Poche (aziende), ma buone: il private equity punta sulla qualità

Lorenzo Magnani
Lorenzo Magnani
4.4.2022
Tempo di lettura: 2'
I fondi di private equity sono sempre più concentrati su pochi nomi: gli investitori cercano qualità e personalizzazione

Secondo un'analisi di Institutional Investor, negli ultimi due anni sono aumentati i fondi che detengono partecipazioni solo in poche grandi aziende

Nel 2021 il mercato secondario del private equity ha raggiunto 135 miliardi di dollari di valore superando per la prima volta il traguardo dei 100 miliardi di dollari

Negli ultimi due anni, i fondi che detengono partecipazioni solo in alcune grandi aziende - spesso solo una - sono arrivati a dominare il mercato secondario del private equity. Spesso si tratta di fondi di continuità, anche detti GP-led, che permettono ai general partner di rimanere investiti in quelle che ritengono essere aziende ancora promettenti anche dopo la fine della vita del fondo. Secondo la società di consulenza di private equity Campbell Lutyens, nel 2021 il 44% dei GP-led era altamente concentrato, percentuale in aumento di 9 punti percentuali rispetto all'anno precedente.
Come riporta un'analisi di Institutional Investor, come gli investitori cercano maggiore qualità in un momento di maggiore incertezza economica, anche i fondi secondari tradizionali si stanno concentrando su un minor numero di asset rispetto all'era pre-Covid. Campbell Lutyens ha scoperto che i tassi interni di rendimento target per le transazioni su singoli asset sono aumentati di 2 punti percentuali. L'alta aspettativa di rendimento per i fondi single-asset è dovuta in parte all'aumento del mercato secondario nel suo complesso durante la pandemia. Secondo il rapporto, nel 2021 il mercato secondario ha raggiunto 135 miliardi di dollari di valore superando per la prima volta il traguardo dei 100 miliardi di dollari. Nel mentre, secondo McKinsey un fondo secondario medio è stato scambiato a circa il 90% del valore patrimoniale netto. Più dell'88% delle transazioni guidate da GP e più della metà delle transazioni guidate dagli investitori sono state prezzate a più del 95% del NAV.
Non è stata tuttavia una crescita costante. Il volume delle transazioni secondarie è sceso drasticamente in certi momenti della pandemia. “A causa delle valutazioni in difficoltà nel mercato pubblico i LP stavano aspettando che i prezzi si stabilizzassero" ha commentato a Institutional Investor Vish Apte, principal di Auldbrass Partners, una società di private equity con sede a New York. Il rimbalzo del mercato azionario nel 2021 è stato in questo senso un game-changer. Con l'apertura delle economie e la ripresa dei mercati, infatti si è osservata una forte domanda da parte degli acquirenti e una buona pipeline di offerte di alta qualità.



Secondo Gerald Cooper, partner di Campbell Lutyens, agli acquirenti di fondi mono-asset piace la capacità di personalizzare i termini delle transazioni. Hanno più flessibilità, per esempio, per strutturare l'interesse intorno a specifici flussi di cassa generati dalle singole aziende. "Possono personalizzare l'affare per assicurarsi che sia davvero posizionato per il successo. Con un più ampio portafoglio di attività questo non è possibile farlo” ha detto a II.
Laureato in Finanza e mercati Internazionali presso l’Università Cattolica di Milano, nella redazione di We Wealth scrive di mercati, con un occhio anche ai private market. Si occupa anche di pleasure asset, in particolare di orologi, vini e moto d’epoca.

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