L'oro è ancora un bene rifugio? Sì. Ma a certe condizioni

foto digitale - Nicola Dimitri
Nicola Dimitri
6.7.2021
Tempo di lettura: 3'
In ragione del suo valore intrinseco, universalmente riconosciuto, l'oro è visto come un bene rifugio, idoneo a conservare il suo valore nel tempo, prescindendo dai periodi di incertezza e di crisi

Nei periodi di forte turbolenza finanziaria e politica, l’oro è il bene finanziario su cui si punta e si investe per preservare la propria ricchezza e difendere il proprio potere d’acquisto dall'inflazione

Alla luce delle nuove regole introdotte in materia di stabilità e liquidità bancaria, occorre comprendere in che termini l’oro può ancora essere considerato un’assicurazione sul proprio patrimonio e in che misura conviene investire su questo metallo prezioso

Quando si parla di oro come bene di investimento, occorre distinguere tra oro fisico e cartaceo.

L'oro fisico è negoziato principalmente sotto forma di lingotti e monete d'oro, che verranno valutati in base al loro peso e alla loro purezza.

L'oro cartaceo (altresì detto finanziario) è perlopiù rappresentato da contratti cartacei relativi a strumenti finanziari legati al prezzo dell'oro, quali i futures, e da strumenti di investimento negoziati sui mercati regolamentati; tra i quali figurano gli ETF (Exchange Traded Fund).
Se possedere oro fisico può avere degli svantaggi (quali gli elevati costi di custodia e di deposito a cui, potenzialmente, devono essere aggiunte le spese di assicurazione), d'altro canto, permette di contare su evidenti benefici.
L'oro fisico oltre ad essere accettato come valuta nella maggior parte dei paesi a livello mondiale, è esente da Iva e, a differenza del cartaceo, è riconducibile ad un proprietario specifico. Caratteristica, questa, che più di tutte esprime la capacità dell'oro di proteggere la ricchezza.

L'oro finanziario, invece, benché implica minori costi di gestione (in quanto prescinde dalla consegna fisica del bene) e può essere facilmente acquistato/venduto anche sulle piattaforme di trading, è più sensibile alle speculazioni e determina più alti rischi. Stante il fatto che il risultato dell'investimento dipende dal mercato.
Questa preliminare distinzione, che ha consentito di mettere in luce le caratteristiche che distinguono l'oro fisico dall'oro cartaceo, permette di spiegare in che termini, nel prossimo futuro, il metallo giallo potrebbe non essere considerato, in ogni caso, un safe asset.

A tal proposito, occorre prendere le mosse da Basilea III, vale a dire quel catalogo di norme sull'adeguatezza patrimoniale degli Istituti Bancari, sviluppato in risposta alla crisi finanziaria globale del 2007, con il fine di rendere il settore bancario stabile anche in occasione di shock economici e finanziari.

Di recente l'Ue, nell'ambito del pacchetto di norme Basilea III, con l'intento di evitare che le banche dichiarino più asset di quelli concretamente posseduti, ha approvato l'adozione del criterio “Net Stable Funding Ratio” (NSFR).

Detto requisito fissa nuove regole sulla liquidità e stabilità bancaria e impone agli istituti che hanno in bilancio asset considerati a rischio, di accantonare proporzionalmente riserve facilmente liquidabili.

Ebbene, stante il fatto che l'Autorità bancaria europea (Eba), considera l'oro cartaceo, a differenza di quello fisico (valutato come asset sicuro e a rischio zero) alla stregua di un asset ad alto rischio, è evidente che le nuove regole Basilea III incidono in modo determinante sulla capacità dell'oro cartaceo di continuare ad essere, in ogni caso, un safe asset.

In effetti, i nuovi criteri introdotti da Basilea III, unitamente alla classificazione del rischio legato all'oro da parte dell'Eba, producono la conseguenza che solo l'oro fisico, fisicamente allocato e materialmente riconducibile a uno specifico proprietario, è considerabile a tutti gli effetti un safe asset.

Viceversa, si può affermare che l'oro cartaceo, in quanto non allocato e non riconducibile ad un solo proprietario, come conseguenza dell'introduzione delle nuove regole Basilea III, diventa un bene ad alto rischio e perde, per certi versi, la connotazione di bene rifugio.

Tutto ciò considerato, occorre soffermarsi sui possibili esiti derivanti dalle norme di recente entrate in vigore correlati al possesso di oro fisico.

Benché sia assai difficile, ad oggi, tratteggiare con precisione i possibili scenari futuri legati all'entrata in vigore di Basilea III, si può affermare che è lecito aspettarsi un aggravio generalizzato dei costi nel settore, idoneo a colpire tutta la filiera del metallo prezioso; compresi gli interessi degli investitori.
Redattore e coordinatore dell'area Fiscal & Legal di We Wealth. In precedenza ha lavorato nell'ambito del diritto tributario e della fiscalità internazionale presso primari studi legali

Cosa vorresti fare?

X
I Cookies aiutano a migliorare l'esperienza sul sito.
Utilizzando il nostro sito, accetti le condizioni.
Consenti