth management al femminile di We Wealth. Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente videoreporter per Class Editori e ricercatrice per il Centro di ricerca sulle mafie e la corruzione dell’Università Suor Orsola Benincasa. Collabora anche con La Repubblica.

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