Azioni value vs growth: nel 2022 i gestori puntano sulle prime

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Alberto Battaglia
20.1.2022
Tempo di lettura: 5'
Dopo un anno di moderato recupero del value, il trend favorevole alle azioni "a buon mercato" dovrebbe proseguire: ecco perché

La prima parte dell'anno ha rafforzato l'impressione che i titoli "value" beneficeranno del contesto economico atteso nel 2022. Il Russell 1000 value, che comprende le maggiori società value ad alta e media capitalizzazione negli Usa, ha registrato una performance dell'1,05%; nello stesso periodo il Russell 1000 growth ha ceduto il 6,8%.

Secondo BofA e Vanguard il potenziale dei titoli value, sopito per anni, tornerà a farsi vedere. Vanguard, in particolare, intravede nel prossimo decennio una decisa sovraperformance sui titoli growth

Nelle analisi pubblicate dai gestori nelle ultime settimane il confronto fra le azioni value e quelle growth è stato uno degli argomenti più battuti. Come avevamo visto in un precedente articolo, il 2021 è stato il primo anno di “vittoria” dei fondi value su quelli growth dal 2016 – anche se lo scarto non è stato molto ampio e si è concentrato soprattutto sulle società a piccola e media capitalizzazione.

La maggioranza dei gestori si aspetta che il 2022 sorriderà nuovamente ai titoli value. Secondo un sondaggio condotto da Bloomberg nella prima metà di dicembre su 106 asset manager, le azioni value sono la principale “scommessa” per il nuovo anno, citata dal 23,6% degli intervistati. Solo il 10,4% ha indicato i titoli growth.

Le ragioni di questa preferenza verso il value possono essere ricondotte alla normalizzazione delle politiche monetarie in atto, all'aumento dell'inflazione e al recupero dei settori finora più colpiti dalla pandemia.

Azioni value e growth, che cosa sono


Prima di entrare nel dettaglio su ognuna di queste componenti vale la pena ricordare che le azioni value sono quelle contraddistinte dalle seguenti caratteristiche: hanno un rapporto tra valore di Borsa e utili societari contenuto (ossia, sono meno “care”), tendono a essere imprese attive in settori radicati da tempo, generano utili e distribuiscono dividendi. Quelle growth, invece, sono azioni sulla cui crescita futura gli investitori scommettono fortemente: di conseguenza, il rapporto fra valore di Borsa e utili è più elevato, in previsione dei profitti futuri che la società sarà (se tutto va come previsto) in grado di produrre. Si tratta di società che operano in settori tendenzialmente più innovativi. Un esempio molto noto è rappresentato da Tesla: una società il cui prezzo di mercato le attribuisce una enorme capacità di macinare utili nei prossimi anni, grazie al boom delle auto elettriche e la scommessa che Tesla dominerà le vendite in questo nuovo mercato.

Storicamente le azioni value tendono performare di più in uscita dalle recessioni e quando i tassi d'interesse aumentano (due fattori che di solito coincidono). Se il costo del denaro aumenta la crescita attesa per gli affari delle azioni growth si fa più difficile. Inoltre, l'aumento dell'inflazione consente alle società value di adeguare più facilmente i prezzi dei prodotti e servizi venduti rispetto alle controparti growth.

Cosa significa tutto questo per il 2022


Il contesto economico che ci si aspetta di osservare nel 2022 sembra sostenere la previsione favorevole al value della maggioranza dei gestori. Infatti, la corsa dell'inflazione su entrambe le sponde dell'Atlantico ha incoraggiato le banche centrali ad accelerare i tempi sulla riduzione degli stimoli monetari, anticipando la tabella di marcia sui rialzi dei tassi.

Il confronto fra azioni value e growth nei 30 giorni che vanno al 19 gennaio 2022 sembrano corroborare questa analisi. Il Russell 1000 value, che comprende le maggiori società value ad alta e media capitalizzazione negli Usa, ha registrato una performance dell'1,05%; nello stesso periodo il Russell 1000 growth ha ceduto il 6,8%.

Value e growth: le previsioni per il 2022


“Il forte rally dei titoli value nell'ultimo mese, coincidente con l'aumento dei rendimenti, ci ricorda il loro immenso potenziale di rialzo”, hanno scritto gli analisti di Bank of America in un rapporto del 19 gennaio, “i titoli finanziari, in particolare le banche europee, fanno parte principalmente del mix di nomi giudicati 'a buon mercato' e sono particolarmente sensibili ai guadagni dei rendimenti obbligazionari”.

Secondo BofA le banche europee potranno dare maggiori soddisfazioni in Borsa rispetto alle controparti americane anche perché, a questo punto, la Banca centrale europea è quella che potrebbe “sorprendere di più i mercati di della Fed” con “potenziali inclinazioni da falco” - ovvero stringere la politica monetaria più in fretta del previsto. Finora, infatti, la Bce è stata la più prudente, fra le grandi banche centrali, nella fase di uscita dal supporto all'economia.

Più in generale, secondo BofA, le prospettive sui tassi d'interesse stanno prendendo il controllo dell'andamento del mercato azionario: “pensiamo che ci sia ulteriore spazio per la sovraperformance del value nei prossimi mesi; tuttavia, raccomandiamo di partecipare a questa rotazione in modo sicuro attraverso le opzioni piuttosto che con strumenti lineari”.

Il colosso della gestione passiva Vanguard prevede che le sorti del value siano destinate a ribaltare in modo persistente le sconfitte degli anni passati.

"Prevediamo che le azioni value sovraperformeranno nel prossimo decennio, soprattutto a causa di un decadimento della sopravvalutazione delle azioni growth", si legge nell'outlook di mercato del 2022. Per i prossimi dieci anni Vanguard stima che le value stock statunitensi metteranno a segno ritorni mediani annui del 4,1% contro lo 0,1% delle growth stocks. A giustificare questa previsione sarebbero, fra le altre cose, l'attesa di un'inflazione più elevata nel lungo termine con tassi d'interesse reali in crescita.

Anche secondo la società di ricerca specializzata in asset allocation Research Affiliates le elevate valutazioni borsistiche delle azioni growth non sono giustificate da previsioni realistiche sugli utili futuri. "Siamo appena entrati nel gennaio 2022 e la performance relativa nella prima settimana o giù di lì mostra che le società growth con multipli elevati stanno sottoperformando", ha dichiarato a ThinkAdvisor Chris Brightman, ceo di Research Affiliates. Nei prossimi dieci anni la società prevede che i ritorni composti del Russell 1000 Value index saranno dell'8%, decisamente superiori al -4% previsto per la controparte growth.

 
Responsabile per l'area macroeonomica e assicurativa. Giornalista professionista, è laureato in Linguaggi dei media e diplomato in Giornalismo all'Università Cattolica

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