Perché l'Ue deve continuare il percorso verso la capital market union?

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Nicola Dimitri
12.5.2022
Tempo di lettura: 5'
Avanzare verso l'unione dei capitali è necessario per rendere competitive a livello globale le imprese europee

L’Italia ha dimostrato un grande potenziale per i fondi Eltif e per lo sviluppo di questo segmento.

Il ruolo dei fondi di investimento è strategico in questo contesto di crisi economiche per stimolare l’economia reale

Valorizzare il ruolo del mercato dei capitali e del mercato gestito a livello europeo in un momento storico come quello attuale, caratterizzato dall'uscita dallo scenario pandemico e dall'ingresso in un contesto di crisi ambientale e geopolitica generalizzata, è assolutamente necessario per rendere l'intera Unione più integrata e in grado di affrontare le nuove sfide che l'attendono.
Sono queste, tra le altre cose, le considerazioni rese da Alessandra Tripaldi - Deputy Director C.3 Securities Markets Commissione Europe - in apertura dell'incontro dal titolo “Il Risparmio Gestito tra Capital Market Union e Retail Investment Strategy”, tenutosi l'11 maggio al Salone del Risparmio 2022, con la moderazione di Roberta D'Apice, Direttore Affari Legali Assogestioni, la partecipazione, tra i relatori, di Tiziana Togna, Vice Direttore Generale Consob, Alessandro Melzi d'Eril, Presidente Comitato Regolamentazione Assogestioni e AD e DG Anima SGR, Luca Tenani, Presidente Comitato Esteri Assogestioni e Country Head Italy Schroders, Manuela D'Onofrio, Head of Investment Strategy UniCredit Group.
La capital market union è strategico per consolidare l'integrazione del mercato dei capitali in Europa e conseguentemente migliorare il funzionamento del mercato unico Ue.

L'obiettivo dell'Unione dei mercati dei capitali consiste nel far fluire investimenti e risparmi in tutta l'Ue in modo armonizzato affinché si possa dare maggiore tutela e vantaggio ai consumatori, agli investitori e alle aziende, che potranno godere dei medesimi diritti e garanzie indipendentemente dal luogo in cui si trovano.

Ad oggi, i mercati dei capitali dell'Ue rimangono frammentati: questo comporta che i cittadini e le imprese non riescono a beneficiare appieno del potenziale del mercato dei capitali e non sono messi nella condizione di accedere ugualmente alle fonti di finanziamento.

Una Capital Market Union (Cmu) può favorire la ripresa economica successiva alla crisi pandemica e, attraverso finanziamenti più efficaci e affidabili, può traghettare le imprese europee verso la transizione verde e digitale. Inoltre, la Cmu può contribuire a una società più inclusiva, in particolare, attraverso il mercato del risparmio gestito, aiutando la comunità ad affrontare le sfide poste dall'invecchiamento della popolazione.

Come è stato messo in evidenza nel corso dell'incontro dai relatori intervenuti, sostenere le proposte della Commissione europea per arrivare il prima possibile alla Cmu significa sostenere la competizione delle imprese, che avranno accesso più facile agli investimenti a lungo termine e ai mercati pubblici e potranno essere più visibili agli investitori transfrontalieri e istituzionali.

Vuol dire, altresì, favorire la crescita delle Pmi che potranno orientarsi più facilmente verso fonti alternative di finanziamento.

Ma non è tutto. La Cmu consentirebbe di favorire l'alfabetizzazione finanziaria dei cittadini, rafforzare la fiducia degli investitori, proteggere i risparmi, ridurre il carico fiscale sugli investimenti transfrontalieri, rendere prevedibile l'esito degli investimenti transfrontalieri, facilitare il coinvolgimento degli azionisti.
Proprio con riferimento agli Eltif, fondi di investimento europei a lungo termine, pensati – tra le altre cose – per rendere più facile l'accesso agli investimenti da parte dei risparmiatori, Assogestioni mette in evidenza che occorre una revisione: il regime Eltif, con i giusti interventi, potrebbe diventare un volano per raggiungere l'Unione dei mercati dei capitali, rappresentando un veicolo attraente per gli investitori in un contesto di tassi di interesse bassi o negativi, destinato a perdurare nel medio-lungo termine.

Occorrerebbe, osservano i relatori, rivedere la soglia del 70% prevista dal regolamento Eltif, aumentando al 40% il limite di investimento nelle attività che ricadono sotto l'ombrello Ucits.

Inoltre, sarebbe necessario aumentare la soglia di capitalizzazione di mercato massima che definisce un'impresa di portafoglio ammissibile da 500 milioni di euro a 1 miliardo; esplicitare la possibilità dell'Eltif non solo di erogare finanziamenti ma anche di acquistare crediti.

Come mette in evidenza Assogestione, in merito alla valutazione di adeguatezza degli investitori al dettaglio il regolamento Eltif dovrebbe allinearsi ai requisiti della MiFID II, anche mediante un riferimento diretto alla relativa disciplina.

I bassi tassi di interesse aumentano, in una logica prospettica, il bisogno degli investitori di diversificare gli investimenti.

Occorre accompagnare i clienti semiprofessionali verso forme di investimento, più rischiose ma ad alto valore aggiunto.

Ad esempio, con riferimento alla categoria di investitori retail occorre prevedere nuove categorie, magari di clienti semiprofessionali per rendere la vita più facile agli investitori e ai fornitori. Ri-categorizzare il cliente retail è necessario per rendere più accessibili i prodotti di investimento.
Redattore e coordinatore dell'area Fiscal & Legal di We Wealth. In precedenza ha lavorato nell'ambito del diritto tributario e della fiscalità internazionale presso primari studi legali

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